Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Articoli’ Category

Di Claudeir Covo (1950-2012) – Ubirajara Franco Rodriguez

A cura di Maurizio Baiata – 24 Aprile 2026

Dopo anni di intense investigazioni e di raccolta dati, gli ufologi brasiliani degli importanti gruppi di ricerca ai quali appartengono, non hanno più alcun dubbio su ciò che avvenne a Varginha il 20 Gennaio 1996 e i giorni successivi: una reale, complessa operazione che vide coinvolte le autorità militari, oltre ad un gruppo di professionisti civili, conclusasi con la cattura di “EBE” (Entità Biologiche Extraterrestri) tenute sotto sorveglianza medica per essere trasferite altrove, lontano dalla città. Probabilmente, finirono nelle mani delle forze speciali statunitensi addette alla gestione e ai recuperi degli UFO crash ovunque nel mondo.

Si trattò di un fatto senza precedenti in Brasile, che può essere ancora fonte non solo di importanti conoscenze, ma anche di profonde acquisizioni filosofiche e culturali. È opinione diffusa in seno alla comunità ufologica internazionale che la mancanza di informazione corretta da parte dei media risponda a un piano ben preciso. Da troppi anni l’opinione pubblica non riceve notizie attendibili e accertate sugli eventi UFO, e questo deve cambiare, in nome del diritto di tutta la popolazione mondiale di conoscere la Verità.

La maggior parte della popolazione di Varginha, un’importante città a sud di Minas Gerais, non si è mai resa conto di quanto realmente accadde nella regione il 20 Gennaio1996 e a tutt’oggi la città si domanda se tutto ciò che è stato reso pubblico non sia solo “un’allucinazione” da parte degli ufologi brasiliani, oppure se sia accaduto qualcosa di straordinario.

Nei giorni successivi all’incidente, dei 120.000 abitanti di Varginha, a centinaia vissero un’esperienza singolare, ma solo alcune decine hanno avuto il coraggio di contattare gli ufologi impegnati nel caso per riferire ciò che avevano visto. Molti civili hanno partecipato direttamente o indirettamente agli avvenimenti, ma la maggioranza ha rinunciato a fornire il proprio contributo alle indagini, per timore del ridicolo, di perdere il posto di lavoro, probabilmente a causa di interessi celati, oppure perché minacciati dai militari. Che questi ultimi abbiano tenuto la “bocca chiusa” per paura è comprensibile, dato il rischio di severe sanzioni disciplinari come la corte marziale, umiliazioni, prigione, trasferimenti (pena invisibile), tuttavia l’omertà dei civili in questa situazione non è accettabile. Quando le evidenze risulteranno pubbliche e gli avvenimenti chiariti, i testimoni reticenti proveranno rimorso per non aver collaborato nascondendo informazioni preziose per tutta l’umanità. Varginha non è meno importante del caso Roswell.

Il disco volante di Varginha. Foto: Paulo JC Nogueira

La solerzia degli apparati militari

Probabilmente, a Varginha, gli eventi sarebbero rimasti ignoti se non vi avesse abitato l’avvocato e ufologo Ubirajara Franco Rodrigues, il primo a stabilire la natura e la portata del caso. Il 21 Gennaio ’96 Ubirajara, avvertito dell’avvistamento che tre ragazze avevano fatto di un essere extraterrestre in un terreno incolto alla periferia della città, vi si diresse immediatamente da S. Torrè das Letras, città dove si trovava. Seppe inoltre che alcune creature erano state catturate dai militari e portate nell’ospedale della regione. Una settimana dopo aver avviato le ricerche, Ubirajara iniziò a rilasciare interviste e a divulgare alcuni fatti alla stampa. Successivamente, altri settanta ufologi giunsero in città per dare il loro contributo alle ricerche, sia a livello di divulgazione che di informazione. Il “caso Varginha” si trova ancora oggi nel centro del mirino. Centinaia sono le testimonianze, tra civili e militari, alcune registrate su nastro o su video e contenenti importanti dichiarazioni, ma va da sé i nomi delle persone coinvolte per il momento non possono essere rivelati. Inoltre, le investigazioni hanno portato alla luce innumerevoli dettagli che vengono presentati in sintesi in questo lavoro, che non è che una piccola parte degli eventi del caso “E.T. di Varginha”. Tutte le attività che hanno visto coinvolti i militari brasiliani sono state da loro stessi ufficialmente smentite, visto che l’argomento “oggetti non identificati” ed esseri extraterrestri è considerato di “Sicurezza Nazionale” e per questo viene tenuto occultato.

Oltre a Varginha, da altre città sono arrivate segnalazioni di avvistamenti, atterraggi, effetti elettromagnetici, contatti con alieni e attacchi alle persone, nonché registrazioni sui radar delle Forze Aeree Brasiliane con più di 40 oggetti aerei non identificati nella regione a sud di Minas Gerais. Tra le località, Joaçaba nello Stato di Santa Caterina, Piricicaba e altre all’interno e sulla costa dello Stato di San Paolo a sud di Minas Gerais, il comune di Guarabira nello Stato del Paraiba e a Manaus in Amazzonia. Anche basi del Nord America avevano già individuato la presenza di tali oggetti e, a loro volta, avevano avvertito il governo brasiliano attraverso l’ENFA (Stato Maggiore delle Forze Armate). Contemporaneamente, il CINDACTA I (Centro Integrato di Difesa e Controllo del Traffico Aereo) a Brasilia, aveva rilevato gli intrusi, mentre fonti militari riferivano di un accordo di cooperazione tra Brasile e Stati Uniti riguardo alla questione UFO. A seguire, tutta la sequenza degli eventi in base alle indagini da noi condotte.

13/1/1996 – ore 1,30

Oralina Augusta De Freitas, 37 anni, abitante in una fattoria a 10 km dal centro di Varginha, mentre guardava la TV sentì la mandria correre da una parte all’altra del pascolo. Aprì la finestra e vide una nave spaziale che sorvolava il campo antistante. Svegliò il marito e insieme per circa 40 minuti osservarono le lente evoluzioni della navicella, grande quanto un minibus a forma di sottomarino, che sorvolava il luogo a cinque metri dal suolo. Aveva le luci spente e una sezione anteriore danneggiata e emanava una grossa nube di fumo bianco. Sembrava ci fosse un foro nella fusoliera. La coppia disse che la nave non emetteva alcun rumore e che i pezzi della fusoliera sbattevano al vento. L’oggetto proseguì in direzione di Jardin Andere, un quartiere di Varginha. Le prime supposizioni furono una avaria dovuta a un’esplosione, forse a causa di una collisione, oppure da una scarica elettrica atmosferica, o che potesse essere stato colpito da un qualche ordigno militare. Probabilmente le parti della fusoliera corrispondenti al foro si erano disperse in qualche luogo non individuato. Non si ha ancora la risposta definitiva su come siano stati provocati i danni alla nave e se i frammenti siano stati raccolti dai militari. Non si sa cosa sia accaduto nel tragitto dell’UFO tra la fattoria della coppia e il Jardin Andere. Forse i militari ne sanno qualcosa. Forse la nave atterrò mentre gli alieni (probabilmente di tipo Alfa) cercavano di rimetterla in sesto.

Nel frattempo l’equipaggio (probabilmente di tipo Delta), intuendo che la nave poteva esplodere da un momento all’altro, è uscito attraverso il buco che si era formato nella struttura. La seconda ipotesi è che la nave sorvolò la fattoria a cinque metri dal suolo in 40 minuti e che, a causa della topografia irregolare della regione, la distanza da terra sarebbe stata sufficiente a far saltare gli esseri Delta al di fuori. Una terza ipotesi, è quella del passaggio della nave tra gli alberi d’eucalipto di Jardin Andere, aggrappati ai quali gli alieni avrebbero potuto abbandonare la nave, ma è improbabile, data la dichiarazione di un militare secondo cui gli extraterrestri percorsero almeno 10 chilometri fino a raggiungere la piccola foresta a quattro km da Varginha e a 500 metri dall’abitazione di Ubirajara Franco Rodrigues.

13/1/96 – ore 8,00 (forse 20/1/96) L’impresario e pilota di deltaplani Carlos De Souza, residente a São Paulo, nella notte del 12/1/96 è partito da São Paulo in direzione di Très Caraçoès nel Minas Gerais, dove insieme ad amici avrebbe lavorato alla preparazione di un campionato di deltaplani. Carlos non ne è certo, ma la data dell’accaduto doveva essere il 13 Gennaio. Nella notte precedente Carlos pernottò nell’albergo Hawaii 5.0 a Mariporà, presso l’autostrada “Ternão Dias”. Intorno alle quattro del mattino si svegliò e intraprese il viaggio verso destinazione. Guidava un fuoristrada “PickUp Fiorino” rosso e, a circa cinque km dal bivio per Varginha, alle otto del mattino, sentì un rombo sordo di motore. Pensando che fosse la sua auto scese a controllare, e scoprì che era un UFO in volo alla sua sinistra a un’altezza di circa 120 metri e si dirigeva da Varginha a Très Coraçoès. La nave aveva un colore metallico, quattro finestre rotonde di 10 o 12 metri di diametro ognuna per ambedue i lati, era sigariforme e leggermente ovale. Nella parte destra c’era un foro del diametro di un metro e mezzo da cui usciva molto fumo bianco. Secondo le sue descrizioni, la nave era uguale a quella avvistata da Enrico e Oralina, ad eccezione del rumore. Probabilmente si trattava dello stesso oggetto, che i militari inseguirono tutta la notte. La nave sorvolò l’autostrada allontanandosi ad una velocità di circa 80/100 km/h. Carlos inseguì per una ventina di chilometri l’oggetto che si era spostato sulla destra della macchina. Quindi notò che diminuiva rapidamente di quota fino a cadere dentro la foresta. Carlos, trovata una strada per raggiungere il presunto luogo dell’impatto, arrivò trenta minuti dopo e vide la nave atterrata su un campo aperto di proprietà di Maiolini (impresa commerciale di materiali da costruzione) a Très Coraçoès. La nave era totalmente distrutta e si era frantumata in piccoli pezzi metallici. Afferrò un pezzo di quel materiale che era una specie di foglio metallico molto leggero. Cercò di accartocciarlo, ma riprese la sua forma originale senza lasciare alcun segno di deformazione. Più avanti vide un elicottero, due camion dell’esercito e un’autoambulanza della Croce Rossa. Nel luogo si trovavano anche 30 o 40 uomini tra esercito e polizia e almeno due infermieri. Osservò il gruppo intento a raccogliere i pezzi più piccoli e distanti. C’era anche un forte odore di etere che circondava l’acqua sulfurea.

Carlos non vide gli esseri, ma fu certo della loro presenza. Si spaventò quando un poliziotto alto sul metro e novanta, con un colpo sulla spalla sottrasse dalle sue mani il pezzo di metallo che aveva trattenuto dicendogli: “Vattene via e ricordati: non hai visto niente”, poi sopraggiunsero altri poliziotti che lo indussero ad andarsene immediatamente. Ritornato alla macchina, riprese la strada verso San Paolo. Si fermò in un autogrill, dove due uomini in abiti civili, ma che dal taglio di capelli sembravano militari, lo interrogarono, e quando Carlos rispose che aveva visto tutto e intuiva che fosse successo qualcosa di strano, anzi di illecito, lo minacciarono. Inoltre, dalla targa della sua macchina in quelle due ore avevano preso informazioni, sapevano dove viveva, conoscevano i componenti della sua famiglia, il suo lavoro e così via. Decise di tornare a San Paolo. Non raccontò nulla a nessuno, tranne a sua moglie e a due amici, dopo averlo tenuto nascosto per oltre otto mesi. Solo quando un suo collega gli parlò del caso degli “E.T. di Varginha” pubblicato sulla rivista “Planeta” nel Settembre ’96, Carlos decise di raccontare tutto. Non aveva intenzione di parlarne perché aveva già vissuto un’esperienza di rapimento in famiglia all’epoca della dittatura e non voleva rischiare di coinvolgere nuovamente i suoi familiari.

20/1/96 – ore 8,30

I pompieri della regione di Varginha ricevettero una telefonata anonima che denunciava l’apparizione di uno strano essere nel quartiere di Jardin Andere. Ad inoltrarla fu un residente della zona, oppure l’esercito. Sotto gli ordini del maggiore Maciel, munito di guanti, reti e una vettura con dieci uomini, partirono in direzione del luogo dell’avvistamento. Una volta arrivati, presero a cercare qualcosa che probabilmente non avevano mai visto prima. Varie persone del quartiere videro il grande movimento creato dai vigili del fuoco, ma non hanno testimoniato.

20/1/96 – ore 10,30

Il venditore ambulante di pesce, João Bosco Manoel, mentre camminava a Jardin Andere, vide un camion dei pompieri parcheggiato nella “Via Um”. Notò due di loro correre agitati e incuriosito, si avvicinò ad un muro che separava la strada dal campo dove si trovavano i pompieri e dall’alto li vide caricare uno strano essere avvolto in una rete, che cercavano di coprire con il proprio corpo per impedirne la vista ai passanti. Il venditore però riuscì a distinguere il piede della creatura, di colore marrone scuro. Il capo del comando gridava ai suoi uomini di fare più in fretta possibile. I quattro pompieri che caricavano la creatura furono aiutati dagli altri sei che erano già nella vettura. La creatura sembrava tramortita e non aveva opposto resistenza ai militari che la catturarono con una rete, i sergenti Palhares e Rubens, ed i soldati Santos e Nivaldo. Partirono velocemente in direzione del quartiere Santana. E in quel momento João Bosco, che osservava a pochi metri di distanza, sentì un fortissimo odore di ammoniaca che gli bruciava gli occhi e il naso. Erano presenti anche due ragazze, sui 14-16 anni, che seguivano la scena e sembravano aver fastidio agli occhi per lo stesso motivo. Al lavoro sul tetto di una casa a un centinaio di metri, dei muratori videro il movimento dei pompieri per catturare la creatura. Uno di loro, Henrique Josè De Souza, chiese a sei persone presenti sul luogo cosa fosse successo e gli fu risposto che i pompieri avevano catturato un essere insolito.

Un militare ci ha informato che l’essere fu consegnato ai colleghi dell’ESA, ancora avvolto nella rete e sistemato in una scatola di legno, coperta con un telo e depositata sul pianale posteriore di un camion dell’esercito e quindi trasportata alla scuola degli ufficiali a Très Coraçoès, mentre la vettura dei pompieri rientrò a Varginha. L’esercito mantenne la creatura imprigionata per uno o due giorni all’ESA, ma c’è chi sostiene che la creatura fu tenuta prigioniera dalla Polizia Militare nel quartiere “Santana”, a Varginha. Poco dopo l’alieno fu trasferito all’Università di Campinas (Unicamp) e consegnato alle cure dei dottori Fortunato Badau Palhares e Conradin Metz. Si ritiene che la creatura sia stata tenuta per diverso tempo presso l’Università di Campinas a S. Paolo.

21/1/96 – ore 1,30

Domenica notte i militari decisero di trasferire le “strane creature” dall’ospedale regionale all’ospedale Humanitas. Furono in parecchi a notare un insolito movimento di mezzi dell’esercito e dei pompieri dall’ospedale regionale, che è al centro della città, all’“Humanitas” che invece è in periferia. Due i motivi di tale spostamento: le migliori attrezzature dell’Humanitas e il fatto che, essendo fuori mano, era più al riparo da sguardi indiscreti. Quel giorno diversi abitanti del luogo videro affluire presso l’Humanitas vari veicoli targati “Belo Horizonte”, con a bordo militari e personale medico della USP (Università di San Paolo) e Unicamp (Università Campinas). Nulla si sa del tipo di trattamento a cui furono sottoposti gli esseri. La documentazione relativa ad analisi, fotografie, filmati e i rimanenti dettagli sono in possesso di medici e militari. Non si sa se l’essere, che sicuramente è entrato vivo nell’ospedale Humanitas, lì sia deceduto e, se fosse morto, quali ne siano state le cause, se per malattia, o ferite, oppure perché venne indotto a morire.

22/1/96 – ore 16,00

L’ESA, con tre camion Mercedes14-18 coperti con un telone e altri veicoli del servizio segreto, operò il prelevamento degli esseri dall’ospedale Humanitas. Gli automezzi, per nascondere l’esatta destinazione, seguirono un tragitto tortuoso in città, prima di giungere sino al retro dell’Humanitas, servendosi anche di radiomobili e di telefoni cellulari. Ad aspettarli c’era un gruppo di quindici persone del personale medico, oltre ai militari.

Dall’ospedale uscì una scatola, simile ad una cassa da morto sostenuta da due carrelli e contenente forse il corpo di un essere. Il coperchio era stato sigillato, quindi avvolto e legato in un telo plastificato nero. All’interno del camion non si poteva vedere più niente. I tre camion giunsero all’ESA prima dell’imbrunire, dove li attendeva un sistema di scurezza per evitare qualsiasi indiscrezione. Nonostante ciò, durante il tragitto di ritorno dall’ESA, i camion furono visti transitare nel quartiere “Campestre” dal medico veterinario dello zoo di Varginha, il dott. Marcos A. Carvalho Mina e dal guardiano della Parmalat, Eduardo Bertolo Praxedes. La Parmalat si trova sulla strada che collega Varginha e Très Coroçoès e da lì il guardiano in quei giorni poté notare i continui spostamenti dei mezzi dell’esercito anche nel periodo precedente alla cattura degli esseri, confermando il racconto di Carlos De Souza.

23/1/96 – ore 4,00

Un camion speciale, preceduto da uno di piccole dimensioni e seguito da tre autocarri e altri mezzi senza targa, uscirono dall’ESA con destinazione Campinas, dove gli esseri furono consegnati ai dottori Fortunato Palhares e Conradin Mez (oppure Merve, o Nesve) presso l’Unicamp, i quali insieme a una équipe di civili e militari, iniziarono le autopsie e i rilievi scientifici. Il team del dottor Badan constatò che, all’arrivo del contenuto del camion, fu chiesto a tutti di allontanarsi dai laboratori. Uno degli esseri è stato trasferito in un laboratorio speciale nel sottosuolo dell’ospedale presso l’Unicamp. L’altro essere è stato messo in uno dei frigoriferi dell’IML (Istituto di Medicina Legale) presso il cimitero Dos Amarois.

Tutte le operazioni furono coordinate dal tenente colonnello Olimpio Wanderley Dos Santos, dal capitano Ramirez, dal tenente Tiberio Sellor della polizia dell’esercito e dal sergente Pedrosa. Alla guida dei camion c’erano i soldati Elbel e De Mello. Tutti i camion appartenevano all’ESA. I frammenti metallici appartenenti alla nave spaziale sono stati portati al CTA (Centro Tecnologico dell’Aeronautica) a São Josè Dos Campos e São Paulo, dove sono stati esaminati all’interno di un laboratorio segreto situato sulla strada Dos Tamoios. Si tratta di strutture equipaggiate dei più avanzati mezzi tecnologici e che, per accedervi, è necessaria una magnetica con un codice segreto e la registrazione della propria impronta digitale.

23/01/96

Secondo i racconti dei funzionari dell’équipe del dottor Badan Palhares presso l’Unicamp, nel laboratorio dell’università è arrivata una strana scatola metallica con centinaia di piccoli fori, probabilmente contenente l’extraterrestre vivo, portata da due militari dell’esercito. Un assistente ha condotto i militari fino ad un corridoio e, arrivati di fronte ad una porta, i tre sono stati fermati da altri militari che gli hanno intimato di posare la scatola sul pavimento e poi tornare indietro. I funzionari hanno riferito che, stranamente, il dottor Palhares nei giorni seguenti ha fatto richiesta dei più svariati generi alimentari: frutta, verdura, latte, zuppa, yogurt ecc. Palhares avrebbe dichiarato che nessuno sarebbe potuto rimanere faccia a faccia con l’extraterrestre, non solo per le sue orribili sembianze, ma soprattutto per il tremendo odore che emanava.

23/01/96

Un aereo “Bufalo” decollato dalla base aerea di Canossa a Rio Grande Do Sur è stato impiegato per trasportare a Varginha varie parti imballate per la costruzione di un radar portatile che doveva servire a registrare le presenze e gli spostamenti UFO in zona, vista la grande attività del fenomeno in quel periodo. Una presenza che ha persino allarmato i militari per la minaccia di una possibile azione di guerriglia.

25/01/96

Uomini delle forze aeree brasiliane e dell’esercito USA sono giunti in elicottero all’ESA, dove un’area è stata interdetta per accoglierli, seguiti da agenti dell’Intelligence provenienti da varie parti del Brasile. I militari che hanno partecipato all’operazione sono ancora oggi sorvegliati dai servizi segreti e militari dell’ESA hanno dichiarato che la situazione all’interno dell’istituto è stata molto tesa e che è stato proibito loro di parlare dell’argomento pena la reclusione. Altri hanno ricevuto delle onorificenze e per questo sono stati assegnati in altre città del Brasile.

26/01/96

All’università di Campèros sono arrivati vari militari che lavorano all’interno dell’ESA con lo scopo di selezionare alcuni scienziati brasiliani per missioni spaziali in Nord America.È opinione nostra e di diversi ricercatori che i militari americani siano a conoscenza di molti dettagli sui dischi volanti e sugli extraterrestri, visto che stanno collaborando con i brasiliani all’interno di laboratori segreti ed è lecito dubitare che il reale interesse nei confronti degli scienziati brasiliani sia di utilizzarli per missioni spaziali in Nord America.

07/02/96

Il soldato ventitreenne Marco Eli Cereze (foto sotto), da quattro anni in servizio nell’Intelligence della polizia militare a Varginha insieme ad un collega, il giorno 20/1/96, intorno alle ore 20,00 prese parte alla cattura di una strana creatura nel quartiere di Jardin Andere. Secondo la polizia militare quel giorno Cereze non era in servizio, mentre la famiglia testimonia che è stato impegnato fino alle due di notte. Poco dopo la tempesta abbattutasi sulla città, Marco è passato a casa della madre per indossare degli abiti asciutti e ha chiesto ai familiari di avvertire la moglie che sarebbe stato impegnato fino a tardi in una operazione di emergenza. Durante la cattura, la mattina del 20 Gennaio, i pompieri avevano utilizzato dei guanti speciali e non si sa se Marco li indossasse o se avesse toccato la creatura a mani nude. Da quel giorno Marco iniziò ad avere uno strano comportamento. Una volta, mentre guardava in televisione una trasmissione con le prime notizie della cattura degli strani esseri, ad un commento del padre che affermava che era tutto falso replicò che si trattava di cose molto serie e che se ne sarebbe parlato ampiamente in futuro. Diciassette giorni dopo la cattura, il 6 Febbraio Marco notò la presenza di uno strano gonfiore sotto l’ascella sinistra. Per questo si sottopose ad una microchirurgia presso l’ospedale della caserma, effettuata dal dottore tenente medico Robson Ferreira Melo. Nonostante l’intervento, i giorni successivi soffrì di dolori in tutto il corpo e di febbre alta.

11/02/96

Marco veniva ricoverato presso l’ospedale Bom Paster perché le sue condizioni di salute erano peggiorate. Quattro giorni dopo, al mattino presto, Marco veniva trasferito al CTI (Centro di Terapia Intensiva) dove poche ore più tardi, alle ore 12,00, si spegneva. È molto strano che sia stato sepolto solo tre ore dopo essere deceduto, senza neppure un funerale. Il referto sulla cartella clinica ne riportava il decesso a causa di un’insufficienza respiratoria acuta, setticemia e broncopolmonite. La sorella, Marta Antonia Tanares, ha chiesto l’apertura di un’inchiesta presso la questura di Varginha, attribuendo la morte del fratello ad un errore medico. Alla richiesta da parte del questore di Varginha, João Pedro Da Silva Figlio, presso l’istituto medico legale, di accedere ai verbali medici sul decesso di Marco, è seguito un completo rifiuto da parte dell’IML.

L’Istituto ha riportato alla luce il materiale, rimaneggiato, solo nel Gennaio ’97 quando, a seguito delle denunce pubbliche da parte degli ufologi, non aveva potuto continuare a nasconderlo. Il caso è stato archiviato e nessun medico è stato condannato. La morte di Marco è del tutto insolita, perché era un vero atleta. Nei mesi precedenti la cattura dell’E.T. Marco si era sottoposto ad esami per accedere al grado di sergente, dai quali risultò in perfetto stato di salute. Se stava così bene, com’è possibile sia morto di lì a poco? Potrebbe essere stato un errore medico, oppure è stato contaminato da un virus attraverso il contatto con l’alieno? Potrebbe darsi che i militari abbiano nascosto le creature perché portatrici di virus o batteri che annientano l’uomo velocemente, il che potrebbe creare una situazione di panico tra la popolazione. Thereza Christina Starace Tavares De Magalhàes, moglie dell’ex sindaco di Campinos, Adalberto Magalhàes Teixeira, è stata fermata all’ingresso dell’ospedale dell’università di Campinos mentre andava a trovare il marito ricoverato. La signora Thereza è riuscita ad entrare, dopo insistenze e con l’aiuto di un conoscente, il dottor Ottavio Rizzi Coelo. Alcune persone credono che il motivo dell’inagibilità dell’ospedale fosse dovuto alla presenza della creatura, portata lì in osservazione durante la notte. Thereza è potuta entrare in quanto consorte del sindaco, ma a molti visitatori fu impedito l’accesso.

01/03/96

Il Segretario di Stato americano Warren Christopher ha firmato insieme al Ministro degli Esteri Brasiliano Felipe Lampreia “l’accordo di cooperazione per l’uso pacifico dello spazio aereo”. Sorge spontanea una domanda: questo accordo ha qualcosa a che fare con il caso Varginha?

02/03/96

L’amministratore generale dell’agenzia spaziale statunitense NASA, Daniel Goldin, ha visitato l’INPE (Istituto Nazionale di Ricerca Spaziale) e ha firmato dei documenti di cooperazione tra le due istituzioni. C’erano già stati accordi del genere, ma è insolito che un dirigente della NASA si sposti personalmente sul luogo per conoscere da vicino i mezzi e le tecnologie spaziali di un altro paese. Sia i civili che i militari che seguono il caso Varginha credono che le visite di Goldin e di Christopher in Brasile siano associate alla cattura degli extraterrestri e giustificano così la massiccia presenza dei militari della NASA in servizio all’Unicamp.

21/04/96 – ore 21,00

All’interno dello zoo di Varginha è in funzione un ristorante di nome “Il Paiquere”. Teresinha Sacco Clepf, di anni 67, e il marito Marcos Clepf, ex consigliere comunale della città, si trovavano in questo locale per festeggiare un compleanno. Durante la sera la signora Teresinha uscì sulla veranda e a circa quattro metri sulla destra vide un essere identico alla descrizione delle tre ragazze, eccetto che indossava un casco giallo sulla testa. Secondo il resoconto della Clepf, i grandi occhi dell’alieno sembravano emettere un bagliore bluastro che le ha permesso di vedere meglio il viso. L’alieno si trovava in piedi dietro la rete che delimitava la veranda e la signora non aveva potuto vedere il resto del corpo a causa dell’oscurità. Per alcuni istanti i due si sono guardati e poi la signora è corsa dentro al locale scossa dall’emozione. Dopo alcuni minuti la Clepf è tornata sulla veranda; l’alieno era ancora lì e la scrutava con i suoi grandi occhi. La reazione della signora fu allora di correre dal marito e di dirgli di voler lasciare il locale, senza dare spiegazioni. Solo in macchina gli raccontò del suo incontro con l’alieno, evento questo che ancora oggi le procura grande agitazione.

Misteriosamente, proprio nello stesso periodo, sono morti ben cinque animali dello zoo di Varginha, uno dei quali per intossicazione. Gli animali erano due cervi, un tapiro, un’ara blu e un marguai (piccolo felide sudamericano). Il dottor Marcos, veterinario dello zoo che ha spedito a Belo Horizonte le viscere degli animali per l’autopsia, crede che la loro morte sia una coincidenza, mentre la sua collega, la dottoressa Leyla, sostiene che è collegata alla presenza dell’alieno nello zoo. Verso la fine del mese, parlando con un pompiere, la dottoressa Leyla aveva detto scherzando: “Tu hai catturato l’alieno, io lo curerò!” L’immediata reazione del pompiere fu di intimarle di tacere.

29/04/96 – ore 22,00

La signora Luiza Helena Da Silva, madre delle due ragazze, ha ricevuto la visita di quattro uomini che hanno fatto irruzione senza identificarsi. Indossavano un completo scuro con cravatta; due erano più anziani, gli altri due erano giovani, due biondi e due scuri di capelli. Dopo aver sentito le ragazze, gli uomini hanno offerto alla donna una montagna di soldi in cambio della registrazione video dove Liliane e Valquiria dichiarano di non aver visto nessuna creatura e che era stato tutto uno scherzo. Non sappiamo se i quattro erano dei militari, dei fanatici religiosi o qualcuno che voleva “mettere alla prova” le due ragazze. La stessa cosa accadde al testimone João Basco Manoel, che per almeno tre volte è stato avvicinato da sconosciuti che gli hanno fatto minacce del tipo: “Stattene zitto o te ne pentirai”.

04/05/96 – ore 17,00

In una storica riunione, tenutasi a casa Ubirajara Rodrigues, a Varginha, dove erano presenti in tutto 48 persone tra ufologi e giornalisti, la signora Luiza, Liliane e Valquiria hanno informato la stampa sui tentativi di corruzione. Gli ufologi hanno dato alla stampa la lista completa dei nomi dei militari coinvolti nelle operazioni di cattura a Varginha. Tali notizie, che i giornalisti inviavano in tempo reale per cellulare alle redazioni dei rispettivi giornali, lasciarono interdetti i militari dell’ESA, impossibilitati a controbattere.

08/05/96 – ore 11,00

Il comandante dell’ESA, il Generale Sergio Pedro Coelho Lima, ha riunito la stampa e ha letto un documento, affermando che non c’era legame alcuno tra gli allievi della scuola sottufficiali e il materiale di cui essa è dotata, con i presunti eventi di Varginha.

Dopo uno scambio di battute il generale ha preso congedo, lasciando nei giornalisti la sensazione che l’esercito non fosse affatto estraneo all’operazione.

11/05/96

Un altro dato importante delle indagini sul caso Varginha consiste negli interrogatori condotti dal professor John Mack, docente in psichiatria dell’università di Harvard, autore del libro “Abduction – Human Encounters with Aliens”. Il professore dopo un incontro-intervista di varie ore con le ragazze, la madre e la signora Teresinha, è giunto alla conclusione che la loro versione corrispondesse effettivamente a verità e che avevano visto qualcosa di molto strano. Per gli ufologi la conclusione del dottor Mack è molto importante.

17/05/96 – ore 20,00

Hildo Lucio Gardino, un giovane di 20 anni, di ritorno a Varginha da Très Coroçoès, mentre si trovava a passare vicino alla fattoria dei signori Enrico e Oralina, ha visto sul bordo della strada un essere identico a quello descritto dalle tre ragazze, in procinto di attraversare. Per vedere meglio il ragazzo ha ridotto la velocità e ha acceso i fari abbaglianti; la creatura allora si è coperta il viso col braccio ed è rientrata nella vegetazione che fiancheggiava la strada. Potrebbe trattarsi dello stesso essere visto dalla signora Teresinha nello zoo in quanto, in quel periodo, almeno una creatura circolava libera nella zona.

29/05/96

Per la prima volta nella storia del Brasile, nonostante il quasi totale cover-up, un ministro dello Stato si riunisce con l’Alto Comando, fuori dalla capitale del Paese. Un fatto storico. Il ministro dell’Esercito, Zenildo Zoroastro de Lucena, insieme a 29 generali, incluso il Capo di Stato Maggiore, generale Delio de Assis Monteiro, il comandante militare del Sudest, generale Paulo Neves de Aquino, i dirigenti territoriali e otto comandanti militari dell’area si sono riuniti a Campinas, per risolvere una questione altrimenti risolvibile con militari di grado inferiore. Hanno visitato la Scuola Preparatoria dei Cadetti dell’Esercito per inaugurare il progetto EspCex 2000, sull’informatizzazione dell’educazione e la creazione di un ambiente moderno per i cadetti, e l’impianto di un sistema di monitoraggio satellitare. Poi hanno visitato il 28° BIB (Battaglione di Fanteria Blindata), per la preparazione di 26 analisti preposti alle procedure amministrative e all’addestramento. Il giorno dopo si sono recati nella città di Pirassununga, nei pressi di Campinas, al 2° Reggimento carri da combattimento, unità della 11° Fanteria Blindata, in vista dell’arrivo di 40 carri Leopard di produzione tedesca acquisiti recentemente. Non sussiste dubbio che tali movimenti a Campinas fossero in realtà collegati alle creature estranee. Militari dello Stato di San Paolo hanno dichiarato che nei giorni antecedenti si erano tenute diverse riunioni a Campinas, Pirassununga, Bragança Paulista, tutte coinvolgenti militari di grado elevato. Questo, non senza che emergessero divergenze fra di loro in merito alla gestione delle strane creature.

03/07/96

A Brasilia, la Camera approva un progetto che consente all’Aeronautica ampi poteri per ingaggiare aeronavi ostili, che ufficialmente non rispondano all’identificazione, nel contesto di voli clandestini o per traffici illegali. Si tratta di iniziative tese a fare dell’Aeronautica un mezzo di dissuasione per dischi volanti. Certamente, a causa degli UFO precipitati in tempi precedenti, quando l’Aeronautica era stata costretta ad azioni a distanza, limitandosi a registrare i fatti in foto e video.

Entità Biologiche Extraterrestri

Ad oggi si ha l’assoluta certezza della cattura di due esseri, su conferma dei militari che parteciparono ai fatti. Il primo, catturato al mattino dai vigili del fuoco e posto in cattività presso l’UNICAMP; l’altro preso di notte dalla Polizia Militare, deceduto all’interno dell’ospedale Humanitas e quindi trasportato anch’esso all’UNICAMP. Per quanto concerne gli altri due esseri, catturati nella serata, continuano le indagini, non avendo altri testimoni militari disposti a collaborare, potendoci dunque attenere all’ipotesi che uno degli esseri sia stato colpito da tre colpi di fucile FAL e il cui cadavere sarebbe stato portato all’UNICAMP; l’ultimo, ancora in vita, sarebbe stato trasportato negli Stati Uniti oppure si troverebbe all’interno dell’UNICAMP. Questi esseri sono stati classificati come tipo Delta. Si tratta di un tipo di creature-animali addestrate e usate dagli esseri Alfa e Beta in missioni molto semplici, come la raccolta di vegetali e minerali. Una specie di scimmie di origine extraterrestre, ma più intelligenti delle nostre. Gli ufologi le classificano come EBE-Entità Biologiche Extraterrestri. Per quanto si sa ad oggi, a Varginha sono stati catturati tre esseri dalla pelle viscida, di colore marrone, e con tutto il corpo coperto da peluria. Entrambe i tipi hanno occhi rossastri, enormi e protuberanti.

Negazioni non plausibili

Per capire il grande spiegamento di forze militari a Varginha, è stato detto che si trattava del reclutamento di nuove unità, con arrivo previsto la settimana seguente. Il grande movimento di veicoli militari è stato dovuto ai controlli della convergenza, presso la ditta Automaco. Strano, il sabato e la domenica, quando è stato registrato il movimento maggiore, la Automaco è chiusa.

Il grande movimento di militari all’Ospedale Regionale, è stato attribuito all’esumazione del cadavere di un giovane deceduto. La data dell’esumazione è il 30 Gennaio, i movimenti dei militari sono stati registrati nei giorni 20, 21 e 22 di Gennaio. Nessuno ha potuto spiegare perché i militari dovessero seguire tale “esumazione”. Per la grande attività presso l’Ospedale Humanitas, è stato detto che era dovuta all’arrivo di nuove apparecchiature per trapianti cardiaci. Ora, cosa c’entrano l’Esercito, il Corpo dei Vigili del Fuoco, e la Polizia Militare con l’installazione di queste nuove apparecchiature? Trapianti di cuore per esseri extraterrestri?

Le dichiarazioni fornite alla stampa dal dottor Adilson Usier Leite, direttore dell’Ospedale Regionale e da uno dei responsabili dell’Ospedale Humanitas, hanno ribadito che il corpo di una certa persona deceduta per un incidente occorso ad un camion dei pompieri, era stato portato al Regionale, in seguito ad esumazione. D’altro canto, il capitano Pedro Alvarenga, comandante della 13° Compagnia del Corpo dei Vigili del Fuoco ha dichiarato che non si è avuta alcuna attività del genere. I dottori Adilson e Alvarenga dovrebbero mettersi d’accordo, altrimenti alla popolazione di Varginha non resta che pensare che quello che era stato trasportato all’Ospedale Regionale, a bordo di un camion dei pompieri, era davvero il corpo di un extraterrestre, e non quello di un comune essere. Per spiegare il grande movimento di militari all’UNICAMP, è stato detto che stavano seguendo gli studi sulle ossa di morti ad Araguaia, solo che quelle ossa stavano lì già da quattro anni. Gli ufologi brasiliani non hanno dubbi su quanto è accaduto a Varginha. Tutto quello che qui è stato descritto, è appena una parte della storia. Molti altri fatti nuovi sono attesi e verranno alla luce. È solo questione di tempo.

NOTA FINALE

L’ufologo indipendente Vitório Pacaccini, di origini italiane, è stato fra i principali investigatori del caso Varginha ed inquirente del CICOANI (Centro di Investigazione Civile sugli Oggetti Aerei Non Identificati). Coautore del libro “O Incidente em Varginha”, ha apertamente denunciato l’insabbiamento del caso da parte delle autorità militari. Negli ultimi tempi ha collaborato con il regista americano James Fox nel documentario “Moment of Contact”, in cui viene intervistato per la prima volta il dottor Italo Venturelli, che assistette uno degli alieni catturati.

Read Full Post »

Di Maurizio Baiata

17 Aprile 2021

Nel 1997 l’ambiente ufologico mondiale fu scosso dalle immagini di un interrogatorio telepatico a un essere alieno apparentemente agonizzante. Un uomo, coperto dal nome fittizio di “Victor”, aveva affermato di averle trafugate dal reparto video riversamenti di Groom Lake, sito dell’Area 51, installazione dell’Air Force USA facente capo alla base aerea di Nellis, in Nevada. Appena ne ebbi notizia, telefonai a Tom Coleman, il presidente della Rocket Pictures di Los Angeles, il quale, contattato da “Victor”, da lui aveva acquisito il diritto di divulgare il filmato sotto forma documentaristica. Tom era in possesso di un video di due minuti e 55 secondi di immagini, che ritraevano un essere alieno di tipo grigio sottoposto a quella che alcuni avevano definito un’intervista condotta da un telepate la cui figura nel video si intravede a malapena.

Lo “colonna sonora” era stata rimossa, per evitare che le voci avvertibili e i rumori ambientali consentissero di riconoscere le identità e la location. Meno di tre minuti di footage a colori, agghiacciante e, se vero, assolutamente straordinario, cioè il miglior documento filmato a testimonianza di una presenza non umana e non terrestre nelle mani del governo USA. Le immagini mostravano una strana creatura presumibilmente seduta, o ancorata al bordo di un tavolo, dalla grande testa calva e a bulbo, enormi occhi neri e il mento allungato e prominente. L’essere, di corporatura molto minuta e di altezza indecifrabile, è coperto da a qualcosa di attillato e grigiastro, le braccia forse legate.

Un led luminoso pulsa sul tavolo, una luce saltellante, forse un segnalatore di ritmo cardiaco o respiratorio. Il telepate e l’essere alieno comunicano mentalmente, si suppone in presenza di altri individui dei quali si vedono solo le sagome nere. Dopo poco più di un minuto, la creatura inizia a sussultare e sembra colpita da convulsioni, forse un attacco apoplettico. Due medici, a volti coperti da mascherine, entrano in scena e soccorrono l’essere, detergendogli con una garza la bava rossastra che gli esce dalla bocca. Le immagini terminano improvvisamente sugli ultimi rantoli della EBE (Entità Biologica Extraterrestre) la cui testa si accascia fin quasi a sparire dietro il tavolo. Dall’inizio alla fine del filmato, in basso nell’inquadratura, appare la sigla DNI (presumibilmente, Department of Naval Intelligence), seguita da diverse cifre e l’indicatore del “time code”, il contatore del minutaggio delle riprese. L’effetto di tale visione è sconvolgente. Si presuppone che le riprese mostrino un ambiente medico sotto il controllo di personale specializzato, pronto ad intervenire nel caso di un subitaneo attacco improvviso su un essere che non si comprende come possa esistere in cattività, soprattutto in condizioni di evidente sofferenza. Se autentico, il filmato apparentemente uscito dalla sezione S-4 sotto forma di videocassetta Super VHS per mano di un sedicente tecnico del reparto video riversamenti, lasciano aperte solo due soluzioni interpretative: la prima, che le E.B.E. esistono e sono in mano degli USA. La seconda, che si tratta di una truffa costruita e realizzata con mezzi molto costosi e con zero possibilità di profitto per i suoi ignoti realizzatori, se non la Rocket Pictures che, a quanto risulta, ha tenuto  nel proprio catalogo il documentario “Area 51 – The Alien Interview” (disponibile in DVD) sino alla fine della prima decade degli anni Duemila.

L’INTERVISTA DI “VICTOR” AD ART BELL

A seguito della divulgazione mondiale del documentario “Alien Interview”, il video divenne oggetto di accese discussioni a livello ufologico internazionale. Il problema principale era la fonte, “Victor”, rimasta sempre nell’ombra.I pareri degli intervistati – fra esperti di effetti speciali e ricercatori – furono contrastanti. In Italia, coinvolsi il mago degli effetti speciali Sergio Stivaletti, che espresse un parere non positivo in merito all’autenticità del filmato, in quanto la creatura avrebbe potuto essere ricostruita in “animatronica” con un budget di circa 200 milioni di lire. In merito, gli feci notare che la serietà della Rocket Pictures era fuori discussione e che nessuna fonte, per quanto anonima, avrebbe potuto disporre di simili cifre al fine di ottenere quel risultato. Stivaletti ne prese atto.

Dalle dichiarazioni di “Victor” riportate prima nel documentario targato Rocket Pictures, ribadite in una intervista in diretta telefonica il 23 Maggio 1997 allo show di Art Bell, “Coast to Coast AM” con ospiti – fra gli intervistati – Sean David Morton, Bob Dean e Rick Baker, si evinceva che il misterioso testimone si dichiarava in possesso di informazioni precise in merito al “Programma di Interviste Aliene” condotto presso la struttura S-4 (quattro livelli sotterranei e uno di superficie) dell’Area 51. In particolare, “Victor” affermava: “Ero l’agente incaricato della rimozione dei dati che apparivano sulla registrazione effettuata nella S-4, dove avvenivano gli interrogatori. Il nastro che ho consegnato alla Rocket Pictures era una copia super VHS, ma i dati effettivi e originali erano su supporto digitale, una quantità limitata di informazioni…”. Se si riascolta la trasmissione, si nota “Victor” dire: “Ho visto altri video, ma sono riuscito a prendere solo questo e quanto è in possesso nella sezione S-4 è sbalorditivo”.

Nel 2014, il dibattito su tale materiale negli USA era ancora vivo e venivano condotti accertamenti tecnici per stabilire le dimensioni del filmato in formato digitale. La conversione della versione Super VHS del 1995 nel formato DV-AVI, si rivelava idonea all’inserimento in un CD-ROM (633 MB) e ne conseguiva che le affermazioni di “Victor” confermavano l’ipotesi che l’esercito statunitense prima di ogni altro Paese avesse accesso a tecnologia avanzata anche per riversamenti da analogico a digitale. I militari avrebbero potuto creare CD di dati molto prima degli utenti o proprietari di computer domestici, già durante il boom informatico della fine degli anni ’90-inizio dei 2000.

Le polemiche peraltro scemarono nel giro di un anno e il video è rimasto a lungo nel “grey basket” (definizione cara Stanton Friedman) di diversi ufologi. Nel 2008 usciva una nuova edizione di “Alien Interview” che presentava interessanti contributi speciali: la registrazione dell’intera intervista di Art Bell e un’altra girata in video a “Victor”, ancora a volto coperto e con voce contraffatta, girata nel Giugno 2008 dal regista Jeff Broadstreet, lo stesso del documentario della Rocket Picturess. Di quest’ultima, quanto segue è la trascrizione integrale.

IL TESTAMENTO DI “VICTOR”

Una macchina percorre una strada nei dintorni della città di Mojave, in California, accosta su uno spiazzo che dà su un’installazione di antenne paraboliche. Nell’auto ci sono Jeff Broadstreet, l’intervistatore che filma con la sua digitale e il testimone, “Victor”, con il volto coperto da una maschera e la voce contraffatta, mentre fuori campo un operatore effettua le riprese esterne con una videocamera professionale.

Jeff Broadstreet: Allora, Victor, eccoci qui.

Victor: «Non pensavo di sentirmi chiamare Victor, dopo tutto questo tempo».

J.B. Sono passati 11 anni da quel Maggio 1997, l’impressione che traemmo dalla prima intervista era che lei aveva paura.

Victor: «Non avrei mai dovuto farlo, furono i dirigenti della Rocket Pictures a convincermi, ma non eravamo d’accordo per realizzare una serie di interviste promozionali…»

J.B.: Lei però prese parte all’Art Bell Show dal vivo, e ora è lei che ci ha contattato, chiedendoci un compenso per questa intervista…

Victor: «Certo, voi siete i produttori che in questi 11 anni hanno realizzato i documentari, e cosa è successo di importante? Nulla. Chi sono i cosiddetti ufologi, auto proclamatisi inquirenti? Perché nessuno di loro ha chiesto informazioni sulla S-4 tramite il FOIA, o ha seriamente indagato per confermare o smentire l’esistenza del “Programma Alien Interview”? Hanno tutti preferito fare documentari, invece di studiare le mie informazioni».

J.B.: In conclusione, nessuno è stato in grado di smontare le immagini?

Victor: «Infatti, e la verità si saprà solo quando vorrà rivelarla il governo».

J.B.:  Cioè i ricercatori della verità via internet hanno deluso le sue aspettative?

Victor: «A dir poco, non che ci sperassi tanto, considerando che si è preso seriamente Bob Lazar…  poi nel documentario c’era Sean David Morton, un ricercatore. E cosa ha scoperto, per corroborare o demolire? Eppure anche lui è stato pagato come me. Credo che il loro interesse sia esclusivamente commerciale (Victor si altera, la voce e il tono divengono più incalzanti)».

J.B.: Presumo lei abbia visto le altre interviste, ad esempio quella a Bob Dean, il comandante NATO in pensione…

Victor: «Ha avuto un atteggiamento corretto, ma è stato per puro caso».

J.B.: E a proposito di Rick Baker? Ha vinto degli Oscar.

Victor: «È un creatore di effetti speciali, un professionista, anche lui è un business man, aveva più interesse a dire che lui l’alieno lo avrebbe fatto meglio, piuttosto che parlare della realtà, poi John Criswell, entrambi hanno detto di essere capaci di fare un alieno più realistico. Bene! E dove lo avremmo visto? Nei film tipo “Men in Black”? Oppure in un video ridicolo come quello dell’Alien Autopsy? Mostratemi un alieno più autentico di quello nell’Intervista… (tossisce e il respiro si fa più affannoso)… se ne siete capaci dimostratelo! Fatelo davanti a un pubblico… per quelli dello show business tutto è un’iperbole. Io critico chi si è interessato solo per dimostrarsi infantile, per mercificare il video, o per accettarlo supinamente, senza fare alcun tentativo di valutare il materiale, o senza aver prodotto altro materiale per corroborare, o smontare il video… Questo non è uno scherzo. E non è una truffa. Non avrei mai rischiato la mia reputazione. Io sfido gli ufologi a smentirmi. Perché non scoprono la mia identità? Se credono davvero che è un falso, che lo provino! Mostrino come e dove è stato fatto. Se è un pupazzo, lo provino! Trovino il suo creatore. E provino chi sono io… tanto non è che mi importi più molto, a questo punto (accessi di tosse). Mi lasci dire questo… No. No. Basta».

J.B.: Cambiamo argomento. Cosa può dire ai ricercatori a proposito delle voci circolate nella comunità ufologica sul fatto che Dick Cheney e Ronald Rumsfeld sono stati a conoscenza di queste EBE sin dall’amministrazione Nixon?

Victor: «Certamente Cheney sa tutto quello che c’è da sapere nel governo, non c’è molto di ciò che deve restare celato al grande pubblico che Cheney non sappia; Rumsfeld è arrogante, è un pallone gonfiato, ma ha dimostrato un certo interesse per le nuove tecnologie. Ai ricercatori UFO direi di controllare dove si trovava Rumsfeld alla metà del Marzo di quest’anno, scoprirebbero qualcosa di interessante…»

J.B.: Può elaborare il concetto?

Victor: «No, e non credo lo vorrebbero i produttori di questo documentario».

JB: Lei pensa che il presidente Bush sia stato aggiornato sul nostro programma ET, oppure Cheney lo ha tenuto all’oscuro?

Victor: «Il Presidente Bush, ecco un burattino, un miliardario artificiale, e se nessuno vuole riconoscere di avere un finto presidente, perché preoccuparsi di riconoscere un finto alieno da uno vero, qualora ne vedano uno? Bush è irrilevante. Sia per la questione pubblica, sia per le decisioni importanti, che vengono prese nell’ufficio del vice presidente».

J.B.: Cosa pensa dell’11 Settembre?

Vikctor: «Non ne voglio parlare. L’11 Settembre è come il Triangolo delle Bermuda, non fa parte della storia reale. Possiamo dirlo, questo?»

J.B.: Nella sua intervista ad Art Bell lei alluse chiaramente al fatto che le EBE sarebbero state trasferite dall’Area 51 ad una base nello Utah. Ma si trovano ancora lì?

Victor: «Per quanto ne so, tutte le EBE che sono state in nostra custodia, al momento attuale, sono decedute. Prima di continuare, vorrei aggiungere, a lei – per rispetto nei confronti dei suoi spettatori – e al capo della Rocket, che questa è l’ultima volta che lei mi vede, lei sta raccogliendo la mia ultima dichiarazione e stavolta lo voglio dire con… convinzione (singhiozza) perché sembra che questo mio container fisico sia giunto alla sua data di scadenza. Non mi resta molto da vivere. Questo è il mio testamento (il respiro diviene quasi un rantolo sommesso)».

“Victor”, con volto oscurato e voce irriconoscibile.

J.B.: Qual è il suo testamento?

Victor: «Mi dimostra compassione, la ringrazio. Come lasciai intuire nell’intervista con Art Bell, il mio coinvolgimento con la S-4 e il programma di interrogatori alieni giunse al termine nel 1987. Negli ultimi dieci anni non ho più fatto parte di programmi “black ops”, tuttavia sono stato in contatto con individui ancora coinvolti nel tentativo di comprendere le informazioni raccolte prima che gli alieni “si scorporassero”. E le posso dire, signore, che se io non sarò più in questo mondo, lei non lo sarà per molto più a lungo… come si legge nella Bibbia, la fine dei tempi si avvicina».

J.B.: La fine del mondo?

Victor: «La fine del mondo. Noi siamo stati testati e abbiamo fallito. Gli alieni sono arrivati, per presentarsi all’umanità e sono stati presi, legati e interrogati e gli hanno poi consentito di morire. E ora tutto questo è alla fine. Vorrei brindare a questi presunti inquirenti, a questi ufologi (sogghigna), guardate i dati e cercate di scoprire dove si trovava Donald Rumsfeld il 31 Marzo di quest’anno».

J.B: Perché è così importante questa data in riferimento a Rumsfeld…

Victor: «Donald Rumsfeld è stato al corrente del programma di interviste aliene almeno dal 1974, negli ultimi giorni della congiura di Nixon. Anche fuori dal governo, Rumsfeld era informato, ma solo quando il programma di telepatia con gli alieni fu inserito nelle operazioni segrete, solo allora la vera traduzione, il vero significato delle comunicazioni degli alieni gli fu chiaro e da allora credo che per questo perse interesse per la causa degli Stati Uniti. La sola cosa che gli preme oggi è trovare una strada per essere uno dei pochi che si salveranno quando arriverà la fine».

J.B.: Secondo lei ci attende una fine dei tempi biblica…

Victor: «È infantile definirla biblica. Perché la Bibbia, in sé, è una cortina fumogena. Questi alieni non hanno nulla a che fare con la campagna di disinformazione avviata da coloro che per primi li hanno incontrati e per primi si sono tenute per sé le informazioni. Donald Rumsfeld è uno degli ultimi del gruppo che cerca di mantenere il possesso e il controllo di informazioni personali che dovrebbero essere divulgate all’intero genere umano. E ora che è arrivato a capire esattamente quello che gli alieni hanno cercato di comunicarci, non gli importa più nulla del resto dell’umanità, la sua unica preoccupazione è quella di far parte di una élite, i campioni eletti, che prenderanno il largo prima che si sentano squillare le trombe della fine».

J.B.: Suona come l’Armageddon, il 2012, il calendario Maya…

Victor: «Il Calendario Tzolkin è un’altra inaccurata rappresentazione di ciò di cui stiamo parlando. Il 2012 è una data imprecisa. È vero, la data è molto prossima, ma non sarà il 2012. E non entro la mia vita, non ci arriverò, ma certamente lo sarà per lei, io non ho piani per il ventesimo anniversario di questo documentario…»

J.B. Non vorrà davvero dire…

Victor: «Dopo di me il diluvio” (menziona la frase del re di Francia Luigi XV, N.d.R.), un diluvio solare, io non ci sarò, ma voi ci sarete. Quando non ci sarò più, lasciate che la terra e il fuoco si uniscano».

NOTA

Questo articolo precede la prossima pubblicazione, nuovamente su questo blog, di un articolo riguardante i retroscena della divulgazione dell’“Intervista all’Alieno” per mano di Giorgio Bongiovanni.

Read Full Post »

di WENDELLE STEVENS

Premessa. Sono lieto di presentare la versione da me tradotta ed editata di questo fondamentale articolo di Stevens, originalmente destinato a pubblicazione su Open Minds Magazine, da me diretto, ma mai apparso negli USA, né sulla rivista “X Times” diretta da Lavinia Pallotta. Il pezzo è un chiaro esempio dell’inimitabile lavoro di indagine condotto per decenni dal grande Wendelle Stevens. Maurizio Baiata – 12 Aprile 2026

Nell’Autunno 1965, il maggiore Rudolph “Rudy” Pestalozzi dell’USAF (in pensione) residente a Tucson, aveva acquistato una casa in città e si era iscritto all’Università dell’Arizona per completare la formazione accademica. Ufficiale di Intelligence presso l’Alto Comando della WADA (Western Air Defense Force Area), come ultimo incarico prepensionamento, supervisionava la Squadra Investigativa sugli UFO della WADFA per conto del Comando. Durante una lezione di matematica all’Università dell’Arizona a Tucson, uno studente menzionò un recente evento UFO riportato dal giornale locale. Gli studenti ridacchiarono per l’ingenuità di quel ragazzo e lo stesso fece il professor James McDonald, che era presente. Al termine della lezione, Pestalozzi si avvicinò a McDonald (fisico atmosferico, N.d.A.), gli disse di aver reagito diversamente alla domanda innocente dello studente e gli chiese un parere. Date le implicazioni scientifiche dell’argomento McDonald non nascose un qualche interesse, ma riteneva comunque che il fenomeno fosse solamente un cumulo di sciocchezze. Riteneva inoltre che il Progetto Blue Book stesse svolgendo un buon lavoro di ricerca per l’USAF, anche se lo studio non aveva provato un coefficiente di realtà negli avvistamenti riportati. Fu allora che Rudy gli riferì cosa stava facendo per la WADFA e che, presso lo staff Intelligence del quartier generale, c’erano schedari pieni di rapporti attendibili su tali inesplicabili avvenimenti. Discussero un po’ e Rudy provò quanto affermava sottolineando che il Blue Book era una copertura per il pubblico e non stava indagando su nulla. A riprova di quanto affermava, gli propose di raggiungerlo a casa di un amico, gli diede il proprio numero di telefono e tornò a casa. Jim McDonald aveva accettato la sfida, lo chiamò e disse che voleva incontrarlo di nuovo.

La sera seguente Rudy e McDonald erano a casa mia, tirai fuori una serie di ottime fotografie di UFO, oggetti volanti ben definiti nel cielo diurno, alcune delle quali mai pubblicate prima. McDonald ne rimase impressionato, poi Rudy descrisse un recente episodio avvenuto a Tucson, e affermò che se Jim avesse indagato e verificato di persona avrebbe appurato che non era mai finito nel Blue Book, né sui giornali, né altrove, dopo essere stato rigorosamente insabbiato a livello locale.

I fatti erano chiari. Un gigantesco super bombardiere Convair B-36 a sei motori, con un equipaggio di 12 avieri, aveva appena effettuato un’esercitazione di rifornimento in volo sulle Catalina Mountains a nord della città e si era appena disconnesso dal tanker, e per alcuni minuti un grande UFO discoidale lo aveva avvicinato per poi allontanarsi rapidamente, sotto gli occhi stupefatti dell’intero equipaggio. L’evento era stato segnalato al quartier generale della WADFA a Hamilton Field, in California, non troppo lontano, e Rudy Pestalozzi portò la sua squadra investigativa della WADFA a Tucson per interrogare i testimoni oculari. Erano intenti ai colloqui nell’aula Vase della base aerea Davis-Monthan di Tucson, quando la sirena suonò per la pausa pranzo. Uscendo dall’aula, Rudy e il suo team videro sulla strada che portava alla sala pranzo una lunga fila di persone che fissavano il cielo. Notarono subito due dischi argentati di una ventina di metri di diametro che volteggiavano sulle loro teste, uno si librava in alto, l’altro effettuava passaggi in picchiata a bassa quota sopra la gente su e giù per le strade di Davis-Monthan. Gli uomini del team corsero in aula per prendere le macchine fotografiche e presero a scattare foto il più velocemente possibile, muniti di una fotocamera portatile da 35 mm a testa, una macchina fotografica da stampa 4“x5” e una cinepresa da 8 mm a carica manuale. Ne uscirono otto rullini da 35 mm, tre pacchetti di pellicole per la foto macchina e due bobine di pellicola da 8 mm, il tutto per quel solo avvistamento. Il laboratorio fotografico della base venne chiuso per procedere allo sviluppo delle pellicole, 27 testimoni furono interrogati e le loro dichiarazioni trascritte e battute a macchina per essere archiviate. Al ritorno dalla pausa pranzo, il personale fu convocato dai superiori: gli dissero che ciò che avevano visto era una questione di sicurezza nazionale e avrebbero rischiato il posto di lavoro se avessero fatto trapelare anche solo una parola. L’evento era da dimenticare, non era mai accaduto. Ai giornali fu servita una versione di copertura.

Il cimitero dei velivoli storici della base aerea di Davis Monthan, a Tucson.

Tre giorni dopo il rapporto era stato redatto e assemblato nelle otto copie richieste per la distribuzione standard, un fascicolo completo spesso quasi cinque centimetri, incluse oltre 40 fotografie e più di 20 dichiarazioni dei testimoni. Rudy Pestalozzi era responsabile del rapporto finale e firmò lo straordinario documento. Arrivati al Distretto prima di riunirci per il briefing di Jim McDonald a casa mia, trovammo il fascicolo vuoto. Conteneva soltanto un telegramma che ordinava che il fascicolo fosse inviato all’indirizzo del quartier generale superiore designato, ovvero il quartier generale della 12ª Air Force a Waco, in Texas. Una volta contattati, abbiamo scoperto che il fascicolo in loro possesso conteneva un telegramma simile che ordinava che quella e tutte le copie dei comandi subordinati fossero inoltrate a un altro nuovo indirizzo presso il Quartier Generale dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti. La stessa cosa abbiamo riscontrato per i files ADC e AMC (da passare ai laboratori di analisi, N.d.R.), il che indicava che tutte le copie erano pervenute al Quartier Generale dell’Aeronautica Militare USA e distrutte. Anche il fascicolo della WADFA alla base aerea di Hamilton era vuoto.A quel punto James McDonald si rese conto di avere in mano qualcosa di concreto e si mise al lavoro. Approfittando delle vacanze estive raggiunse il quartier generale dell’Air Material Command per scoprire cosa fosse successo a un rapporto originalmente così voluminoso. In effetti, un generale ammise di aver letto il rapporto e di averlo riposto in archivio. Quindi si recò al quartier generale dell’USAF, al Pentagono, a Washington D.C., per cecare di capire perché quel materiale così interessante non era mai arrivato al Progetto Blue Book. Gli opposero una forte resistenza, ma ora era vicino a un risultato fantastico. Era chiaro, il Progetto Blue Book non sapeva nulla di questo caso. James McDonald aveva dato avvio alla sua crociata e non si tirò indietro, marciando accanto agli studenti dell’Università dell’Arizona, portando uno striscione di protesta contro la scelta di Tucson come sede di un sito con 18 silos per missili balistici intercontinentali (ICBM). L’iniziativa non ebbe successo, ma non si arrese facilmente.

Convinse un membro dello staff del Presidente, incaricato degli inviti ai deputati e a un senatore alla colazione informativa mattutina con il Presidente (Eisenhower, N.d.R.) ad includere uno dei membri del Congresso dell’Arizona. Il Presidente come al solito esordì con una dichiarazione, poi esortò i convenuti a intervenire. Tutti declinarono, tranne Jim McDonald, che si alzò in piedi e chiese dove fossero finiti i casi ufologici più importanti, che erano scomparsi. Il deputato dell’Arizona tirò la manica della giacca di McDonald per farlo sedere. Jim non ottenne una risposta, ma aveva capito che esisteva un altro posto dove i files erano custoditi. Per chi ne sia a conoscenza, le vecchie strutture “Bolt Hole” (rifugio, N.d.R.) di Mount Weather rappresentano la probabile location per la custodia permanente del materiale più delicato. Al suo ritorno, James McDonald era ormai convinto che la questione era ancora più grave, che la Commissione Condon dell’Università del Colorado era una farsa finanziata dall’Aeronautica Militare per liberarla da ogni responsabilità e che la conclusione era stata prestabilita e pagata in anticipo dall’Aeronautica Militare. Cominciò a contestare le conclusioni della Commissione Condon, sostenendo che non erano supportate da prove. Viveva un momento di grande slancio, all’apice della sua ricerca, quando fu trovato nel suo ufficio con un colpo di pistola che gli era penetrato nella testa attraverso il palato. Stava per essere archiviato come tentato suicidio, ma il proiettile aveva attraversato i due emisferi cerebrali e senza ucciderlo. Aveva quasi reciso un nervo ottico e danneggiato l’altro al punto che aveva solo il 20% della vista periferica nell’occhio sano. Fu ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale Universitario, sotto costante osservazione, 24 ore su 24. Nel cuore della notte scomparve dal suo letto e non fece più ritorno. Fu ritrovato il giorno dopo a quattro miglia di distanza nel deserto, da solo, con un altro colpo di pistola che gli aveva trapassato le tempie da sinistra a destra, da un lato all’altro. Ecco, aveva portato a termine il lavoro, quella fu la sentenza sulla sua morte! Un uomo in camice da notte in un letto privo di schienale, pantofole di stoffa, senza vestiti, senza portafoglio, senza chiavi, senza soldi e senza scarpe, uscito dall’ospedale senza essere visto, che aveva percorso tutto il corridoio, aveva superato il banco delle ammissioni, era uscito dalla porta dell’ospedale ed era salito su un’automobile guidata da chissà chi, e il tutto senza che nessuno lo vedesse, poi era stato portato altrove, presumibilmente a casa sua, dove aveva preso la sua pistola da una scatola da scarpe nell’armadio, attraversando porte chiuse a chiave al piano di sotto, passando attraverso la porta chiusa a chiave della camera da letto, era entrato nella cabina armadio, per poi uscirne di nuovo senza svegliare la moglie, quindi era tornato giù all’auto, ci era salito e aveva guidato nella notte nel deserto… e aveva portato a termine il lavoro, e tutto questo con solo il 20% di vista in un occhio alla luce del giorno. Non è mai stata trovata alcuna auto. Agenti governativi si sono recati a casa del Professor McDonald e hanno setacciato i suoi documenti personali prendendo ciò che volevano. Le polizze assicurative furono liquidate senza domande.

La ragione addotta per il suicidio fu meramente speculativa: era tornato da Washington e aveva scoperto che la moglie lo aveva tradito, durante la sua assenza. Però gli amici non potevano crederci. Jim era un maniaco del lavoro, amava il suo impiego e spesso lavorava fino a tarda notte all’Università dell’Arizona. Per questo, con la moglie avevano concordato che, se lei avesse avuto bisogno di compagnia mentre lui era via, avrebbe potuto cercarla altrove. Ed entrambi lo avevano accettato. Sì, sono convinto che abbiamo perso un grande ricercatore, che è stato “suicidato” da ignoti. Non è il primo dei miei amici che ha subito un simile destino e sono sicuro che non sarà l’ultimo. Ho avuto anche colleghi vittime di “malattie” e “incidenti” per mano di individui rimasti nell’ombra. Però, vedete, so benissimo quanto sia facile farlo. Me lo ha rivelato uno dei miei contatti che ha svolto lui stesso una serie di tali “missioni”. Per ognuna delle quali è stato ricompensato con 5.000 dollari. Aveva portato a compimento una missione speciale.

L’articolo di Wendelle Stevens viene pubblicato qui per la prima volta.

Read Full Post »

PREMESSA di Maurizio Baiata

Mi è stata chiesta da più parti una opinione sul film documentario “The Age of Disclosure”, da mesi campione di incassi sulle piattaforme televisive a pagamento. Non avendolo visto, non mi azzardo ad esprimermi, riservandomi di farlo quando ne avrò tutti gli elementi, e per il momento lasciando la parola all’amico e ottimo conoscitore della materia Guido Scalambra.

Di Guido Scalambra

2 Aprile 2026

Un personale pensiero dopo la visione di questo film documentario. Come ormai attempato studioso della realtà ufologica, non mi aspettavo eclatanti rivelazioni, quindi non mi stupisce che la documentazione esposta raccolga fondamentalmente in un unico contenitore le dichiarazioni di personaggi con un certo peso d’immagine e notorietà pubblica negli Stati Uniti e nel mondo dell’ufologia, ma di fatto ripercorre quanto reso noto negli anni riguardo una realtà nella storia del pianeta, ma non generatasi dalla sua umanità. Non è una novità, la capacità osservata in questi oggetti di movimenti, velocità e interazioni con stati della materia non assimilabili ad azioni di vettori di costruzione indigena. Sottolineando il fatto che tale capacità viene testimoniata dai tempi in cui sopra le nostre teste volavano aerei a pistone. Non è una novità, inoltre, che siano avvenuti già da molto tempo crash di UFO e relativi recuperi di entità fisiche, di cui sono state raccolte a testimonianze dirette e attendibili, così come indirette, dove il detto e il riferito possano dar luogo a perplessità. Ad esempio la dichiarazione di David Grusch all’udienza del 2024 sul crash di Magenta del 1933, non nella realtà dell’incidente, bensì delle modalità storiche del recupero dell’UFO nel 1945 ad opera degli Stati Uniti.

La locandina di “The Age of Disclosure” e l’ex Presidente USA George Herbert Walker Bush.

Le dichiarazioni degli intervistati si possono dividere in due settori: quello politico, che prende atto della realtà e urla alla Luna trasparenza, e quello tecnico, ovvero degli operatori civili o ex militari che hanno posto lo sguardo nei sancta-sanctorum dove materialmente sono occultate le prove del fenomeno. Queste persone riferiscono cose ormai risapute, ma che sulle altre obbediscono all’ordine del silenzio, oppure perdono credibilità, fornendo notizie poco attendibili. Il silenzio viene giustificato con l’importanza di ribadire il principio della sicurezza nazionale, cioè il “taci, il nemico ti ascolta”. Ne sorge la domanda: chi sarebbe il nemico? La popolazione o entità che in più di un’occasione hanno palesato capacità di accesso ad ovunque?

Riferendomi all’occidente statunitense, si potrebbe pensare che una divulgazione trasparente e totale configurabile come “verità” causerebbe un terremoto delle fondamenta di un sistema piramidale che, da troppo tempo, si auto referenzia nella gestione del potere. Dovrebbero dichiarare se e con quali entità avrebbero stretto accordi e del loro contenuto. Dovrebbero rispondere sul come è stato finanziato un programma del genere, se è lecito ipotizzare un’appropriazione indebita di fondi pubblici da parte dell’apparato militare, così come dichiarato nel docu-film.

Da sinistra, tre pezzi da novanta del film documentario, da sinistra, Jay Stratton, Luis Elizondo e Marc Rubio.

Il programma occulto “Legacy” nel suo metodo organizzativo dichiarato, prevede una dominanza dell’apparato militare, al che, stranamente, si può notare che la Marina non è presente in questo schema. Può essere un particolare da osservare con attenzione il fatto che dalla Marina sono pervenute le prove acquisite con metodo strumentale dall’UFO Tic-Tac. Sempre non da poco in tale metodologia organizzativa l’assenza del Ministero dell’Energia. Inoltre, tenuto conto della severità del sistema fiscale statunitense, gli appaltatori civili, come avranno dichiarato i fondi ricevuti? Ah no, non li hanno dichiarati? Il pozzo buio e profondo del deep state, si direbbe.

Il mio parere è che il tempo della divulgazione coincide con il momento dell’annuncio, ma è un annuncio di un prodotto che non credo verrà mai palesato, in base alla tecnica collaudata del creare aspettativa, un finto cambio di metodo. Il fine di tutto questo la si può leggere nella famosa frase del “Gattopardo” declamata dal personaggio interprete del romanzo, Tancredi, “Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Varrebbe infine un’ipotesi, quella secondo la quale, per rimettere le cose al loro posto in equilibrio, siano loro a manifestarsi.  Le entità dall’antico lignaggio, custodi della Storia di questo pianeta, magari irrompendo e dire: “Scusate l’irruzione, ma necessita risolvere un problema…”.

Un’ultima confessione. Debbo ammettere che per me il docu-film è stato così interessante da appisolarmi negli ultimi 15 minuti.

Read Full Post »

Gli inediti retroscena di un debunking ai danni dell’anziano colonnello… e quello che accadde a Laughlin dove nel 2006 dovevo parlare di lui…     

Di Maurizio Baiata29 Marzo 2026

La presenza del colonnello Philip Corso in Italia confermò quanto già sapevamo: la verità può venire fuori solo se a raccontarla è un suo autentico protagonista. Nelle due visite al nostro Paese nel ’97 e nel ’98 Corso chiarì una volta per tutte che il problema nodale della questione UFO/ET era costituito da un’impenetrabile cortina di segretezza e che, per gli ufologi, sfidarla significava confrontarsi con lo stesso potere di cui avevano fatto parte i militari che sino ad allora avevano avuto il coraggio di parlare. Se Philip Corso lo aveva dimostrato, bisognava adesso riconoscere che aveva ragione chi vedeva la questione ufologica mondiale alla luce delle rivelazioni di militari americani che coraggiosamente si erano esposti, come Robert Orell Dean, ex sergente maggiore della Nato e come Wendelle Stevens, ex colonnello dell’USAF a lungo operativo nel Blue Book. E avevano pagato pesantemente di persona.

A partire dal 1947, per interminabili decenni, l’ufologia mondiale si era aggrappata alla raccolta delle prove fisiche per sorreggere il teorema dell’esistenza del fenomeno UFO e delle intelligenze esogene al pianeta Terra che ne costituirebbero la matrice. Uno stato di fatto che cinquant’anni dopo sarebbe radicalmente cambiato se il mondo avesse dato credito a un veterano dell’intelligence dell’esercito americano pluridecorato e tutto d’un pezzo: il tenente colonnello Philip James Corso. Ma di lui si accorsero esclusivamente gli Stati Uniti e fra le nazioni europee, in primis l’Italia. Philip Corso era nato a Brownsville, Pennsylvania, il 22 Maggio 1915 da genitori di origine italiana, Antonio Corso (1886-1959) e Josephine Ferrere Corso (1894-1979). Morto a Jupiter, Florida, il 16 Luglio 1998 a causa di un attacco cardiaco, Philip aveva scelto la terra di origine della sua famiglia come proscenio di una straordinaria storia che era giunto il momento di divulgare. Per questo, insieme alla giornalista italoamericana Paola Harris, gli fummo sempre accanto durante le sue folgoranti apparizioni televisive, le numerose interviste e sul palco dei congressi di Montesilvano e San Marino.  

In azione a Montesilvano

La prima volta, nel 1997, ci si accorge subito che non scherza affatto. Conferma punto per punto la sostanza delle informazioni di “The Day After Roswell”, il suo atto di accusa nei confronti del cover-up voluto e gestito proprio da quelle strutture che per decenni aveva fedelmente servito. Delle organizzazioni ufologiche italiane più famose, ancorché “nuts & bolts” e perennemente prone in attesa di riconoscimenti ufficiali dallo Stato, il CUN si fece spettatore interessato e incline ad accettare la testimonianza di Corso, mentre sull’esempio di colleghi americani mainstream, il Cisu tentò di demolirne la credibilità, senza riuscirvi. Nessuno era in grado di contestare il suo lavoro al Pentagono nei primi anni Sessanta, o a Fort Riley nel ’47. La posizione di Corso era inattaccabile: per la Difesa degli Stati Uniti gli Extra Terrestri avevano rappresentato un nemico reale (seppure non dichiarato) e come tale costituivano un problema che, essendo inspiegabile, non era divulgabile. Per questo, la questione UFO era stata gestita nella massima segretezza grazie anche al determinante ruolo svolto da Corso.

Il colonnello aveva nel cassetto altri due memoriali dattiloscritti che desiderava vedere pubblicati, “The Day After Dallas” dedicato all’assassinio di JFK e “The American That Ruled Rome”. Il secondo portava alla luce scottanti retroscena della situazione italiana negli anni 1943 -1946 quando Corso fu tra gli alti ufficiali americani al vertice dell’intelligence degli Alleati nella cosiddetta “Roma città aperta”. Aveva visto in diretta il bombardamento di Cassino, aveva torturato i “malfattori comunisti” per ottenere informazioni, aveva rapporti diretti con i più alti prelati vaticanensi, aveva rapporti con De Gasperi… era uno che non si faceva intimorire da nessuno e che la Gestapo temeva più di altri.

Va da sé che le sue visite in Italia, da noi coordinate, non passarono inosservate da parte della stampa e dei media: nel convegno “Il Contatto”, evento svoltosi nel weekend del 1-2 Novembre 1977 nel grande salone del Grand Hotel Mediterraneo davanti a 600 persone Corso era l’ospite d’onore, insieme a figure di spicco dell’ufologia mondiale, fra i quali Sir Desmond Leslie (che vediamo con Corso nella foto sotto), Carlos Diaz, Bill Hamilton III. Fu allora che da fonti rimaste ignote ci giunsero avvertimenti il cui tenore era: va bene che facciate venire in Italia questi personaggi stranieri inclini a parlare di cose riguardanti gli UFO, ma è meglio non andiate oltre e, soprattutto, lasciate perdere le questioni italiane interne. In effetti, oltre ci saremmo andati un paio di anni dopo con Michael Wolf, ma questa è un’altra storia.

A chi credere, dunque?

 Corso si congedò dalla US Army Intelligence lasciando il servizio al Pentagono nel 1963 con i gradi di tenente colonnello. Con il suo superiore, Generale Arthur Trudeau, l’accordo era che non avrebbe mai dovuto rivelare nulla delle proprie attività di coordinamento della sezione Research & Development della Divisione Tecnologia Straniera della U.S. Army. Fra di esse, soprattutto quelle legate all’incidente di Roswell. Tenne fede alla parola data sino alla morte di Trudeau nel 1991, dopo di che mise mano alla raccolta di memorie e note realizzandone un manoscritto, la cui stesura sotto dettatura lo impegnò per oltre due anni dando vita a un dattiloscritto di oltre 150 pagine intitolato “Dawn of A New Age”. Il contenuto del diario avrebbe fornito alla editrice Simon & Schuster tutti gli elementi per pubblicare “The Day After Roswell”, il libro che negli USA uscì nel Luglio 1997, pressoché in concomitanza del corposo dossier “Roswell Case Closed” con cui l’Esercito USA chiudeva il caso suggellando la propria versione definitiva. Secondo il Pentagono, nel 1947 nel deserto del New Mexico non era avvenuto alcun UFO crash e tantomeno era stato recuperato un disco volante con il suo equipaggio di piccoli esseri alieni e non umani.

Per il rapporto ufficiale, ad alimentare la leggenda di un UFO precipitato fu solo un loro pallone sonda contenente manichini, i crash test dummies usati nei test di caduta da grandi altezze. A chi credere dunque, alla storia testimoniata da Corso dei misteri alieni del Pentagono, oppure al tomo firmato dalla U.S. Army che ne negava qualunque evidenza? Al colonnello in pensione integerrimo servitore della patria, desideroso di ripulirsi la coscienza e di lasciare ai nipoti un tangibile ricordo grazie alle royalties del libro che finalmente raccontava la sua storia? Oppure, ai suoi datori di lavoro? I due volumi si fronteggiarono sugli scaffali delle librerie in concomitanza con il cinquantesimo anniversario dell’incidente di Roswell. Come vendite, il pubblico premiò il memoriale del Colonnello. Vi si leggeva che nei primi anni Sessanta alle dipendenze di Trudeau, fu lui a selezionare una parte degli strani materiali e a consegnarli a diverse industrie perché, al riparo da occhi indiscreti, ne carpissero i segreti e li utilizzassero per avvantaggiarsi tecnologicamente, trasformandoli in dispositivi d’arma impiegabili su qualsiasi nemico, terrestre o extraterrestre. Fu un processo complesso di retroingegneria che, senza apparire nel budget ufficiale della Foreign Technology Division, a detta di Corso avrebbe ottenuto parziali, ma importanti risultati, rendendo possibile lo sviluppo dei circuiti integrati, delle fibre ottiche, il laser, le fibre super-tenaci e i visori notturni.

Ufologi, utili idioti

Le rivelazioni di Corso non erano la “pistola fumante” agognata dagli ufologi, molti dei quali lo attaccarono a più riprese per nulla convinti della loro veridicità. Senza prove fisiche dei materiali e/o di documentazioni, ad esempio che avesse avuto per le mani un frammento che avrebbe generato il “memory metal” o un referto autoptico di una E.B.E., o una fotografia o uno spezzone di pellicola e neppure la testimonianza di un suo pari grado o un sottoposto. Tutto era basato solo sulla sua parola. Questo bastò per subire gli attacchi di una schiera di studiosi mainstream che non diedero alcuna importanza né al suo formidabile curriculum militare né alla sua integrità professionale. Rispetto al metodico rilascio addomesticato delle informazioni ufologiche, per loro quella entrata in scena a sorpresa era stata troppo improvvisa, aveva chiamato in causa il governo USA dando fastidio alle sue appendici occulte e ai suoi comparti finanziario-industriali e strutture militari che agiscono secondo le direttive (questo Corso lo ha sostenuto e ha fatto anche i nomi) del gruppo supersegreto Majestic 12. Se si fosse limitato ad affermare “ho visto un alieno in una cassa a Fort Riley” poco male, sarebbe stato il parto della mente di un vanesio militare avanti con l’età. Invece, giurare in un affidavit ufficiale che per oltre un anno al Pentagono certi reperti di Roswell erano stati selezionati e quindi distribuiti ad aziende appaltatrici della U.S. Army spiazzava tutti, persino i ricercatori da sempre schierati contro il cover-up su Roswell.

D’altra parte, Corso considerava gli ufologi degli “utili idioti” che non facevano altro che dilaniarsi tra loro per futili questioni metodologiche, afflitti da sindromi di rivalità congenite e facilmente corruttibili per una briciola di notorietà. Dalle strutture di intelligence delle quali Corso aveva fatto parte, gli ufologi venivano usati e foraggiati con mezze verità, ingannati e depistati, prova ne sia che non avevano (e non hanno) mai ottenuto alcun risultato concreto nella guerra al segreto sulla questione UFO/ET. Se agli occhi di almeno una metà dell’opinione pubblica americana il muro di gomma di Washington su Roswell, gli UFO crash e sul fenomeno UFO appariva lesivo dei diritti costituzionali e in spregio della giusta informazione, il segreto aveva tenuto bene e aveva garantito la faccia pulita del sistema. In effetti, fu proprio Corso a sottolineare che la segretezza era un male deplorevole, ma necessario. Cos’altro attendersi da un uomo che ne aveva fatto un inalienabile principio di vita al servizio del proprio Paese?

Un vecchio, ma indomabile leone

Fra gli interrogativi posti dagli ufologi due emergevano e, stranamente, sembravano volgere a favore di Corso: se era così scottante, come mai la pubblicazione di “The Day After Roswell” in America non era stata bloccata? E perché la sua testimonianza non era stata ufficialmente smentita, né ridimensionata dal Pentagono? In risposta alla seconda domanda basti considerare che nessuna struttura di intelligence mondiale dice la verità se si tratta di faccende coperte da segreto di Stato e la questione UFO lo è. Ne consegue che un portavoce ufficiale del Pentagono mai si sarebbe azzardato a riconoscere la benché minima importanza al libro di Corso. Si scelse di ignorarlo totalmente. Alla prima, invece, le risposte scaturivano dalla natura stessa del libro edito dalla Simon & Schuster, un “instant best seller” i cui contenuti sia nella lussuosa prima edizione in brossura, sia nelle successive uscite paperback (tascabile) non corrispondevano affatto al diario originale “Dawn of a New Age”, il dattiloscritto corredato da disegni, grafici e fotografie in bianco e nero a suo tempo consegnato dal suo autore alla casa editrice. Redatto fra il 1961 e il 1963, il figlio Philip Corso Jr. così lo descriveva: “Sono 176 pagine, una parte scritte di pugno da mio padre, una parte dattiloscritte. Manca del tutto ogni accenno alla Hollywood, contiene solo gli appunti e le note originali, vale a dire quello che realmente la gente avrebbe voluto leggere, integrali e non editate” (dalla relazione di Phil Corso Jr. all’International UFO Congress di Laughlin del 2007).

Nelle clausole contrattuali, si faceva obbligo all’editore di sottoporre all’autore la stesura finale prima che il libro andasse in stampa, ma questo non avvenne. La Simon & Schuster si garantì piena libertà di editing andando oltre gli accordi presi con il colonnello. L’editrice infatti affidò la cura del volume al giornalista William Birnes, il cui nome appare come co-autore a pié di copertina, il quale realizzò una versione profondamente alterata nei contenuti e nella forma, con capitoli integralmente inventati e, rispetto all’originale, con una foliazione doppia che superava le 360 pagine, senza contare le appendici documentali incluse per volere del colonnello. Laddove il diario di Corso era asciutto, essenziale, tecnico ed efficace, ora ogni pagina grondava dello stile immaginifico e spettacolare di Birnes, ottimo “editor” senz’altro, il quale però aveva realizzato un romanzo, pieno di episodi, luoghi e personaggi ignoti al colonnello, di passaggi retorici e sensazionalistici tesi a far presa sul grande pubblico e non destinati alla ristretta comunità ufologica. Era come se al vecchio leone chiuso nella gabbia dello zoo si fosse detto di rinunciare anche alla propria criniera. L’aspetto più evidente del pesante rimaneggiamento di Birnes sta nei primi capitoli in cui vengono ricostruiti i giorni dell’incidente di Roswell fra il 2 e il 5 Luglio 1947 come se vi avesse fisicamente preso parte, mentre il Maggiore Philip Corso era di stanza a Fort Riley, in Kansas. In definitiva, malgrado ne avesse approvato il titolo, Corso immediatamente disconobbe “The Day After Roswell” come sua opera e a nulla valsero le sue rimostranze. Ovviamente, per non compromettere ulteriormente i già tesi rapporti con la Simon & Schuster, Corso non poté rendere noto tutto ciò pubblicamente pertanto la sua conseguente querelle con la major editoriale americana fu solo formale e non gli portò alcun riconoscimento, né sul piano economico né in quello della reputazione. Per sovrappiù, alla scomparsa di Corso, Bill Birnes fu immesso quale socio nella Corso Holdings, formata da Philip Corso Jr. e dall’avvocato William Kent. Da tale struttura sarebbe arrivata la citazione del tribunale di Los Angeles, della quale parlo più avanti.

Il parere del grande Gordon Creighton

A riprova di quanto appena riportato, c’è un articolo di Gordon Creighton (http://www.fsr.org.uk/GCreighton.htm), diplomatico britannico, autorevole ufologo e direttore della storica Flying Saucer Review (morto 95enne nel 2003). Dal pezzo, pubblicato sul Volume 45/1 del 2000 con il titolo “Who’s Monkeying with Colonel Corso’s Book?” (Chi sta giocando con il libro del colonnello Corso?) vale questo stralcio: Poco prima della sua morte, il Colonnello Corso prese parte al congresso UFO di San Marino, in Italia, dove incontrò Desmond Leslie (pilota e scrittore inglese, co-autore di George Adamski, n.d.R.) e con lui ebbe modo di conversare a lungo. Desmond Leslie mi ha personalmente riferito che Corso era su tutte le furie con il signor Birnes, tanto da avergli fatto causa. La ragione? La versione andata in stampa a cura di Birnes stravolgeva completamente quella che Corso aveva scritto(!)… Vorrei aggiungere un ultimo punto: nella mia nota sul Colonello Corso a pagina 15 del fascicolo 44/3 della FSR ho citato un rapporto del MUFON Journal del Luglio 1998 riguardante il fatto che il C.A.U.S. (Citizens Against UFO Secrecy) aveva reso noto che il colonnello Corso non solo ha dichiarato nel suo libro di aver aperto una cassa a Fort Riley e di aver visto al suo interno una piccola entità con mani dotate di quattro dita, ma che successivamente aveva dichiarato sotto giuramento che tale sua affermazione corrispondeva al vero. Le prove dunque evidenziavano molto chiaramente che il Colonnello Corso sapeva di cosa stava parlando. Sembra improbabile che una tale manomissione presente nel suo libro avrebbe incontrato la sua approvazione.

Con il termine “manomissione” Creighton si riferisce al fatto che nel Giugno 1998 (solo un mese prima che Corso morisse, ovviamente senza poter sollevare eccezioni) gli editori (Pocket Books / Simon and Schuster) pubblicavano una versione tascabile del libro al prezzo di $ 6,99 USA e a £ 6,99 nel Regno Unito. Lo strillo di copertina diceva “edizione aggiornata con nuovo materiale sensazionale”. Un nostro lettore l’ha acquistata, controllata e confrontata con l’originale, riscontrandovi a pagina 34 un solo “cambiamento”! Invece di “strane mani con quattro dita” c’era scritto “Strane mani con sei dita”. Facile dedurne che qualcuno ha avuto modo di giocare con i contenuti del libro, per ragioni a noi ignote. E quale ne potrebbe essere lo scopo, se non quello di fornire maggiore credibilità al filmato di Santilli, di per sé assai sospetto, emerso negli ultimi anni, che presenta la presunta dissezione di un corpo alieno dotato di sei dita?”

In Italia “The Day After Roswell” apparve una prima volta nel 1998, per la Futuro Edizioni con il titolo “Il Giorno Dopo Roswell” in allegato alla rivista “Notiziario UFO”. Nel 2017, grazie a una sinergia fra le case editrici Verdechiaro e Nexus, ne ho curato la nuova edizione intitolata “Roswell – Il Giorno Dopo” ampiamente rivista e corretta, eliminando dal testo gli abbellimenti letterari apportati da William Birnes. Il diario “Dawn of a New Age” vide invece la luce in Italia come “L’Alba di una Nuova Era” in prima edizione della Pendragon nel 2003 e in seconda, riveduta e ampliata, per la X-Publishing nel 2017.

Intimidazione andata a vuoto

Nel 2006 sono negli USA, su invito degli organizzatori dell’International UFO Congress Convention and Film Festival di Laughlin, Nevada, che si tiene dal 26 Febbraio al 4 Marzo. La mia relazione al clou della manifestazione è prevista il penultimo giorno, subito la presentazione di George Knapp, famoso giornalista di Las Vegas.

Il tre Marzo, alle ore 8 e 15 a.m. scambio alcune parole nel backstage con George Knapp, quindi delineo gli ultimi dettagli tecnici del mio intervento con Nicole, la figlia del direttore del Congresso, Bob Brown. Tutto ok. Knapp mi dice: “Anche io ho intervistato il colonnello. Sono curioso di ascoltarti”. Reciproco. Mi sistemo di lato nella sala gremita e seguo la relazione di Knapp, funambolica, precisa, degna del miglior giornalismo investigativo statunitense. Conoscendo i tempi stretti, esco dalla sala. Toilette. Fra una decina di minuti devo essere sul palco. Noto nella hall Bob Brown al telefono, parla animatamente con qualcuno: “Sì, Maurizio è qui, c’è un agente che ha detto che deve seguirlo”. Mi volto. Un uomo della sicurezza interna dell’albergo, non più alto di uno e settanta, massiccio e armato di tutto punto, mi squadra e fa: “Lei è Maurizio Baiata?” – Sissignore, rispondo. “Follow me!” (mi segua). Brown è ancora al telefono. Cosa devo fare? Gli chiedo. “Fai come dice l’agente. Io non posso farci niente, non so di cosa si tratta, non me lo ha voluto dire”. L’agente è truce in viso. Mi ripete: “Follow Me”. Obbedisco. Mi indica di camminare davanti a lui e di avviarmi verso l’ascensore. Mi guardo intorno, la hall d’ingresso alla sala conferenze è quasi deserta. Attendiamo l’apertura della porta dell’ascensore. Al suo arrivo, ne escono diverse persone. Faccio per entrare, ma l’agente mi blocca: “Attenda qui”. L’ascensore riparte vuoto. L’agente parla al walkie talkie: “Siamo al piano, ditemi quando”. La cosa mi piace sempre meno. Le porte dell’ascensore si riaprono, ascensore vuoto.

“Entri pure” dice l’agente che al walkie talkie comunica: “Stiamo arrivando”. Penso: e quando arriviamo che succede? In quanti saranno ad accogliermi? Ho fatto qualcosa di male quando vivevo a New York negli Ottanta? Le tasse le avevo pagate. Che vogliono da me? L’ascensore scende di due o tre piani. Si ferma e le porte si spalancano su un corridoio vuoto. Siamo nel seminterrato. “Mi preceda, in quella direzione”. Mi incammino, corridoi vuoti, lavanderia, ambienti anonimi. Mi dice di fermarmi e di attendere davanti a una porta. Bussa e apre un agente di polizia. “Questo è il Constable… – un poliziotto di Los Angeles di cui non afferro il nome – ha qualcosa che la riguarda”.Lei è Maurizio Baiata?” mi chiede il poliziotto – Sì. “Prenda visione di questo”. Mi porge un fascicolo di una ventina di pagine con un’intestazione inequivocabile. Un atto giudiziario. Mi dice: “Lei riceve una citazione del giudice distrettuale di Los Angeles”. Viene dalla società che rappresenta gli eredi del colonnello Corso. Ora non resta altro che quel pubblico ufficiale mi dichiari in arresto, che devo stare in silenzio e che devo seguirlo chissà dove. Ma non è così. Scruto la seconda e terza pagina del documento e chiedo se devo firmare qualcosa. “No, signor Baiata, era mio dovere consegnarle personalmente la citazione e ora è libero di tornare alla sua conferenza”. Gli stringo la mano e lo ringrazio. L’agente della sicurezza dice “Follow me” e andiamo a riprendere lo stesso ascensore. Nella hall mi attendono Bob Brown, Paola Harris bianca come un lenzuolo e l’avvocato Daniel Sheehan. Andiamo nella stanza degli incontri per gli addotti. Ci sediamo. C’è anche Teri, la musa del Congresso, moglie di Bob, ed è terrorizzata. Sono trascorsi venti minuti. Immagino che sul palco la loro figliola Nikki abbia intrattenuto i settecento presenti raccontando barzellette.

Porgo il documento a Daniel Sheehan che lo scorre rapidamente e poi mi dice: “Maurizio non devi preoccuparti, si tratta solo di un’intimidazione, un tentativo di farti paura, per non parlare”. Ma come, se viene dal tribunale di Los Angeles non è importante e poi di quale reato vengo accusato? “Qui dicono che hai infranto il copyright sulla pubblicazione in Italia del libro di Corso Dawn of a New Age, ma c’è allegato il contratto, come sono andate le cose?”. Lo spiego, a mio avviso non abbiamo infranto alcun contratto, ma sono molto rinfrancato. Non mi hanno sequestrato nelle cantine di un hotel nel deserto del Nevada e non mi hanno portato fuori in un sacco di plastica nera.

Va tutto bene, chiariremo tutto dall’Italia, dico. Bob Brown però è infuriato: “Maurizio, non solo hanno minacciato te, hanno minacciato anche la nostra Conferenza! Ora la vedranno!” Sheehan tranquillizza gli animi. Paola si sta riprendendo. Il pubblico in sala rumoreggia da un po’. Ci precipitiamo nel retropalco, passando per i corridoi interni. Tutto pronto. Bob Brown mi presenta. Spiega quello che è successo sventolando la citazione. E rivela un aspetto che ha appena notato. Il fax dal quale è partita la denuncia appartiene al numero di telefono della redazione del mensile “UFO Magazine” diretto da Bill Birnes, il co-autore del libro “The Day After Roswell”. Bob calca la mano e il pubblico applaude. “Noi non ci siamo mai fatti intimorire” – dice – Diversi anni fa avevamo invitato Maurizio una prima volta ma lui ha declinato. Ora finalmente è qui con noi ed evidentemente a qualcuno questa cosa non andava bene”. E conclude: “Ora abbiamo la prova che l’eredità di Corso è nelle mani di persone che non vogliono che si divulghi la verità, ma è il momento di ascoltare Maurizio Baiata”.

Read Full Post »

« Newer Posts - Older Posts »