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Come una gru, ora su una gamba ora sull’altra in cerca di un centro gravitazionale permanente sul terreno fangoso del maestoso quadrilatero del Castello Scaligero di Villafranca di Verona, il 2 Settembre 2012 ho visto per la seconda volta nella mia vita i Sigur Ros.

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L’ultimo album dei Sigur Ros, “Valtari”.

A tale incomodo dovuto alle precipitazioni dei giorni precedenti e stoicamente sopportato da dodicimila anime per un’ora e 45 minuti, hanno posto rimedio gli alieni di origine islandese Sigur Ros, con l’unica tappa italiana del viaggio che stanno compiendo nel nostro mondo. Una sola data dopo quattro anni. Li avevo visti a Roma, insieme a tremila persone ordinatamente sedute nella cavea a posti numerati dell’Auditorium, nella notte del 12 Luglio 2008. Quella volta, alzando gli occhi, il cielo grigio della capitale sopra i Sigur Ros fu squarciato da lampi di musica sublime. E ora, per un numero quattro volte maggiore di persone, molte delle quali ultra quarantenni e tanti lori figli, la plumbea notte di Villafranca è stata illuminata a giorno dalla squassante energia tesliana della band islandese. Continua a leggere »

Il seguente articolo è apparso sul numero 39 (Gennaio 2012) del mensile “X Times”. Viene qui proposto con l’assenso della X Publishing, casa editrice della testata di Ufologia e Controcultura diretta da Lavinia Pallotta. L’articolo è liberamente riproducibile citando questa fonte (www.mauriziobaiata.net) e il mensile “X Times”.

Buona lettura

Maurizio Baiata, 15 Agosto 2012

 I sistemi della Disinformazione UFO

Quanto esporrò in questa nota scaturisce da oltre 20 anni di osservazione del mondo ufologico in relazione ad attività di disinformazione delle quali sono stati fatti oggetto testimoni e ricercatori coinvolti in casi più o meno importanti, sia in Italia sia negli Stati Uniti. La prassi di tali “tattiche” è pressoché identica ovunque.

Alcune informazioni derivano da dichiarazioni da me raccolte da insider dell’intelligence militare prevalentemente statunitensi e da un certo numero di testimoni attendibili che ho conosciuto di persona. A volte, come nel caso dell’americano dottor Michael Wolf, sono stato avvicinato da agenti dei servizi operativi in Italia, ai quali premeva portare conferme a ciò che l’insider aveva rivelato e che, ovviamente, non sarebbe stato possibile vagliare ulteriormente a causa della morte del testimone stesso. Spesso, procedendo attraverso indizi, fughe di notizie, voci incontrollate, anonimato e carenza totale di prove fisiche sostanziali, è il buon senso a farci capire di essere sulla pista giusta, nonostante le apparenze inducano la maggioranza dei ricercatori a non voler dare ascolto ai rivelatori. È lo scotto che si paga avventurandosi in questo campo. Continua a leggere »

Sono sempre stato affezionato all’articolo che a breve leggerete. Lo scrissi nel 1984, dedicandolo a Jaco Pastorius. Fu pubblicato cinque anni dopo, sul secondo numero del 1989 di “Storie”, una splendida meteora editoriale diretta da Gianluca Bassi.

Avevo vissuto sette anni in America, fra New York City ed Emerson, in New Jersey ed ero un giornalista che scriveva di musica Rock. Trasferivo le cronache sulle pagine dei giornali con i quali collaboravo e sulle onde di un programma della RAI, “Un passo avanti”, trasmesso da Radio3. Raccontavo ciò che vivevo, cercando di rendere tangibili le emozioni che provavo, grazie alla fortuna di trovarmi in quella Manhattan che ogni sera riservava sorprese, nuovi appuntamenti con piccole e grandi leggende del Rock.

Di gente strana ne conoscevo. E uscire la sera, immancabilmente con Maurizio Mancini e Kent Sandell, voleva dire andare all’avventura. Salivamo su una macchina scassata e si raggiungeva il posto, un locale, un pub, uno stadio, una grande sala concerti, la musica era ovunque. Spesso mi trovavo da solo sulla Subway ed era meno divertente e bisognava sempre tenere gli occhi aperti. Da Harlem in giù, ogni quartiere aveva i suoi punti caldi, un po’ decadenti le strade del West Village, più “in” quelle di Soho e Tribeca, ancora da evitare quelle della Lower East Side, dove abitavo. Il locale dove andai a sentire Jaco Pastorius era a Soho. Continua a leggere »

Il seguente articolo è apparso sul numero 38 (Dicembre 2011) del mensile “X Times”Continua a leggere »

Stralcio tratto dal capitolo 14 del mio libro “Gli alieni mi hanno salvato la vita”, Edizioni Verdechiaro, reperibile nelle migliori librerie e ordinabile sia alla Macrolibrarsi, sia al sito della Verdechiaro a questo link:

http://www.verdechiaro.com/products/product.aspx?action=products&id=119

Capitolo 14 – Primo e Secondo Livello di Contatto

Il mio primo avvistamento in Italia avvenne credo nel 1996, o 1997, a Roma. Era una bella sera di Giugno, tiepida e con cielo stellato. Con Wendy eravamo a una festa a casa di amici nella zona di Torrevecchia, a nord della via Trionfale e di Monte Mario. Sorseggiavo una coca cola un po’ annoiato e avevo appena finito di parlare con mia moglie che sedeva su una poltrona di fronte a me. Girai lo sguardo verso un’ampia porta finestra che dava su un piccolo terrazzo dal quale provenivano le voci di altri amici. Fu un attimo. front cover verdechiaro

Una fortissima luce bianca apparve in cielo sulla destra estrema del mio campo visivo. Un corpo di luce, di impressionante intensità, sfrecciò orizzontalmente lungo la metà di firmamento che potevo osservare. Non era un bolide o una stella cadente, perché si fermò brillando per due o tre secondi, immobile e poi si divise in tre parti altrettanto luminose, ma più piccole che, all’istante, si impennarono vertiginosamente verso il cielo stellato verso tre direzioni diverse. Quella al centro in perfetta perpendicolare, le due ai lati schizzarono una verso destra, l’altra verso sinistra e tutte e tre, all’unisono sparirono alla mia vista. Io farfugliai qualcosa e mi slanciai verso la terrazza, ma lo spettacolo celeste era appena terminato. Continua a leggere »