Una delle ragioni per cui ho scritto raramente di Jimi Hendrix è perché sento di non esserne all’altezza. Il colonnello Corso diceva “A New World if You Can Take It” (un nuovo mondo se ne sei capace) riferendosi al “lascito” degli ET (quelli positivi) al genere umano, rispetto a tutto quello che si sarebbe potuto e dovuto fare con le conoscenze ottenute dagli UFO crash degli anni Quaranta. Cosa ne è stato fatto, essendo finito nelle mani dei militari? Nulla, in termini di Nuova Scienza, molto in quelli di applicazioni tecnologiche, sempre a detta di Corso (e di altri). Lo stesso accade, a mio avviso, con Jimi Hendrix, l’Extraterrestre e quanto egli ci ha lasciato. Che ancora oggi, a 44 anni dalla sua scomparsa, non mi riesce di descrivere. Nel 1975 tentai. Continua a leggere »
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Con questo articolo andiamo ai primi anni Settanta. Roma città aperta per una miriade di gruppi Pop e Rock e fra questi, ebbi il privilegio di trascorrere lunghe ore in religioso ascolto delle loro jam session e prove di brani che mai, purtroppo, sarebbero diventati solchi di un album che, semmai fosse stato pubblicato, li avrebbe consacrati nell’empireo del Progressive Rock italiano. All’epoca, quando li conobbi e frequentai, la formazione si era ridotta da cinque a tre elementi: il batterista Walter Martino, il tastierista Claudio Simonetti e il chitarrista Massimo Morante. Si chiamavano Il Ritratto di Dorian Gray. Tecnicamente, formidabili. Walter (figlio del cantante Bruno Martino), un metronomo potente e limpido che avrebbe potuto duettare con Billy Cobham. Claudio (figlio del maestro Enrico Simonetti), tastierista pirotecnico di scuola classicheggiante, dal tocco fluido e torrentizio sull’onda di Keith Emerson. Massimo Morante era in quel momento, a mio avviso, il migliore chitarrista Rock in Italia. Continua a leggere »
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All’indomani dell’uscita della seconda edizione del mio libro “Gli Alieni mi hanno salvato la vita”, ho avuto il piacere di essere intervistato dalla Rivista di Letteratura Contemporanea online “Il Paradiso degli Orchi”.
Sin dalla prima domanda, con il mio interlocutore si è cercato di mettere a fuoco il rapporto esistente fra Musica Rock e Alieni, un tema che da molti anni sto approfondendo e che intendo analizzare in un saggio di prossima pubblicazione.
L’intervista è leggibile a questo link: http://www.paradisodegliorchi.com/Maurizio-Baiata.35+M51aaefa1b4e.0.html
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La divulgazione delle informazioni sul fenomeno UFO è gestita dai servizi segreti dei Paesi coinvolti nel cover-up internazionale sugli UFO e sulla possibile presenza di entità aliene sulla Terra. Tali operazioni vengono condotte sistematicamente per tacitare le testimonianze, insabbiare le prove e determinare quali dati e informazioni siano da rilasciare, dopo averli epurati di tutti i contenuti importanti e aver disinnescato il loro potenziale di impatto sulla società civile e sulla crescita di consapevolezza dei singoli individui.
Perché la macchina funzioni a dovere è necessario tenere sotto controllo gli ambienti ufologici, servendosi di personaggi che nelle organizzazioni di studio abbiano l’ultima parola, e che stiano al gioco, facendo da “filtro”, valutando e consigliando le major editoriali su cosa, o meno, pubblicare, chi invitare ai convegni, persino nei programmi televisivi.
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“Gli UFO sono il prodotto di intelligenze sconosciute in possesso di motivazioni e poteri sconosciuti”, definizione che andrebbe tenuta a mente dai vertici di quelle nazioni che si dicono “grandi potenze”, dalle quali miasmi di espansionismo extraplanetario appestano l’aria già di per sé molto malsana che respiriamo.
Non siamo sciocchi. Non crediamo all’esplorazione dello Spazio a fin di bene e con la benedizione della Chiesa che si predispone ad evangelizzare altri “corpi celesti” – termine certamente gradito agli esegeti – con i propri coraggiosi missionari. Farebbe qualche differenza, rispetto allo sterminio dei nativi del Sud e Centro America per mano dei conquistadores benedetti dai papi di Roma?
Tutta la storia dell’esplorazione spaziale terrestre, che abbia visto protagonisti gli USA, l’ex Unione Sovietica attuale Russia, la Cina, o persino il Giappone, nasconde la dislocazione di avamposti militari su altri pianeti per dare agio alle mire colonialiste anche extra sistema solare, ma pur sempre alla portata di propellenti che inneschino catastrofiche conseguenze. Continua a leggere »
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