Magma. Questo il simbolo che contraddistingue la straordinaria formazione francese della quale parliamo.
Non saprei dove collocare Magma nell’economia musicale moderna, fatta di scale e scalette aggrappate alle Tv sulle quali giovani impietosamente arrancano per sfoggiare e dar valore al proprio talento fruito da più di una generazione di menti passate al tritatutto della demenza totale. Immagino Christian Vander e compagni che vi passino un quarto d’ora, in quegli uffici dei network televisivi che hanno preso il posto delle case discografiche, in lista d’attesa per incontrare il dirigente che deve decidere se poterli spingere per un’improbabile ammissione al concorso canterino del momento. E, dopo essere stati scartati per “evidenti ragioni” e gentilmente rispediti al mittente (in questo caso non del nostro pianeta), li vedo tutti vestiti di nero e incappucciati che, invece di andarsene, si nascondono nelle toilettes e solo a notte inoltrata nel silenzio percorso da esili gracidii di neon, dal buio fuoriescano, si infilano in uno studio, dove si materializzano i loro strumenti e si apprestano a suonare, non prima di aver generato un’onda magnetica circolare intonando un mantra ipnotico in una lingua ignota. Al mattino, in quello studio, il personale delle pulizie non troverà tracce neppure delle moquettes, risucchiate in un buco nero da una misteriosa forza proveniente da un pianeta remotissimo, Kobaia. (altro…)






