Sembra uno scenario da film su un’Apocalisse prossima ventura, ma non lo è. Per esporlo, si rende necessaria una premessa riguardante la posizione del Presidente degli Stati Uniti Barack Obama su Israele. Durante le schermaglie con Hillary Clinton nella campagna per le presidenziali, già nel Maggio 2008, Obama si espresse chiaramente sulla necessità di garantire sempre ad Israele tutto il possibile supporto, morale, logistico e materiale in caso di guerra. Il futuro Presidente giocò le sue carte sapientemente, rispetto all’agguerrita “contender” che, va ricordato, portò avanti la stessa linea di Obama.
Su Israele, i due candidati democratici andavano a braccetto. Entrambi sapevano perfettamente che, al di là delle questioni interne e propriamente in tema di politica internazionale, per assicurarsi sia i voti della propria compagine, sia per far scivolare verso di sé anche i consensi imburrati dell’elettorato conservatore, si doveva reiterare a voce alta che mai gli Stati Uniti avrebbero dovuto discostarsi da una politica che riconoscesse il concetto di uno Stato Ebraico come “fondamentalmente giusto” e l’impegno alla tutela di Israele “non negoziabile”. Continua a leggere »



