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Credo che esista un grande piano, che riguarda persone consapevoli di appartenere alla medesima dimensione e capaci di salire al gradino più alto dell’esistenza umana.    

Esiste un volere superiore che sta alla base delle esperienze di Contatto con creature sconosciute che ci visitano e percepiamo. Superare la paura e aprirsi alla loro presenza è possibile. Spesso è un processo doloroso, traumatico e difficile. Spesso ci si sente soli e respinti. Attraverso la disponibilità e la condivisione, la condizione degli “experiencers” diviene il riconoscimento di chi si è, nel profondo. In questo sono certo di non essere solo. Continua a leggere »

In un Nevada che offre scenari da Far West e grandi emozioni… se si azzarda un po’, il limite invalicabile dell’Area 51 è a portata di mano, ma la prudenza non è mai troppa 

Aprile 2009

Chi si rechi nel Nevada con l’intenzione di restare freddo e impassibile davanti allo scenario che si apre percorrendo la 375 e dirigendosi verso Groom Lake, al fine di avvicinarsi il più possibile al famoso “gate fantasma” che separa l’installazione dal resto del mondo, sappia che le emozioni non mancheranno. I “ragazzi dell’Area 51” si sono molto impegnati negli anni per renderla e mantenerla inaccessibile e per garantire che i suoi confini restino invalicabili. Spazi amplissimi di deserto, costellato dai Joshua trees, percorsi ora da strade asfaltate con rettilinei a perdita d’occhio, ora da sterrati abbastanza agevoli, ma a tratti difficili, che si incrociano e si disperdono ai quattro venti, le indicazioni e i cartelli stradali scarsi.

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L’ultimo rettilineo di sterrato prima di arrivare alle montagne dietro le quali si cela l’Area 51. (Foto: Paola Harris)

Per cui è indispensabile viaggiare accompagnati da una guida esperta della zona e a bordo di un Suv o un fuoristrada veloce, e via. Siamo in quattro: con Paola Harris, che ha organizzato tutto alla perfezione ed è già la quarta volta che raggiunge la zona, ci sono due ricercatrici indipendenti, al volante Lori Wagner e, dietro, Aimee Sparrow. Registro tutto con la mia vecchia videocamera Hi-8, dal sedile anteriore. L’area intorno alla base, per il percorso da noi prescelto a nord, è pressoché disabitata, non ci sono insediamenti urbani, se non sporadici nugoli di grosse case viaggianti e camper. I distributori di benzina distano una settantina di miglia l’uno dall’altro. In lontananza, le montagne. Dietro uno di quegli alti rilievi di roccia, sappiamo che esiste l’Area 51. Dentro, non sappiamo cosa vi accade. Continua a leggere »

Il concetto stesso dell’esistenza di esseri Extraterrestri che interagiscono con noi è rivoluzionario. Si oppone al potere vigente e parlarne serve ad aprire la mente della gente verso questioni politiche, sociali e di libertà di pensiero che altrimenti soggiacciono alle regole del gioco. Un gioco nel quale la comunicazione di massa, attraverso il mezzo televisivo, trova la sua massima espressione di asservimento culturale e sociale utilizzato dal sistema per educare e controllare noi tutti.

Per questo, partecipare a un talk show televisivo italiano, invitati per parlare di UFO e alieni, non è un passatempo. È un impegno importante e da affrontare responsabilmente, sia che il programma venga trasmesso da un network nazionale, sia che venga gestito da un’emittente di minori proporzioni e bacino di ascolto, a livello regionale e locale.

Non contano le dimensioni della televisione che ti ospita. Conta il fatto che chi accoglie un invito a parlare di UFO e Alieni lo faccia per la giusta causa della migliore informazione che si è in grado di comunicare. Con la consapevolezza che il più delle volte si avranno di fronte scettici di professione, ufologi/debunkers, tirapiedi dei militari e dei servizi segreti, rappresentanti del clero, scienziati pusillanimi, giullari di corte, mitomani e svitati. Continua a leggere »

Il mio libro “Gli alieni mi hanno salvato la vita” è il solo che io abbia scritto. Questo, nonostante ne abbia iniziati e portati avanti almeno tre, purtroppo interrotti perché mi sono sempre dedicato al giornalismo e al lavoro di redazione, piuttosto che alla scrittura, che fosse saggistica o narrativa. Il primo, iniziato alla fine degli anni ’70, riguardava la vita di Jim Morrison, la voce dei Doors, icona del Rock e vate di diverse generazioni il cui sangue su di lui si coagula e si scioglie, anche se non è quello di un santo, piuttosto una meteora incandescente nel firmamento degli eroi maledetti. Continua a leggere »

“In un primo momento pensai fosse un bambino, ma poi girò la testa e mi guardò… i suoi occhi non erano umani”

Quello che segue è il racconto dell’esperienza di contatto di Stan Romanek, il più famoso experiencer americano dei nostri giorni. L’intervista, il cui testo originale e non editato qui presento, mi è stata concessa nel 2010 a Tempe, in Arizona, quando ero nello staff editoriale della rivista “Open Minds”.

Maurizio Baiata: Qual è il tuo primo pensiero quando ti svegli al mattino?

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Stan Romanek (foto: Maurizio Baiata)

Stan Romanek: Questo è uno dei punti dolenti del fenomeno. Mi sveglio e il pensiero delle mie esperienze mi ossessiona letteralmente. È un tipo di disturbo da stress post traumatico. Un tempo credevo che fosse a causa della mia incredulità nei confronti di qualcosa troppo difficile da gestire. Oggi però a volte mi dico che (loro) mi hanno fatto qualcosa e che dietro tutto questo esiste una ragione, che ho una missione da compiere. Questo io sento.

M.B.: Stan, quando si parla di una “missione” è facile per un “non credente”, o un debunker dire “questo poveretto è fuori di testa”… Continua a leggere »