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Archive for the ‘Dal Rock alla Musica Cosmica’ Category

Magma. Questo il simbolo che contraddistingue la straordinaria formazione francese della quale parliamo.

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Non saprei dove collocare Magma nell’economia musicale moderna, fatta di scale e scalette aggrappate alle Tv sulle quali giovani impietosamente arrancano per sfoggiare e dar valore al proprio talento fruito da più di una generazione di menti passate al tritatutto della demenza totale. Immagino Christian Vander e compagni che vi passino un quarto d’ora, in quegli uffici dei network televisivi che hanno preso il posto delle case discografiche, in lista d’attesa per incontrare il dirigente che deve decidere se poterli spingere per un’improbabile ammissione al concorso canterino del momento. E, dopo essere stati scartati per “evidenti ragioni” e gentilmente rispediti al mittente (in questo caso non del nostro pianeta), li vedo tutti vestiti di nero e incappucciati che, invece di andarsene, si nascondono nelle toilettes e solo a notte inoltrata nel silenzio percorso da esili gracidii di neon, dal buio fuoriescano, si infilano in uno studio, dove si materializzano i loro strumenti e si apprestano a suonare, non prima di aver generato un’onda magnetica circolare intonando un mantra ipnotico in una lingua ignota. Al mattino, in quello studio, il personale delle pulizie non troverà tracce neppure delle moquettes, risucchiate in un buco nero da una misteriosa forza proveniente da un pianeta remotissimo, Kobaia. (altro…)

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Come una gru, ora su una gamba ora sull’altra in cerca di un centro gravitazionale permanente sul terreno fangoso del maestoso quadrilatero del Castello Scaligero di Villafranca di Verona, il 2 Settembre 2012 ho visto per la seconda volta nella mia vita i Sigur Ros.

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L’ultimo album dei Sigur Ros, “Valtari”.

A tale incomodo dovuto alle precipitazioni dei giorni precedenti e stoicamente sopportato da dodicimila anime per un’ora e 45 minuti, hanno posto rimedio gli alieni di origine islandese Sigur Ros, con l’unica tappa italiana del viaggio che stanno compiendo nel nostro mondo. Una sola data dopo quattro anni. Li avevo visti a Roma, insieme a tremila persone ordinatamente sedute nella cavea a posti numerati dell’Auditorium, nella notte del 12 Luglio 2008. Quella volta, alzando gli occhi, il cielo grigio della capitale sopra i Sigur Ros fu squarciato da lampi di musica sublime. E ora, per un numero quattro volte maggiore di persone, molte delle quali ultra quarantenni e tanti lori figli, la plumbea notte di Villafranca è stata illuminata a giorno dalla squassante energia tesliana della band islandese. (altro…)

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Sono sempre stato affezionato all’articolo che a breve leggerete. Lo scrissi nel 1984, dedicandolo a Jaco Pastorius. Fu pubblicato cinque anni dopo, sul secondo numero del 1989 di “Storie”, una splendida meteora editoriale diretta da Gianluca Bassi.

Avevo vissuto sette anni in America, fra New York City ed Emerson, in New Jersey ed ero un giornalista che scriveva di musica Rock. Trasferivo le cronache sulle pagine dei giornali con i quali collaboravo e sulle onde di un programma della RAI, “Un passo avanti”, trasmesso da Radio3. Raccontavo ciò che vivevo, cercando di rendere tangibili le emozioni che provavo, grazie alla fortuna di trovarmi in quella Manhattan che ogni sera riservava sorprese, nuovi appuntamenti con piccole e grandi leggende del Rock.

Di gente strana ne conoscevo. E uscire la sera, immancabilmente con Maurizio Mancini e Kent Sandell, voleva dire andare all’avventura. Salivamo su una macchina scassata e si raggiungeva il posto, un locale, un pub, uno stadio, una grande sala concerti, la musica era ovunque. Spesso mi trovavo da solo sulla Subway ed era meno divertente e bisognava sempre tenere gli occhi aperti. Da Harlem in giù, ogni quartiere aveva i suoi punti caldi, un po’ decadenti le strade del West Village, più “in” quelle di Soho e Tribeca, ancora da evitare quelle della Lower East Side, dove abitavo. Il locale dove andai a sentire Jaco Pastorius era a Soho. (altro…)

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Vi narro una pagina di musica italiana a Manhattan. Della data sono stato a lungo in forse. Ma ormai non ho più alcun dubbio, perché esiste un filmato che testimonia e definisce il tutto. Era il 30 Novembre 1987 e io ero nuovamente a New York, ma solo per un breve periodo, dopo averla lasciata per fare rientro in Italia un anno prima.  Ci avevo trascorso sette anni e mi sentivo newyorchese d’adozione. Mi avevano informato che una nutrita pattuglia di musicisti napoletani avrebbe puntato alla Grande Mela per suonare nel tempio della musica Jazz Blues, il mitico Apollo Theater, sulla Centoventicinquesima Strada ad Harlem. Quel palco lo avevano calcato neri grandissimi quali Louis Armstrong, Aretha Franklin, Nat King Cole, Billie Holiday, Charlie Parker e Bob Marley.

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L’Apollo Theater, ad Harlem, New York City (foto: harlemworldblog.wordpress.com)

Il concerto si intitola Harlem Meets Naples e, al di là dell’occasione di per sé straordinaria, serve a sancire l’unione fra radici etniche lontane, ma vive nel cuore di ogni musicista che sappia cosa è soffrire e comunicarlo con gioia.

Del gruppo di Napoli fanno parte Fausta Vetere, voce della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Edoardo Bennato, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, James Senese, Ernesto Vitolo e Rino Zurzolo. (altro…)

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Questa è un’anticipazione che dedico agli appassionati di Musica Rock e a chi voglia sapere qualcosa dei contenuti del mio primo libro “Gli alieni mi hanno salvato la vita”. La nuova edizione, aggiornata, ampliata con quattro nuovi capitoli e corredata da un inserto fotografico a colori, uscirà nelle librerie il prossimo mese di Maggio.

A questo libro idealmente darei un sottotitolo: “Cronache Rock, Incontri Ravvicinati e Altre Dimensioni” che considero una buona sintesi del mosaico di 40 anni della mia vita che ho cercato di narrare, come semplice giornalista. Il brano che segue è tratto dal diciannovesimo capitolo, intitolato “Volontari per un Mondo Migliore”. Buona lettura

Maurizio Baiata, 4 Aprile 2012

Nei primi anni Settanta vidi a Londra una delle band più importanti della storia del rock, al massimo della sua capacità espressiva: The Who. Suonarono l’11-12 e 13 novembre 1973 al Lyceum, The Strand, ma non ricordo a quale delle tre performance andai, presumibilmente quella d’apertura. Ero con Piero Togni, fotografo di Ciao 2001. Mai concerto fu per me più epico e travolgente. Gli Who dal vivo fu una meravigliosa esperienza. Keith Moon

Il giorno prima avevamo visto gli ultra romantici Renaissance, guidati dalla cristallina voce di Annie Haslam, sempre presi da fughe espressioniste e pitture idilliache. Bravi ed eterei, ma quando 24 ore dopo sono entrato nel tempio della musica colta britannica, con una audience composta e diligente in attesa e si sono spente le luci e sul palco lentamente hanno fatto ingresso uno a uno Pete Townshend (chitarra), Roger Daltrey (voce) e John Entwistle (basso) le emozioni avrebbero cancellato qualunque altro sentimento. (altro…)

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