Di Maurizio Baiata
17 Aprile 2021
Nel 1997 l’ambiente ufologico mondiale fu scosso dalle immagini di un interrogatorio telepatico a un essere alieno apparentemente agonizzante. Un uomo, coperto dal nome fittizio di “Victor”, aveva affermato di averle trafugate dal reparto video riversamenti di Groom Lake, sito dell’Area 51, installazione dell’Air Force USA facente capo alla base aerea di Nellis, in Nevada. Appena ne ebbi notizia, telefonai a Tom Coleman, il presidente della Rocket Pictures di Los Angeles, il quale, contattato da “Victor”, da lui aveva acquisito il diritto di divulgare il filmato sotto forma documentaristica. Tom era in possesso di un video di due minuti e 55 secondi di immagini, che ritraevano un essere alieno di tipo grigio sottoposto a quella che alcuni avevano definito un’intervista condotta da un telepate la cui figura nel video si intravede a malapena.

Lo “colonna sonora” era stata rimossa, per evitare che le voci avvertibili e i rumori ambientali consentissero di riconoscere le identità e la location. Meno di tre minuti di footage a colori, agghiacciante e, se vero, assolutamente straordinario, cioè il miglior documento filmato a testimonianza di una presenza non umana e non terrestre nelle mani del governo USA. Le immagini mostravano una strana creatura presumibilmente seduta, o ancorata al bordo di un tavolo, dalla grande testa calva e a bulbo, enormi occhi neri e il mento allungato e prominente. L’essere, di corporatura molto minuta e di altezza indecifrabile, è coperto da a qualcosa di attillato e grigiastro, le braccia forse legate.

Un led luminoso pulsa sul tavolo, una luce saltellante, forse un segnalatore di ritmo cardiaco o respiratorio. Il telepate e l’essere alieno comunicano mentalmente, si suppone in presenza di altri individui dei quali si vedono solo le sagome nere. Dopo poco più di un minuto, la creatura inizia a sussultare e sembra colpita da convulsioni, forse un attacco apoplettico. Due medici, a volti coperti da mascherine, entrano in scena e soccorrono l’essere, detergendogli con una garza la bava rossastra che gli esce dalla bocca. Le immagini terminano improvvisamente sugli ultimi rantoli della EBE (Entità Biologica Extraterrestre) la cui testa si accascia fin quasi a sparire dietro il tavolo. Dall’inizio alla fine del filmato, in basso nell’inquadratura, appare la sigla DNI (presumibilmente, Department of Naval Intelligence), seguita da diverse cifre e l’indicatore del “time code”, il contatore del minutaggio delle riprese. L’effetto di tale visione è sconvolgente. Si presuppone che le riprese mostrino un ambiente medico sotto il controllo di personale specializzato, pronto ad intervenire nel caso di un subitaneo attacco improvviso su un essere che non si comprende come possa esistere in cattività, soprattutto in condizioni di evidente sofferenza. Se autentico, il filmato apparentemente uscito dalla sezione S-4 sotto forma di videocassetta Super VHS per mano di un sedicente tecnico del reparto video riversamenti, lasciano aperte solo due soluzioni interpretative: la prima, che le E.B.E. esistono e sono in mano degli USA. La seconda, che si tratta di una truffa costruita e realizzata con mezzi molto costosi e con zero possibilità di profitto per i suoi ignoti realizzatori, se non la Rocket Pictures che, a quanto risulta, ha tenuto nel proprio catalogo il documentario “Area 51 – The Alien Interview” (disponibile in DVD) sino alla fine della prima decade degli anni Duemila.

L’INTERVISTA DI “VICTOR” AD ART BELL
A seguito della divulgazione mondiale del documentario “Alien Interview”, il video divenne oggetto di accese discussioni a livello ufologico internazionale. Il problema principale era la fonte, “Victor”, rimasta sempre nell’ombra.I pareri degli intervistati – fra esperti di effetti speciali e ricercatori – furono contrastanti. In Italia, coinvolsi il mago degli effetti speciali Sergio Stivaletti, che espresse un parere non positivo in merito all’autenticità del filmato, in quanto la creatura avrebbe potuto essere ricostruita in “animatronica” con un budget di circa 200 milioni di lire. In merito, gli feci notare che la serietà della Rocket Pictures era fuori discussione e che nessuna fonte, per quanto anonima, avrebbe potuto disporre di simili cifre al fine di ottenere quel risultato. Stivaletti ne prese atto.
Dalle dichiarazioni di “Victor” riportate prima nel documentario targato Rocket Pictures, ribadite in una intervista in diretta telefonica il 23 Maggio 1997 allo show di Art Bell, “Coast to Coast AM” con ospiti – fra gli intervistati – Sean David Morton, Bob Dean e Rick Baker, si evinceva che il misterioso testimone si dichiarava in possesso di informazioni precise in merito al “Programma di Interviste Aliene” condotto presso la struttura S-4 (quattro livelli sotterranei e uno di superficie) dell’Area 51. In particolare, “Victor” affermava: “Ero l’agente incaricato della rimozione dei dati che apparivano sulla registrazione effettuata nella S-4, dove avvenivano gli interrogatori. Il nastro che ho consegnato alla Rocket Pictures era una copia super VHS, ma i dati effettivi e originali erano su supporto digitale, una quantità limitata di informazioni…”. Se si riascolta la trasmissione, si nota “Victor” dire: “Ho visto altri video, ma sono riuscito a prendere solo questo e quanto è in possesso nella sezione S-4 è sbalorditivo”.
Nel 2014, il dibattito su tale materiale negli USA era ancora vivo e venivano condotti accertamenti tecnici per stabilire le dimensioni del filmato in formato digitale. La conversione della versione Super VHS del 1995 nel formato DV-AVI, si rivelava idonea all’inserimento in un CD-ROM (633 MB) e ne conseguiva che le affermazioni di “Victor” confermavano l’ipotesi che l’esercito statunitense prima di ogni altro Paese avesse accesso a tecnologia avanzata anche per riversamenti da analogico a digitale. I militari avrebbero potuto creare CD di dati molto prima degli utenti o proprietari di computer domestici, già durante il boom informatico della fine degli anni ’90-inizio dei 2000.
Le polemiche peraltro scemarono nel giro di un anno e il video è rimasto a lungo nel “grey basket” (definizione cara Stanton Friedman) di diversi ufologi. Nel 2008 usciva una nuova edizione di “Alien Interview” che presentava interessanti contributi speciali: la registrazione dell’intera intervista di Art Bell e un’altra girata in video a “Victor”, ancora a volto coperto e con voce contraffatta, girata nel Giugno 2008 dal regista Jeff Broadstreet, lo stesso del documentario della Rocket Picturess. Di quest’ultima, quanto segue è la trascrizione integrale.
IL TESTAMENTO DI “VICTOR”
Una macchina percorre una strada nei dintorni della città di Mojave, in California, accosta su uno spiazzo che dà su un’installazione di antenne paraboliche. Nell’auto ci sono Jeff Broadstreet, l’intervistatore che filma con la sua digitale e il testimone, “Victor”, con il volto coperto da una maschera e la voce contraffatta, mentre fuori campo un operatore effettua le riprese esterne con una videocamera professionale.
Jeff Broadstreet: Allora, Victor, eccoci qui.
Victor: «Non pensavo di sentirmi chiamare Victor, dopo tutto questo tempo».
J.B. Sono passati 11 anni da quel Maggio 1997, l’impressione che traemmo dalla prima intervista era che lei aveva paura.
Victor: «Non avrei mai dovuto farlo, furono i dirigenti della Rocket Pictures a convincermi, ma non eravamo d’accordo per realizzare una serie di interviste promozionali…»
J.B.: Lei però prese parte all’Art Bell Show dal vivo, e ora è lei che ci ha contattato, chiedendoci un compenso per questa intervista…
Victor: «Certo, voi siete i produttori che in questi 11 anni hanno realizzato i documentari, e cosa è successo di importante? Nulla. Chi sono i cosiddetti ufologi, auto proclamatisi inquirenti? Perché nessuno di loro ha chiesto informazioni sulla S-4 tramite il FOIA, o ha seriamente indagato per confermare o smentire l’esistenza del “Programma Alien Interview”? Hanno tutti preferito fare documentari, invece di studiare le mie informazioni».
J.B.: In conclusione, nessuno è stato in grado di smontare le immagini?
Victor: «Infatti, e la verità si saprà solo quando vorrà rivelarla il governo».
J.B.: Cioè i ricercatori della verità via internet hanno deluso le sue aspettative?
Victor: «A dir poco, non che ci sperassi tanto, considerando che si è preso seriamente Bob Lazar… poi nel documentario c’era Sean David Morton, un ricercatore. E cosa ha scoperto, per corroborare o demolire? Eppure anche lui è stato pagato come me. Credo che il loro interesse sia esclusivamente commerciale (Victor si altera, la voce e il tono divengono più incalzanti)».
J.B.: Presumo lei abbia visto le altre interviste, ad esempio quella a Bob Dean, il comandante NATO in pensione…
Victor: «Ha avuto un atteggiamento corretto, ma è stato per puro caso».

J.B.: E a proposito di Rick Baker? Ha vinto degli Oscar.
Victor: «È un creatore di effetti speciali, un professionista, anche lui è un business man, aveva più interesse a dire che lui l’alieno lo avrebbe fatto meglio, piuttosto che parlare della realtà, poi John Criswell, entrambi hanno detto di essere capaci di fare un alieno più realistico. Bene! E dove lo avremmo visto? Nei film tipo “Men in Black”? Oppure in un video ridicolo come quello dell’Alien Autopsy? Mostratemi un alieno più autentico di quello nell’Intervista… (tossisce e il respiro si fa più affannoso)… se ne siete capaci dimostratelo! Fatelo davanti a un pubblico… per quelli dello show business tutto è un’iperbole. Io critico chi si è interessato solo per dimostrarsi infantile, per mercificare il video, o per accettarlo supinamente, senza fare alcun tentativo di valutare il materiale, o senza aver prodotto altro materiale per corroborare, o smontare il video… Questo non è uno scherzo. E non è una truffa. Non avrei mai rischiato la mia reputazione. Io sfido gli ufologi a smentirmi. Perché non scoprono la mia identità? Se credono davvero che è un falso, che lo provino! Mostrino come e dove è stato fatto. Se è un pupazzo, lo provino! Trovino il suo creatore. E provino chi sono io… tanto non è che mi importi più molto, a questo punto (accessi di tosse). Mi lasci dire questo… No. No. Basta».
J.B.: Cambiamo argomento. Cosa può dire ai ricercatori a proposito delle voci circolate nella comunità ufologica sul fatto che Dick Cheney e Ronald Rumsfeld sono stati a conoscenza di queste EBE sin dall’amministrazione Nixon?
Victor: «Certamente Cheney sa tutto quello che c’è da sapere nel governo, non c’è molto di ciò che deve restare celato al grande pubblico che Cheney non sappia; Rumsfeld è arrogante, è un pallone gonfiato, ma ha dimostrato un certo interesse per le nuove tecnologie. Ai ricercatori UFO direi di controllare dove si trovava Rumsfeld alla metà del Marzo di quest’anno, scoprirebbero qualcosa di interessante…»
J.B.: Può elaborare il concetto?
Victor: «No, e non credo lo vorrebbero i produttori di questo documentario».
JB: Lei pensa che il presidente Bush sia stato aggiornato sul nostro programma ET, oppure Cheney lo ha tenuto all’oscuro?
Victor: «Il Presidente Bush, ecco un burattino, un miliardario artificiale, e se nessuno vuole riconoscere di avere un finto presidente, perché preoccuparsi di riconoscere un finto alieno da uno vero, qualora ne vedano uno? Bush è irrilevante. Sia per la questione pubblica, sia per le decisioni importanti, che vengono prese nell’ufficio del vice presidente».
J.B.: Cosa pensa dell’11 Settembre?
Vikctor: «Non ne voglio parlare. L’11 Settembre è come il Triangolo delle Bermuda, non fa parte della storia reale. Possiamo dirlo, questo?»
J.B.: Nella sua intervista ad Art Bell lei alluse chiaramente al fatto che le EBE sarebbero state trasferite dall’Area 51 ad una base nello Utah. Ma si trovano ancora lì?
Victor: «Per quanto ne so, tutte le EBE che sono state in nostra custodia, al momento attuale, sono decedute. Prima di continuare, vorrei aggiungere, a lei – per rispetto nei confronti dei suoi spettatori – e al capo della Rocket, che questa è l’ultima volta che lei mi vede, lei sta raccogliendo la mia ultima dichiarazione e stavolta lo voglio dire con… convinzione (singhiozza) perché sembra che questo mio container fisico sia giunto alla sua data di scadenza. Non mi resta molto da vivere. Questo è il mio testamento (il respiro diviene quasi un rantolo sommesso)».

J.B.: Qual è il suo testamento?
Victor: «Mi dimostra compassione, la ringrazio. Come lasciai intuire nell’intervista con Art Bell, il mio coinvolgimento con la S-4 e il programma di interrogatori alieni giunse al termine nel 1987. Negli ultimi dieci anni non ho più fatto parte di programmi “black ops”, tuttavia sono stato in contatto con individui ancora coinvolti nel tentativo di comprendere le informazioni raccolte prima che gli alieni “si scorporassero”. E le posso dire, signore, che se io non sarò più in questo mondo, lei non lo sarà per molto più a lungo… come si legge nella Bibbia, la fine dei tempi si avvicina».
J.B.: La fine del mondo?
Victor: «La fine del mondo. Noi siamo stati testati e abbiamo fallito. Gli alieni sono arrivati, per presentarsi all’umanità e sono stati presi, legati e interrogati e gli hanno poi consentito di morire. E ora tutto questo è alla fine. Vorrei brindare a questi presunti inquirenti, a questi ufologi (sogghigna), guardate i dati e cercate di scoprire dove si trovava Donald Rumsfeld il 31 Marzo di quest’anno».
J.B: Perché è così importante questa data in riferimento a Rumsfeld…
Victor: «Donald Rumsfeld è stato al corrente del programma di interviste aliene almeno dal 1974, negli ultimi giorni della congiura di Nixon. Anche fuori dal governo, Rumsfeld era informato, ma solo quando il programma di telepatia con gli alieni fu inserito nelle operazioni segrete, solo allora la vera traduzione, il vero significato delle comunicazioni degli alieni gli fu chiaro e da allora credo che per questo perse interesse per la causa degli Stati Uniti. La sola cosa che gli preme oggi è trovare una strada per essere uno dei pochi che si salveranno quando arriverà la fine».
J.B.: Secondo lei ci attende una fine dei tempi biblica…
Victor: «È infantile definirla biblica. Perché la Bibbia, in sé, è una cortina fumogena. Questi alieni non hanno nulla a che fare con la campagna di disinformazione avviata da coloro che per primi li hanno incontrati e per primi si sono tenute per sé le informazioni. Donald Rumsfeld è uno degli ultimi del gruppo che cerca di mantenere il possesso e il controllo di informazioni personali che dovrebbero essere divulgate all’intero genere umano. E ora che è arrivato a capire esattamente quello che gli alieni hanno cercato di comunicarci, non gli importa più nulla del resto dell’umanità, la sua unica preoccupazione è quella di far parte di una élite, i campioni eletti, che prenderanno il largo prima che si sentano squillare le trombe della fine».
J.B.: Suona come l’Armageddon, il 2012, il calendario Maya…
Victor: «Il Calendario Tzolkin è un’altra inaccurata rappresentazione di ciò di cui stiamo parlando. Il 2012 è una data imprecisa. È vero, la data è molto prossima, ma non sarà il 2012. E non entro la mia vita, non ci arriverò, ma certamente lo sarà per lei, io non ho piani per il ventesimo anniversario di questo documentario…»
J.B. Non vorrà davvero dire…
Victor: «Dopo di me il diluvio” (menziona la frase del re di Francia Luigi XV, N.d.R.), un diluvio solare, io non ci sarò, ma voi ci sarete. Quando non ci sarò più, lasciate che la terra e il fuoco si uniscano».
NOTA
Questo articolo precede la prossima pubblicazione, nuovamente su questo blog, di un articolo riguardante i retroscena della divulgazione dell’“Intervista all’Alieno” per mano di Giorgio Bongiovanni.


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