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A Roma, in una calda serata dell’Aprile 2007 intervistai in video Jesse Marcel Jr., il figlio di quel Maggiore Jesse Marcel che nel 1947 fu fra i militari della base di Roswell, in New Mexico, che si occuparono delle operazioni di recupero dei rottami dell’UFO crash e che, per primo, rivelò al mondo che l’Esercito Americano aveva occultato tutto. Marcel Jr. all’epoca aveva 11 anni e oggi resta un fondamentale testimone dei fatti dell’estate 1947. Marcel, ormai ultrassettantenne, è un medico militare convinto che il senso del dovere non possa prescindere dalle ragioni della Verità.  Marcel Jr. era in visita a Roma su invito della giornalista Paola Harris, come straordinario ospite d’onore del convegno “Roswell 60 anni dopo”. In seguito, ho avuto la fortuna e l’onore di incontrare di nuovo Marcel, con il quale ho visitato il Foster Ranch http://mauriziobaiata.net/2011/11/03/sul-caa-roswell-sul-campo-dei-rottami…-e-l’astronave-jefferson/), ma questa è un’altra storia.

Maurizio Baiata: Dottor Marcel, o meglio Colonnello Marcel, lei avrà rilasciato migliaia di queste interviste…

Jesse Marcel: Sì, più di qualcuna…

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Il col. Jesse Marcel Jr. al Foster Ranch (foto: Maurizio Baiata)

M.B.: Più di qualcuna… approssimativamente quante.

J.M.: Probabilmente più di un centinaio (sistemiamo il microfono). Anzi certamente alcune centinaia, nel corso degli anni.

M.B.: E quali differenze ha riscontrato, nell’impostare le interviste da parte di professionisti esperti UFO e gli altri, come giornalisti tradizionali, gli anchormen televisivi, ad esempio della ABC.

J.S.: Innanzitutto, molti dei giornalisti, come quelli della ABC, erano pronti con un elenco pre organizzato di domande scritte, il più delle volte. Altri invece impostavano le interviste in maniera più discorsiva, ad esempio chiedendo: “Mi dica quello che sa e che pensa di Roswell, cosa ritiene che accadde…”. Continua a leggere »

Credo che esista un grande piano, che riguarda persone consapevoli di appartenere alla medesima dimensione e capaci di salire al gradino più alto dell’esistenza umana.    

Esiste un volere superiore che sta alla base delle esperienze di Contatto con creature sconosciute che ci visitano e percepiamo. Superare la paura e aprirsi alla loro presenza è possibile. Spesso è un processo doloroso, traumatico e difficile. Spesso ci si sente soli e respinti. Attraverso la disponibilità e la condivisione, la condizione degli “experiencers” diviene il riconoscimento di chi si è, nel profondo. In questo sono certo di non essere solo. Continua a leggere »

In un Nevada che offre scenari da Far West e grandi emozioni… se si azzarda un po’, il limite invalicabile dell’Area 51 è a portata di mano, ma la prudenza non è mai troppa 

Aprile 2009

Chi si rechi nel Nevada con l’intenzione di restare freddo e impassibile davanti allo scenario che si apre percorrendo la 375 e dirigendosi verso Groom Lake, al fine di avvicinarsi il più possibile al famoso “gate fantasma” che separa l’installazione dal resto del mondo, sappia che le emozioni non mancheranno. I “ragazzi dell’Area 51” si sono molto impegnati negli anni per renderla e mantenerla inaccessibile e per garantire che i suoi confini restino invalicabili. Spazi amplissimi di deserto, costellato dai Joshua trees, percorsi ora da strade asfaltate con rettilinei a perdita d’occhio, ora da sterrati abbastanza agevoli, ma a tratti difficili, che si incrociano e si disperdono ai quattro venti, le indicazioni e i cartelli stradali scarsi.

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L’ultimo rettilineo di sterrato prima di arrivare alle montagne dietro le quali si cela l’Area 51. (Foto: Paola Harris)

Per cui è indispensabile viaggiare accompagnati da una guida esperta della zona e a bordo di un Suv o un fuoristrada veloce, e via. Siamo in quattro: con Paola Harris, che ha organizzato tutto alla perfezione ed è già la quarta volta che raggiunge la zona, ci sono due ricercatrici indipendenti, al volante Lori Wagner e, dietro, Aimee Sparrow. Registro tutto con la mia vecchia videocamera Hi-8, dal sedile anteriore. L’area intorno alla base, per il percorso da noi prescelto a nord, è pressoché disabitata, non ci sono insediamenti urbani, se non sporadici nugoli di grosse case viaggianti e camper. I distributori di benzina distano una settantina di miglia l’uno dall’altro. In lontananza, le montagne. Dietro uno di quegli alti rilievi di roccia, sappiamo che esiste l’Area 51. Dentro, non sappiamo cosa vi accade. Continua a leggere »

Il concetto stesso dell’esistenza di esseri Extraterrestri che interagiscono con noi è rivoluzionario. Si oppone al potere vigente e parlarne serve ad aprire la mente della gente verso questioni politiche, sociali e di libertà di pensiero che altrimenti soggiacciono alle regole del gioco. Un gioco nel quale la comunicazione di massa, attraverso il mezzo televisivo, trova la sua massima espressione di asservimento culturale e sociale utilizzato dal sistema per educare e controllare noi tutti.

Per questo, partecipare a un talk show televisivo italiano, invitati per parlare di UFO e alieni, non è un passatempo. È un impegno importante e da affrontare responsabilmente, sia che il programma venga trasmesso da un network nazionale, sia che venga gestito da un’emittente di minori proporzioni e bacino di ascolto, a livello regionale e locale.

Non contano le dimensioni della televisione che ti ospita. Conta il fatto che chi accoglie un invito a parlare di UFO e Alieni lo faccia per la giusta causa della migliore informazione che si è in grado di comunicare. Con la consapevolezza che il più delle volte si avranno di fronte scettici di professione, ufologi/debunkers, tirapiedi dei militari e dei servizi segreti, rappresentanti del clero, scienziati pusillanimi, giullari di corte, mitomani e svitati. Continua a leggere »

Il mio libro “Gli alieni mi hanno salvato la vita” è il solo che io abbia scritto. Questo, nonostante ne abbia iniziati e portati avanti almeno tre, purtroppo interrotti perché mi sono sempre dedicato al giornalismo e al lavoro di redazione, piuttosto che alla scrittura, che fosse saggistica o narrativa. Il primo, iniziato alla fine degli anni ’70, riguardava la vita di Jim Morrison, la voce dei Doors, icona del Rock e vate di diverse generazioni il cui sangue su di lui si coagula e si scioglie, anche se non è quello di un santo, piuttosto una meteora incandescente nel firmamento degli eroi maledetti. Continua a leggere »