I giornalisti e gli scrittori che tardano a rendersi conto che la lettura oggi non passa più solamente attraverso la carta di una rivista, un quotidiano o un libro, ma anche e soprattutto sullo schermo di un dispositivo elettronico portatile, sappiano che è una rivoluzione ormai in atto, un processo irreversibile che però non cancellerà e annichilerà il piacere del possesso e della tattilità del libro vero, del quale l’ebook sembra costituire un’altra faccia. L’ho notato giorni fa su un treno della linea metropolitana di Roma. In un vagone non affollato ma con diversi passeggeri in piedi, tre erano assorti su un ebook e uno solo sfogliava un quotidiano gratuito. Era un reduce stanco. Dal quale il lettore informatico si distingue immediatamente per lo sguardo vivido e lucidamente fisso, tutt’uno con i racconti a inchiostro elettronico, in un estatico processo di visualizzazione mediato da un “reading device” che con la Remington o la Olivetti nulla ha in comune.
Negli anni ’80, per gli operatori nel campo dei media, il passaggio dalla macchina da scrivere al computer rappresentò un trauma formidabile dal quale taluni (lo dico affettuosamente) non si sono più ripresi. Alcuni colleghi per anni furono bloccati davanti alla tastiera, lo sguardo vacuo come stessero scrutando un orizzonte ormai irrimediabilmente perduto. Continua a leggere »





