Steve Pierce e John Goulette nel 1975 erano con Travis Walton a bordo del furgone guidato da Mike Rogers. A quasi 40 anni dall’incidente più famoso nella storia delle “abduction umane ad opera di esseri alieni”, i due compagni di lavoro di allora – componenti di una squadra di sette taglialegna – nel 2012 hanno iniziato a parlare di quella notte incredibile, sulla base dei loro ricordi lucidi. Qualcosa però non tornava. Se per tanti anni si erano comportati astraendosi dalla storia e senza mai esporsi pubblicamente, come bloccati dal tipico scoglio psicologico insuperabile per la maggioranza degli “experiencers”, ora volevano andare a fondo nella ricerca della verità, cercando di riportare alla luce il reale svolgimento dei fatti che vissero nel Novembre 1975. Un quid che potrebbe essere recuperato sotto ipnosi.
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Per il libro “Gli Alieni Mi Hanno Salvato la Vita” chiesi ai miei amici Ernesto Assante e Carlo Barbera, di scriverne la prefazione, non appena avessero letto la bozza della prima edizione. Mi hanno fatto un grande regalo. Due prefazioni bellissime, scritte con il cuore. Ancora adesso, per me, a quattro anni dall’uscita della prima edizione, l’emozione che provo nel leggerle è viva e forte ed è difficile da descrivere. La miglior cosa da fare è condividerla.
Iniziamo con la Prefazione di Ernesto Assante, intitolata “Il Sapere in Una Canzone”.
Il Sapere in una Canzone
Di Ernesto Assante
Conosco Maurizio Baiata da molto prima che lui conoscesse me. Ero un lettore di “Ciao 2001”, un avido consumatore di letteratura Rock e lui era una delle “figure di riferimento” per me, che sognavo di fare il suo lavoro, il giornalista musicale. Leggendo le cose che scriveva ho imparato a fidarmi di lui, dei suoi pensieri, delle sue idee.
E solo anni dopo, quando l’ho conosciuto davvero ed è diventato mio amico, ho avuto conferma che quello che pensavo era vero: Maurizio vedeva più lontano degli altri. Bene, il libro che state per leggere parla esattamente di questo, di guardare oltre, sempre e comunque, di vedere quello che normalmente non si vede, sentire quello che normalmente non si sente, provare quello che normalmente non si prova. Ovvero la vita di Maurizio Baiata, una straordinaria esistenza che può diventare materia, come in questo caso, di letteratura, di un racconto, di un “romanzo”, fatto però di vita vera e vissuta.
In fondo, fare il critico musicale è esattamente questo, provare a vedere quello che non si vede, a sentire quello che non si sente e raccontarlo agli altri. Maurizio non ha cambiato mestiere affrontando altri argomenti e lo si vede, lo si legge benissimo, nelle pagine di questo libro. Maurizio ci porta altrove, sempre, sia che parli di musica, sia che ci racconti di esperienze sensoriali differenti, sia che parli di UFO. E l’altrove è un luogo meravigliosamente ricco, affascinante, dove non tutti possono, vogliono, riescono ad arrivare. Maurizio vede più lontano, e ci racconta la sua storia, con la semplicità di chi non considera la sua esistenza qualcosa di “strano”, perché è abituato, da sempre, a vedere oltre, a vivere oltre. Il Rock, gli UFO, o qualsiasi altra cosa catturi la sua attenzione, la sua inarrestabile passione, la sua creatività, i suoi sentimenti, diventano immediatamente materia per vivere, per respirare, materia da condividere con gli altri, cibo per la mente e per l’anima.
Ed è di questo che è fatto questo libro. Cibo per la mente e per l’anima, una storia, mille storie che diventano una, percorsi di una lunga avventura fatta di luci, di ombre, di passioni, di sogni, di visioni, di amori, di amicizie, di parole. Bisogna leggerla con il cuore aperto, bisogna provare a vedere oltre quello che Maurizio Baiata scrive, capire cosa scrive, come scrive. Perché la sua è una stupefacente canzone, come quella dei Dead Can Dance che troverete alla fine di questo volume e, in ogni canzone, è nascosta la vita. Non c’è bisogno di credere a quello che leggete. Dentro di voi, come quando ascoltate i brani di Hendrix, o degli Who, o entrate nelle spirali di Terry Riley, sapete già tutto. Tutti noi sappiamo tutto.
Chi è Ernesto Assante
Pubblicato su Capitoli tratti da "Gli Alieni Mi Hanno Salvato la Vita" | Leave a Comment »
Ho conosciuto in anni recenti persone di vario genere che si sono chieste cosa avesse una “Archangel’s Thunderbird” di una potenza tale che nessuna altra band di allora avrebbe potuto esprimere… o una suite come “Yeti” dove volesse andare a parare. Ricordo le costernate espressioni dipinte sui volti dei critici davanti agli Amon Duul 2 nella loro prima, unica ed epica performance al Piper Club di Roma. Io glielo avevo detto che erano la dimostrazione di come fra gli orizzonti del Rock cosmico di Berlino e Dusserdolf e quelli californiani non ci fosse alcuna distanza. Qualcuno di loro, non appena vide che sul palco le batterie erano due comprese all’istante che la cosa non prometteva nulla di scontato e premasticato.
Ne avevo scritto, sul Ciao 2001, francamente sorprendendomi di come la Direzione accettasse pezzi di quel genere, che non venivano fuori per far piacere a una casa discografica, o agli impresari che si arricchivano a tutto spiano portando in Italia le band europee, soprattutto. Articoli che sembravano dover durare giusto un batter di ciglia per essere sostituiti nell’interesse dei ragazzi da quelli del numero successivo, una settimana dopo, potrebbero non essere altro che materia cartacea inanimata, con la copertina sgualcita e le pagine erose e ingiallite.
E invece? No, alcuni, molti, quelle riviste le conservano con amore. L’ennesima riprova l’ho avuta al mio ultimo incontro a Roma, quando uno spettatore si è avvicinato e ha tirato fuori da una custodia in plastica trasparente una copia del Ciao 2001 con in copertina uno strillo e una foto del grande bluesman anglosassone bianco John Mayall. E io gli ho detto: “Bello questo titolo!” E lui mi fa “Ma guarda che l’hai scritto tu il pezzo, apre le pagine e arriva alla firma, la mia. Non ricordavo di aver mai scritto di Mayall. E lui: “Me lo autografi per favore? Lo conserverò per sempre”. Avevo le lacrime agli occhi. Come ringraziarlo? E come ringraziare un “Rock Expert” come Danilo Jans che, sotto le vesti sgargianti dei suoi siti Helaberarda e Mondo Popolare, recupera e conserva articoli degli anni Settanta, ponendosi a metà fra l’umile amanuense che tramanda in silenzio il segreto, e il dottor Frankenstein? 
Lo ha fatto con questo articolo sugli Amon Duul 2, intitolato “Le Dinastie di Ghiaccio”, di cui ripropongo ben leggibili le pagine (cliccateci su), o che potete consultare qui: http://mondopopolare2.blogspot.it/2014/08/amon-duul-le-dinastie-di-ghiaccio-di.html
Buona lettura!
Maurizio Baiata, 12 Luglio 2015
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Alberto Negri di SPAZIO TESLA incontra Maurizio Baiata, in Piazza Cavalli, a Piacenza, il 18 Aprile 2015.
Questo il link per vedere l’intervista:
Ringrazio Spazio Tesla e Alberto Negri per la squisita ospitalità, sublimata dalla strepitosa cucina piacentina, per l’organizzazione millimetrica delle interviste con Radio Sound 95 e Telelibertà, per l’amicizia e per la fiducia dimostratami. Con la reciproca promessa che presto, entro la fine di quest’anno ci incontreremo di nuovo e, ancora nella sala del Centro Congressi Galileo, riprenderemo e approfondiremo le tematiche che abbiamo insieme toccato in Aprile, anche con altri relatori.
Grazie ancora ad Alberto Negri e Spazio Tesla. Per saperne di più:
https://www.youtube.com/user/SpazioTesla
https://it-it.facebook.com/SpazioTesla
Buona visione!
Maurizio Baiata, 11 Luglio 2015
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Nella puntata di domenica 16 Ottobre 2011, il programma di Italia Uno “Mistero” ha presentato un servizio dedicato alle morti maledette dei grandi del Rock. Si è parlato di Brian Jones dei Rolling Stones, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt Cobain dei Nirvana e Amy Winehouse, tutti scomparsi all’età di 27 anni.
Per questa ragione, la redazione di “Mistero” ha pensato di annunciare il servizio definendo i sei artisti scomparsi come appartenenti al “Club dei 27”. Ne parlo perché di Musica Rock ho vissuto tutta la vita. Questa Musica ha una grande storia. Ultratrentennale, se considerata nel pieno del suo essere. Come movimento non solo musicale, ma di controcultura, il Rock affonda le sue radici alla fine degli anni Cinquanta, nella fusione fra il bianco Rock & Roll statunitense e il Blues dei Neri. Ne scaturì un nuovo linguaggio espressivo che attraverso l’elettrificazione compì un balzo in avanti impressionante divenendo di massa, ancorché sotterraneo, negli anni Sessanta. Pulsava sui tempi del Beat in Inghilterra e, negli Stati Uniti, ma soprattutto in California, sulle onde lunghe del Country/Blues delle highways e sulle onde ultralunghe della psichedelia. Alla fine degli anni Settanta il Rock bruciava e la sua forza sembrò estinguersi sopraffatto dalle bordate del Punk. Non credo che sia andata davvero così, basterebbe dare voce per un attimo a un qualunque teenager di oggi che ha scoperto i Led Zeppelin per proprio conto e li adora, ma questa è opinione diffusa fra molti critici della vecchia guardia. Continua a leggere »
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