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In questo articolo presento una breve carrellata di film, per la Tv e per il Cinema, che hanno cercato di raccontare esperienze di contatto tra persone ordinarie ed entità aliene. Gli appassionati di Ufologia probabilmente ne posseggono copie in dvd, ma alcuni sono di difficile reperibilità, il che non deve scoraggiare i neofiti nella ricerca. Legate dal comune denominatore di una lettura quasi documentaristica del fenomeno Abduction, hanno a mio avviso un discreto valore testimoniale. In questo caso, infatti, il cinema ha scelto di esplorare un territorio che  supera la “science fiction” e presenta motivi di riflessione su diversi piani di lettura, soprattutto quello psicologico. Se tale impostazione finisce per dimostrarsi “negativa” nella fiction, questo rientra soprattutto nei limiti culturali della nostra epoca, ancora impreparata ad accettarne la visione e il versante “positivi”. Come accennato, si tratta di una selezione limitata a pochi titoli, non me ne vogliate. Anzi siete pregate di segnalarne altri e di commentare liberamente.

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Districarsi nei meandri del fenomeno Abduction attraverso il cinema non è agevole. Diverse pellicole che lo hanno trattato sono fuori catalogo e di difficile reperibilità su supporti videografici, mentre la televisione le relega a programmazioni per nottambuli. Per i cinefili si tratta di ottimi B-movies meritevoli di miglior fortuna nelle sale, tenendo conto che la tematica, se non viene inquadrata come fantascienza, risulta di ostica comunicazione filmica. Per altri, la loro diffusione potrebbe anche essere stata ostacolata, in quanto scomoda.

Le trame trattano quasi invariabilmente di persone ordinarie che vivono traumatiche e incomprensibili esperienze di contatto con entità aliene e di psichiatri e psicoterapeuti che cercano di districare la matassa e di aiutarle. È un sommerso, che il cinema ha avuto meriti e demeriti nel portare alla luce. Continua a leggere »

Questo articolo, che propongo sotto forma di Editoriale, è stato rivisto e corretto solo in piccola parte. La sua prima pubblicazione, su altra piattaforma informativa internet, risale a oltre un anno fa. Da allora, le cose non sono affatto cambiate. Anzi!

Business is business, dicono negli USA e, se ci spostiamo da Wall Street a un qualsiasi resort e complesso alberghiero che in Italia ospiti conferenze, seminari e corsi tenuti dai grandi guru della New Age, soprattutto statunitense, è facile rendersi conto che “New Age is business”. In tempo di libero mercato tutto è consentito e se alla domanda si risponde con offerte da pagare a peso d’oro, non saremo noi a fare i moralisti, in giro ce ne sono già abbastanza.

Una domanda è lecita. Perché l’Italiano appassionato di materie e discipline alternative è disposto a sborsare i tanti euro che servono per partecipare come spettatore alle eroiche kermesse dei loro santoni d’oltre oceano e invece, ai massimi esperti internazionali di ufologia, di scienze di frontiera e di controinformazione chiede solo sacrifici ed effimera gloria?

 Uno degli aspetti più sconcertanti del variegato mondo della New Age, riguarda il business che nel nostro Paese vi ruota intorno. New Age… suggestivo, ma chimerico termine che indica in senso lato uno sventolio di stendardi che inneggiano soprattutto alle potenzialità e allo sviluppo globale dell’individuo. Quell’essere umano che oggi, nel pieno della Nuova Era dell’Acquario iniziata con gli hippies degli anni Sessanta, ha le facoltà e il dovere di formarsi e migliorarsi attraverso l’approfondimento di pensieri e la pratica di tecniche le cui radici affondano nella Metafisica e nella Spiritualità.

E il cui obiettivo primario e immediato è il sano e consapevole riequilibrarsi con il mondo circostante, l’adoperarsi per il bene proprio e altrui, in armonia con se stessi, con il pianeta e con l’Universo. In tal senso le distanze che ci separano dal raggiungimento della cosiddetta “Illuminazione” (Samadhi) non sembrano così incolmabili e, soprattutto, ci si accorge che tutto ciò che è portatore di una crescita interiore diviene anche un vettore per il benessere biologico della persona.

Per questo, nella New Age, sono proposti approcci poliedrici e gli operatori “olistici” – per definizione esperti multidisciplinari – si occupano di tutto ciò che non si ferma davanti ai limiti e non si incardina nella ferraglia della ragione occidentale, ma percorre territori che vanno dalle filosofie orientali alle terapie di guarigione psicofisica e di risveglio coscienziale, dal partecipare alla dinamica della trasformazione planetaria al ricollegarsi allo sciamanesimo, dalla meditazione al Reiki, dalle medicine alternative ai viaggi astrali, dalle tecniche del corpo alle arti marziali soft, sino al Channeling, ovvero lo stabilire contatti con entità canalizzate non esistenti nel nostro piano di realtà conosciuto. Continua a leggere »

Nota per il Lettore

A distanza di un anno, propongo questo pezzo in versione integrale qui per la prima volta. L’articolo era stato pubblicato il 20 Settembre 2012, come “non recensione” del film di Scott, intesa quindi non come critica cinematografica, bensì come introduzione a un film in forte discussione in quel momento. Ovviamente, alcuni riferimenti possono risultare datati.

Sarebbe assurdo che “Prometheus” provocasse rotture di amicizia di vecchia data. Come è assurdo constatare che sul web se ne parla sparando giudizi senza avere il necessario background, facendolo risultare un film di fantascienza spettacolare e inquietante, ma non molto altro. Ci vuole tempo per fare grande cinema. In questo caso parliamo di oltre 12 anni, da quando Ridley Scott ebbe l’idea di creare una storia che racchiudesse in sé l’inizio e la fine di “Alien”, il suo capolavoro fanta horror del 1977, interpretato da Sigourney Weaver. Lo stacco, fra quella prima avventura e gli altri episodi (sequel) omonimi è stato sempre tale da far pensare che il regista sapesse già cosa avrebbe voluto ottenere spiegando l’origine di “Alien” e il risultato ora è visibile a tutti.

Per aprire, un messaggio positivo, da un “Prometheus” da più parti additato come film “negativo”, ultra pessimista e persino anti-umano. Per il regista Ridley Scott, l’umanità terrestre composta da bipedi antropomorfi intelligenti non si estinguerà il 21 Dicembre 2012. Questa buona notizia arriva nel “database” in sovrascrittura nella seconda scena del film, immettendoci nel presente della vicenda: la “Prometheus”, mastodontico vascello spaziale terrestre con a bordo 17 membri di equipaggio, sta giungendo in prossimità del sistema planetario che rappresenta la sua meta ed è il 21 Dicembre 2093.

Nella mente del cineasta e produttore inglese, dunque, il nostro mondo non soccomberà all’Apocalisse del 21 Dicembre 2012, anzi sarà arrivato a un tale livello di sviluppo scientifico e intellettuale da consentire all’uomo di percorrere distanze siderali. Il riferimento a queste due date seppure distanti 81 anni l’una dall’altra nel nostro calendario non sembra una coincidenza ascrivibile a mero caso e può dire molto, nel senso metafisico positivo del film. Allo stesso modo non sono causali i “simboli” e le citazioni, che vanno dalle pitture rupestri alle gigantesche teste olmeche, dalle immagini di “Lawrence D’Arabia” al riff di “Love the One You’re With” di Stephen Stills (cantata da Crosby, Stills & Nash a Woodstock). Sono singole parti di una traccia che non va rivelata e che, probabilmente si compirà nel prossimo episodio, previsto per il 2014.

Immagine tratta da una scena non inserita da Scott in "Prometheus".

Immagine tratta da una scena non inserita da Scott in “Prometheus”.

Scott, cineasta dalla mano inadatta alle educande sin dai tempi de “I Duellanti”, non è un iconoclasta come Ken Russell o Stanley Kubrick, ma ha il coraggio del pioniere e in “Prometheus” catapulta subito lo spettatore negli spettrali tunnel di geostrutture circolari aliene, un anfiteatro di roccia che racchiude il destino del team scientifico che costituisce l’equipaggio della nave spaziale. Scienziati, non missionari, né guerrieri, né gladiatori, che entrano in un Colosseo tecnologico che nasconde ciò che non è mai stato rivelato sulla storia e l’origine della civiltà umana, contenuti profondi che a prima vista minano le fondamenta del credo scientifico e del dogma religioso.

Se Kubrick in “2001 nello spazio” lanciò l’ipotesi di un’influenza aliena sotto forma di un monolite al cui tocco l’uomo-scimmia di eoni orsono avrebbe iniziato a sviluppare l’intelligenza, Scott percorre un’altra strada. Continua a leggere »

 AVVISO CAMBIAMENTO DI ORARIO

IL PROGRAMMA DELLA SERATA PRESSO IL PUB/TAVERNA “SOTTOSOPRA” DI QUESTA SERA PREVEDE:

ORE 20: CENA (INGRESSO PER I PRENOTATI – CENA + SERATA € 20 )

ORE 21-22:45: PETER ROBBINS IN CONFERENZA E DIRETTA SU RADIONUMEROUNO

(TRADUZIONE: M. BAIATA – REGIA E CONDUZIONE: FABRIZIO FESTA)

(INGRESSO LIBERO – CONSUMAZIONE AI TAVOLI)

ORE 23:00: MAURIZIO BAIATA (CON FABRIZIO FESTA) 

SINO ALLE 24:00 E OLTRE!

ATTENZIONE: INGRESSO SINO AD ESAURIMENTO POSTI

PER PRENOTARE:  TEL 349.60.11.513
Disponibile ampio parcheggio (chi prenota chieda info)
Oppure chiamare Maurizio Baiata: 334 224 26 36

Nella sera di lunedì 7 Ottobre, due giornalisti investigativi, il newyorchese Peter Robbins, autore del best seller dedicato all’incidente di Bentwaters, “Left At East Gate” e Maurizio Baiata, saranno insieme in conferenza al Pub/Taverna Artistica SOTTOSOPRA, in via Maffio Maffii, 10/12 a Roma, nel quartiere di Pietralata (Monti Tiburtini).

INGRESSO LIBERO

L’ingresso nel locale avrà inizio alle ore 20.00. Per i prenotati sarà possibile cenare a buffet con i relatori dalle ore 20.00. La conferenza avrà inizio alle 21.00, introdotta da Fabrizio Festa al microfono e in regia, dalla consolle dell’emittente radiofonica web www.radionumerouno.com che sino alle 24.00 trasmetterà in diretta la serata.

Fra i maggiori ricercatori UFO americani, Peter Robbins sarà affiancato da Maurizio Baiata, al quale è affidata la traduzione e insieme risponderanno alle domande del pubblico presente.

Fra gli argomenti trattati: Wilhelm Reich e gli UFO, l’incidente di Bentwaters, lo stato dell’arte degli studi americani sulle esperienze di Contatto/Abduction.

 

Peter Robbins in radio

DI COSA PARLERANNO PETER ROBBINS E MAURIZIO BAIATA 

Uno dei più significativi capitoli della storia ufologica, peraltro poco noto e misconosciuto anche per molti ricercatori, riguarda il grande psicoanalista austriaco Wilhelm Reich che nei primi anni Cinquanta ideò e sviluppò il cloudbuster (nubifugatore), un apparato semplice ma efficace che,  se impiegato correttamente, era (e resta) capace di alterare modelli energetici nell’atmosfera, quindi le stesse condizioni meteorologiche della zona. L’aspetto più controverso di questa rivoluzionaria applicazione scientifica fu dato dal fatto che il cloudbuster attirava l’attenzione degli UFO e ne favoriva il manifestarsi nel cielo.

La relazione dello scrittore e giornalista investigativo Peter Robbins, basata direttamente sugli studi e le osservazioni personali di Reich, illustra i risultati tecnologici e sperimentali del “cloudbusting” raggiunti da Reich e dal suo staff nel Maine nel 1953 e in Arizona l’anno successivo, in relazione alla natura dell’attività UFO. Osteggiato dalla comunità scientifica, Reich sosteneva che tutto stava a indicare che alcuni UFO sono il prodotto di intelligenze provenienti da Altrove, in quanto sono velivoli altamente avanzati di origine ignota e che esisteva una relazione diretta fra le loro caratteristiche di manovra di funzionamento e le scoperte di Reich in merito alle dinamiche energetiche (energia orgonica).

Molte delle sue conclusioni vennero condivise o prese seriamente in considerazione, sulla carta, da figure di rilievo e da strutture degli Stati Uniti (e di altri governi) militari, di intelligence e politiche, tra cui l’Esercito Americano, la Marina e l’Aeronautica, la Central Intelligence Agency (CIA), il Federal Bureau of Investigation (FBI), la National Security Agency (NSA), l’Atomic Energy Commission, la Rand Corporation e diversi capi di Stato Maggiore del Pentagono.

Durante gli ultimi anni della sua vita il dottor Wilhelm Reich decise di fornire alla United States Air Force gli schemi dettagliati (piani) per la costruzione di un cloudbuster, nella speranza che gli apparati militari USA un giorno avrebbero potuto metterli in uso a beneficio dell’umanità. Purtroppo, il cervello dei militari non funziona in questo modo.

Molto tempo dopo, durante le sue indagini sul più noto incidente UFO in Inghilterra, quello della base di Bentwaters/Rendlesham Forest, Peter Robbins scoprì indizi seri e convincenti che portavano a ritenere che la US Air Force avesse in effetti costruito dei cloudbusters che aveva installato in alcune basi militari americane in Inghilterra e in Germania Ovest. Inoltre, che gli sviluppi di tali congegni erano stati destinati a impieghi come armi meteorologiche e che i test avevano provocato gravissimi danni nelle regioni interessate.
Scosso dai risultati delle sue ricerche, Robbins decise di non renderli noti, sin quando non avesse individuato altri testimoni oculari militari (oltre al primo che aveva identificato), o di convalidare le sue apprensioni acquisendo ulteriori prove indipendenti. In seguito altri due testimoni militari si fecero vivi con lui, dimostrandosi pienamente affidabili.

Nel 2005 Peter rivelò le sue scoperte nella seconda edizione del suo best seller “Left at East Gate: A First-Hand Account of the Rendlesham Forest UFO Incident, Its Cover-up and Investigation”, scritto con Larry Warren, uno dei militari che vissero direttamente i drammatici accadimenti nella base militare anglo/americana nel Dicembre 1980. Non solo quindi, Peter Robbins fornisce prove dettagliate riguardanti le operazioni di cloudbusting militare condotte nelle basi americane in Inghilterra e Germania Occidentale, ma getta nuova luce sulla figura emblematica e mai pienamente valutata nella sua grandezza, di Wilhelm Reich.

Anche per la dedizione continua alla ricerca della verità, Robbins ha compiuto un lungo percorso conoscitivo ed esperienziale al fianco del compianto Budd Hopkins, nel difficile campo delle UFO Abductions.

Maurizio Baiata, 3 Ottobre 2013

(Testo di presentazione dei contenuti elaborato da una sinossi di Peter Robbins)

Peter Robbins

Studioso di Reich sin dal 1976 e autore di due saggi sulla sua figura, Robbins è una figura di primaria importanza per l’ufologia americana e conferenziere internazionale. Recentemente ha partecipato in qualità di testimone/ricercatore al Citizen UFO Hearing di Washington.

Ulteriori informazioni: http://www.peterrobbins.net/
www.ufoevidence.org/researchers/detail69.htm

Il Sottosopra 

Il Sottosopra è un accogliente Pub/Taverna/-Birreria dall’atmosfera soft e rilassata: le luci sono soffuse, una candela brilla su ogni tavolo e la musica, sia come playlist che come volume, non è mai fastidiosa. Le birre vengono servite in bicchieri ghiacciati e di solito sono spillate con cura. Il vero punto forte del Sottosopra sono i primi piatti, sempre in porzioni abbondanti e dai sapori caratteristici (penne alla vodka, spaghetti aglio, olio e peperoncino, pennette al salmone, penne alla puttanesca, spaghetti cacio e pepe), quindi le ricchissime insalate e i secondi piatti, anche vegetariani. Sul menù è possibile scegliere tra una discreta lista di cocktail, qualche whisky e varie bevande analcoliche.Mappa PUB

Maurizio Baiata, 3 Ottobre 2013

(Testo di presentazione dei contenuti elaborato da una sinossi di Peter Robbins)

Copertina provvisoria del libro "The Catchers of Heaven" di Michael Wolf, Verdechiaro Edizioni 2014.

Copertina provvisoria del libro “The Catchers of Heaven” di Michael Wolf, Verdechiaro Edizioni 2014.

La seconda edizione italiana del libro “The Catchers of Heaven – A Trilogy” del dottor Michael Wolf uscirà nelle librerie entro la fine del Febbraio 2014 per la Verdechiaro Edizioni. Contrariamente a quanto precedentemente annunciato, la nuova edizione italiana, da me tradotta ex novo e totalmente riveduta, non includerà una selezione di pagine in Inglese. Tale soluzione editoriale ora non ha più ragione di esistere. L’ipotesi infatti era stata inizialmente avanzata per sopperire alle manchevolezze di una prima edizione italiana (“Afferrando il Cielo”, Futuro S.a.S, 1999), il cui testo come lettura e fruizione risultava assai ostico e “distante” dalla stesura originale di Michael Wolf, a causa di una traduzione in gran parte carente. Quella prima edizione (sulla quale nel 1999 effettuai un “final edit” in maniera che oggi riconosco inadeguata) fu un lavoro di getto e fatto con il cuore da me e da chi mi affiancava nella Redazione del mensile “UFO Network” a cui il libro fu allegato nel n. 9 del Gennaio 2000.

La nuova edizione Italiana del capolavoro di Michael Wolf, “THE CATCHERS OF HEAVEN” sono certo sarà consona all’originale, leggibile dalla prima all’ultima parola e fedele alle intenzioni divulgative del suo Autore, sia nella terminologia tecnica, sia nella particolare “poesia in narrativa”, sia nel necessario “transfert interpretativo” dall’Anglo-Americano alla nostra lingua. Inoltre, essa includerà la sezione “Dediche e Ringraziamenti” dell’Autore, ricca di informazioni e annotazioni fondamentali per comprendere tutta l’Opera. Rispetto all’edizione originale, sarà corredata da due nuove prefazioni (una della giornalista italoamericana Paola Harris e una a mia firma), da una “Guida alla Lettura”, da una “Biografia dell’Autore” e da inediti supporti iconografici. Al momento, l’orientamento dell’Editore è quello di mantenere il titolo “THE CATCHERS OF HEAVEN” in Inglese, ma altre soluzioni sono ancora possibili. Per ulteriori informazioni vi rimando all’articolo consultabile qui: http://mauriziobaiata.net/2011/11/05/nel-2012-torna-il-libro-cult-%E2%80%9Cthe-catchers-of-heaven%E2%80%9D-di-michael-wolf/

Maurizio Baiata, 15 Settembre 2013