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Chi cerca un sistema rapido e applicabile alle masse per scacciare gli alieni, con una metodologia universale, non tiene conto della soggettività. Ogni individuo, infatti, vive l’esperienza in maniera diversa: ci sono persone che la accettano e altre che non la accettano. Non ci sono quindi alieni buoni o alieni cattivi.

Chi è protagonista di esperienze di contatto/abduction si trova ad affrontare qualcosa che irrompe nella sua vita e che la destabilizza. Un prima sensazione che ne ha è di non essere normale. Che la propria mente non sia a posto. Che lo rende estraneo al contesto sociale. E nel contempo, spesso sente una certa familiarità Continua a leggere »

“I thought it was a small child at first until he turned the head and he looked at me and… his eyes were not human”…

What follows is the original uncut interview that Stan Romanek gave to me when I was staff editor at the Open Minds magazine, in Tempe Arizona.

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Stan Romanek (Photo: Maurizio Baiata)

Maurizio Baiata: What’s your first thought when you wake up in the morning?

Stan Romanek: This is one of the issues with the phenomenon. When I wake up really I’m obsessed with my experiences. It’s a type of post traumatic stress disorder. I’ve used to believe that was because of my disbelief in the subject and it was hard for me to handle. But I wonder sometimes that its because they have done something to me, that I have a mission to accomplish and that’s how I feel it.

M.B.: Stan, when you talk about a “mission” is easy for a “non believer”, or a debunker to say this guy is a space cadet, his mind is flying all over…

S.R.: They can say that because they have never had an experience. And I understand exactly where they’re coming from, because I was the biggest skeptic. So I understand the mindset. Let’s face it. People have this idea of reality. They live in this little world, this little bubble that they think is reality and if anything changes it throws their minds off balance and it scares them a little bit. So, what they do with it? In my case, I had a choice to either accept it, or… what, what I’m going to do, jump off the building?

M.B.: Do you remember when your experiences began?

S.R.: I’m 47 today and I do understand what’s happening, but I was five when it began and as a child you don’t put two and two together at all. I had then some experiences that I couldn’t make sense of. Continua a leggere »

L’intervista che state per leggere appare su numerosi siti, italiani e stranieri. Ho ritenuto necessario pubblicarla e per l’importanza che riveste in questo momento di grande trepidazione per il destino del mondo e perché ha rappresentato una tappa importante della mia vita giornalistica. Soprattutto, però, credo ci restituisca un’immagine di Eugenio Siragusa fedele alla sua volontà di testimonianza in vita.

Si tratta di una delle pochissime interviste “ufficiali” che Eugenio Siragusa ha rilasciato in tarda età. Eugenio è morto nell’Agosto 2006, aveva 87 anni. Lo incontrai nel 1998, grazie all’aiuto di due miei carissimi amici, Valeria (Devi) Seminara e Carlo Barbera, che in anni precedenti erano stati molto vicini ad Eugenio e, nonostante i loro rapporti si fossero raffreddati, godevano ancora della sua stima.  Continua a leggere »

Sembra uno scenario da film su un’Apocalisse prossima ventura, ma non lo è.  Per esporlo, si rende necessaria una premessa riguardante la posizione del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama su Israele. Durante le schermaglie con Hillary Clinton nella campagna per le presidenziali, già nel Maggio 2008, Obama si espresse chiaramente sulla necessità di garantire sempre ad Israele tutto il possibile supporto, morale, logistico e materiale in caso di guerra. Il futuro Presidente giocò le sue carte sapientemente, rispetto all’agguerrita “contender” che, va ricordato, portò avanti la stessa linea di Obama.

Su Israele, i due candidati democratici andavano a braccetto. Entrambi sapevano perfettamente che, al di là delle questioni interne e propriamente in tema di politica internazionale, per assicurarsi sia i voti della propria compagine, sia per far scivolare verso di sé anche i consensi imburrati dell’elettorato conservatore, si doveva reiterare a voce alta che mai gli Stati Uniti avrebbero dovuto discostarsi da una politica che riconoscesse il concetto di uno Stato Ebraico come “fondamentalmente giusto” e l’impegno alla tutela di Israele “non negoziabile”. Continua a leggere »

Lo straordinario racconto dell’Incontro Ravvicinato del Quarto Tipo vissuto dal grande artista a New York negli anni ’70. Confidatosi solo con Yoko Ono e con l’amico Uri Geller, Lennon fu assassinato nel Dicembre 1980.  

“Era verso la metà degli anni Settanta e stavamo mangiando in un ristorante di New York. C’era anche Yoko…”iniziava così un articolo del quotidiano britannico “The Telegraph” che nel 1996 riportava i contenuti di una conversazione fra John Lennon e un cronista suo amico, il cui nome è rimasto peraltro ignoto. Non era ancora nato Sean, frutto dell’unione fra John e Yoko. Un’unione all’epoca in burrasca. Si erano trasferiti a New York City nella primavera del 1971. La città li aveva accolti a braccia aperte e John e Yoko avevano acquistato un sontuoso appartamento al Dakota, sulla 72.ma Strada Ovest, affacciato sul Central Park. Oggi si sa che la coppia era in realtà proprietaria di cinque appartamenti nello stesso storico palazzo dell’Uptown Manhattan, una residenza agognata dalle stelle di Hollywood, della musica pop e dai magnati dell’industria. Per Lennon e la moglie il gigantesco portone del Dakota si era spalancato subito.

John-Lennon

John Lennon (1940-1980)

Il mito di Lennon era inossidabile, ma i suoi passati trascorsi e il nuovo impegno politico con gruppi “radicali” americani, lo resero immediatamente inviso all’Immigration Office Americano e all’FBI. Non solo, nel 1968 Lennon aveva subito una condanna per possesso di marijuana e le autorità americane nel ’72 respinsero la sua richiesta di visto permanente negli USA. La sua battaglia come artista arrabbiato e politicamente scomodo (un pesce fuor d’acqua nella vecchia Inghilterra) continuò per anni, sino alla sua morte, avvenuta l’8 Dicembre 1980, per mano di un suo fan squilibrato, Mark David Chapman. Che si sia trattato solo del gesto di un folle ho i miei dubbi. Continua a leggere »