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Archive for the ‘Dal Rock alla Musica Cosmica’ Category

E così gli ho stretto la mano. Perché lo volevo. Perché l’avevo chiesto alla Musica

Saliamo le scale verso la Sala Petrassi dell’Auditorium di Roma, composta fiumana di persone già proiettate verso il concerto, come strumenti che si stanno accordando. Prendiamo posto alle poltrone, cala il buio. Sul palco compare: pianoforte a coda in mezzo al campo visivo, il maestro lì, a pochi passi.È il concerto di Roberto Cacciapaglia, compositore sinfonico di altissimo livello che conclude il suo “Time to Be Tour” con la data romana del 24 Aprile. Si rivolge al pubblico con fare amichevole e umile, ricorda l’amico Franco Battiato, che avrebbe festeggiato i suoi 80 anni. Spende parole per il Papa, scomparso da pochi giorni. Poi siede al pianoforte…

Gli accordi sono quasi tangibili, nastri di seta che volteggiano nella sala, vortici di vento astrale mistico e impalpabile. Delicati fraseggi si alternano a improvvisi risvegli tonanti, che però non spaventano, ma danno quel colpo alle corde dell’anima. E tutto il corpo trema. A tratti porta le note in un mantra che si dipana a spirale, sale verso l’alto, raggiunge la spasmodica tensione e poi esplode nella maestosa rilassatezza di accordi che sono come la risacca dell’Oceano. Un brano dopo l’altro, luce e buio, come sulla copertina del suo ultimo lavoro, si alternano a scandire la scaletta di emozioni che ha preparato. Ad ogni buio, scrosci di applausi.

Un brano dopo l’altro, dialoga con i suoi musicisti attraverso ondeggi della testa e delle mani, e intesse la trama di un arazzo. Violoncello e violoncello elettrico sono affidati a una magistrale esecutrice, che ai cenni di Cacciapaglia accompagna, sottolinea, rincorre, sfiorando con l’archetto o pizzicando le corde, muovendosi nella penombra del margine palco e con luce puntata che sapientemente protegge i cambi di strumento, spegnendosi opportuna. Al lato opposto, l’altro componente la “sua” orchestra rende obbedienti strumentazioni elettroniche per percussioni e armonie, creando il tendaggio entro cui l’esperienza diventa tangibile. Il maestro interrompe in più punti la mera esecuzione, spiega, ci vuole con sé. Lezione di conservatorio, di antiche tradizioni. E tempo sospeso. Ci dimostra come, cristallini e immateriali, gli armonici viaggino da soli, senza che altri strumenti lo producano se non il pianoforte. Un accordo… prolungato… e la nota che esce da martelletto e corda diviene coda di cometa, vibrazione tridimensionale.Viene posto un microfono puntato sul pubblico. Intoniamo il LA sostenuti dal pianoforte, lui che vuole questa gigantesca “OM” di tutto il pubblico. E il pubblico risponde. Un coro che unisce compositore e fruitori, musicisti e persone in sala.

Ogni volta che chiude le mani al termine di un brano, come a raccogliere le note ancora vaganti, la luce si spegne improvvisa, lo scroscio di applausi entusiasti non si contiene. Poi pausa esecutiva, tempo di dialogo. Perché Cacciapaglia ti fa entrare nel suo concerto, non lo ascolti soltanto. Lo esegui con lui… che lo esegue per te. Chiede al pubblico emozioni, ti fa lavorare. Sì. Non ne esci così come ci sei entrato! Lui è il tendine di balestra che scoccherà la freccia, è il capitano di quella nave in tempesta che trova acque lievi. È il volo dell’aquila verso i picchi innevati. Sotto c’è il mondo. Lo ama, si sente. Concede il bis, voluto da tutti. Si prende gli applausi e li restituisce a noi. Si tocca il cuore più volte.A fine concerto accetta di incontrare la gente. Fila composta e silenziosa, che non ha fretta in un mondo che corre, tutti attendiamo nel bookstore di poterlo avvicinare. Ciascuno sosta il tempo a lui necessario. Nessuno scalpita. Ciascuno con in mano il suo ultimo lavoro, in CD o in vinile, pretesto mite e bambino per poter avere il suo autografo, la traccia che “ci siamo guardati negli occhi”, noi e lui. E lui firma, parla, commenta, sorride e si presta per foto ricordo.

Arriva il mio turno, lo avvicino e lo ringrazio per questa immersione senza bombole sul fondo della vibrazione, che dalle profondità ti trascina in alto, più in alto, e il respiro non manca. Anzi, ritorna! Volevo incontrarlo ancor prima di entrare in sala. Ma il punto è che lui voleva incontrare noi! Perché Cacciapaglia non scrive per se stesso, ma si rende strumento per Qualcosa che lo attraversa e che ha un messaggio. Ora. Proprio ora. It’s Time to Be!

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Un pensiero per i grandi musicisti che sono stati in contatto con la Divinità.

 

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PINK FLOYD: L’ELETTRONICA AL SERVIZIO DELLA MUSICA

Nell’Agosto 1977 sullo speciale“I GRANDI DEL POP” del periodico “Best” della casa editrice SOPI diretta da Elisabetta Ponti, apparve un’ampia scheda tecnico-artistica a mia firma dedicata ai Pink Floyd. Su di loro avrei scritto altri articoli e curato la voce “Pink Floyd” nell'”Enciclopedia Pop” di Mauro Radice e A.V. edita da Celuc nel 1976.

La copertina dello speciale BEST in cui appare l’articolo sui Pink Floyd

Nati nel 1965, i Pink Floyd sono fra i gruppi rock più famosi al mondo. Hanno venduto centinaia di milioni di dischi e, seppure non suonino più insieme da oltre dieci anni, come singoli artisti imperversano ovunque con tour mastodontici, mentre la magnifica mostra itinerante The Pink Floyd Exhibition: Their Mortal Remains, ne narra le gesta. Inoltre, nella sola Italia, si contano 170 fra tribute e cover band, alcune delle quali (ad esempio Pink Floyd Legend) si muovono sull’onda della testimonianza e della resa quanto più fedele possibile alla loro matrice. 

A precedere la scheda riproposta nelle sue tre pagine originali – che descrive la storia della prima decade pinkfloydiana con il mio taglio da avamposto critico barricadero e psichedelico – a mo’ di flash introduttivi ne propongo alcuni stralci con un minimo adattamento rispetto alla versione stampata.

La scena: Cambridge e Londra. Dal 1965, momento della nascita del primo organico con Syd Barrett, Nick Mason, Roger Waters e Richard Wright e sino alla seconda metà del ’66, con i mezzi tecnici a loro disposizione, i Pink Floyd saranno in grado solo in parte di esprimere una musica fatta di pura immaginazione, quella di Barrett. Con i primi singoli, il gruppo si configura come “psichedelico”, in pieno trip Barrett.

PRIMO ALBUM 1967. “THE PIPER AT THE GATES OF DAWN”. Roger Waters dice di Syd “è difficilissimo seguirlo senza doverlo abbandonare. E talvolta lo vorrei proprio lasciar perdere, ma nessuno ci potrebbe guidare più lontano”. Ogni composizione è la metafora della pazzia di Syd, in cui si racchiudono le gioie, le frustrazioni, il linguaggio paradossale e divertente di un puro alieno, di un marziano a passeggio per Londra… nella diversità – di tutti i brani dell’album – nell’uscire dal ghetto in cui la logica chiude i pazzi, c’è liberazione sociale, si potrebbe parlare di un primo momento di presa di coscienza politica di una classe che Syd incarna… un lavoro di comunicazione che sarà vero terrorismo nei confronti della organizzazione musicale anglosassone.

SECONDO ALBUM 1968. “A SAUCERFUL OF SECRETS”. Barrett crolla alla prima tournée americana. Gilmour lo sostituisce, ma ci sono suoi sprazzi nell’album, dominato da pezzi spaziali.

I Pink Floyd in uno dei due concerti romani al Piper Club.

Fra le date europee del ’68, i Pink Floyd arrivano anche a Roma, dove suonano al Piper e al Palazzo dello Sport.

Quindi, due lavori ad impiego cinematografico: “MORE” e “ZABRISKIE POINT” in cui il regista Michelangelo Antonioni impiega brani dei Pink Floyd. Poi “UMMAGUMMA”. La nuova etica di una musica meditativa e strutturalmente SINFONICA esce con questo doppio album, la cui facciata live raccoglie il meglio, i Pink Floyd si avventurano nel cosmico-sperimentale, ancora di difficile comunicazione di massa. Perdendo Barrett hanno perso il treno della musica raccolta un po’ per strada, tra la gente, un po’ nei meandri di un cervello contorto, ma luminoso. Pink Floyd Ha rinunciato a gridare la propria alienazione dal contesto sociale.

Con “ATOM HEART MOTHER” nel 1970 il gruppo esplode… coglie aggressivamente il suono ad effetto, scintillante, maestoso e del tutto comprensibile. Fatta eccezione per la lunga porzione sognante e metafisica di “Fast Old Sun”, l’album è una suite fatta di tensione continua verso grandi paesaggi e di improvvise stupefazioni che colpiscono e confondono il cervello e il cuore di tutti.

“Atom”  sembra la risposta al “Sergent Pepper’s” e al doppio bianco dei Beatles, dominati da George Martin nell’uso della sinfonica, le cui composizioni orchestrali pongono quasi entrambe le formazioni, che inizialmente hanno molti punti di contatto, in chiave prog. Si può dire si concluda qui la seconda fase del suono PINK… e il 1970 segna l’abbandono della formazione della musica d’avanguardia, la nuova esperienza è quella di un’elettronica di massa che con “MEDDLE” avrà il suo punto più alto e l’inizio della parabola discendente. Opera intenzionalmente dedicata a Barrett… la suite “Echoes” ha una realtà meno ridondante di “Atom”… le tinte forti di “One of these days” dimostrano come ormai gli strumenti, gli oscillatori, i mellotron, i synth, le percussioni siano piccoli giocattoli nelle loro mani…

Buona lettura.

Maurizio Baiata, 15 Luglio 2018

La pagina di apertura del numero di Best dedicato ai Pink Floyd, numero 8, anno I, Agosto 1977.

 

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Il nove Gennaio 2017 Roma ha accolto “Spirituality” a cuore aperto. Al concerto che Rosario Di Bella e Juri Camisasca hanno eseguito nella magnifica struttura neogotica della Chiesa Episcopale Anglicana di S. Paolo Entro le Mura, ha assistito un grande pubblico che ha sfidato il gelo della sera capitolina ed è rimasto totalmente rapito dalla magia arcana di una performance musicale senza precedenti.

"Spirituality", Roma 9 Gennaio 2017. Foto: Massimo Renzi

“Spirituality”, Roma 9 Gennaio 2017. Foto: Massimo Renzi

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nuclearte

I Nuclearte saliranno sul palco del Main Stage del FIM alle 18 di sabato 10 Settembre 2016. Un evento di grande importaza per il gruppo siciliano e per i loro fans. Perché, per la prima volta, i Nuclearte eseguiranno dal vivo alcuni brani tratti dal nuovo album “Endo”, ancora non in distribuzione discografica nazionale, ma presente sulle maggiori piattaforme digitali internazionali.

Finalmente fuori da una sorta di mito, che il loro non essere presenti sulle scene musicali italiane negli ultimi due anni fosse dovuto a un “buen retiro” sulla costa palermitana durato sin troppo. (altro…)

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