La Storia dell’Ufologia è un puzzle affascinante e complesso, sorretto da prove e indizi che costituiscono ormai agli occhi di tutti un fenomeno collettivo di portata mondiale. Un fenomeno UFO e una questione Extraterrestre che però se da sempre ci accompagnano, chiaramente ci coinvolgono come individui e come collettività. A meno di non avere i paraocchi. O preferire di averli. Diviene quindi privo di senso alcuno il quesito se esistano o meno gli UFO. Contestualmente, prendendo atto della realtà del fenomeno UFO, dovremmo allargare la nostra visuale interrogandoci solo ed esclusivamente sulle intelligenze che li “guidano”, sui loro fini e sulle ragioni per le quali noi, esseri umani, interagiamo con loro. Continua a leggere »
Budd Hopkins, il più famoso esperto americano nel campo delle Abduction, è morto il 21 Agosto 2011, dopo una lunga malattia contro la quale aveva lottato coraggiosamente. Altrettanto coraggiosamente ha combattuto l’establishment scientifico e politico statunitense che mai ha ammesso le prove, l’attendibilità delle testimonianze e la serietà degli studi condotti da lui e da altri importanti ricercatori. Lo intervistai per la prima volta a San Marino nel 1997 e il testo che qui presento nella sua stesura originale è per l’Italia in gran parte inedito. Mentre l’organizzazione OpenMinds TV di Tempe, Arizona, ne ha pubblicato la videoregistrazione sul proprio sito.
Maurizio Baiata: Budd, ti ringrazio per questa intervista e vorrei entrare subito in argomento. Puoi descrivere cosa muove le persone a contattarti?
Budd Hopkins: Le persone non reagiscono immediatamente. Credo che in loro la semplice idea di dover ricostruire certe esperienze crei automaticamente una situazione di disagio. Per questo non si gettano a capofitto nel “programma” e il giorno stesso chiamano l’esperto in abductions. Continua a leggere »
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Chi cerca un sistema rapido e applicabile alle masse per scacciare gli alieni, con una metodologia universale, non tiene conto della soggettività. Ogni individuo, infatti, vive l’esperienza in maniera diversa: ci sono persone che la accettano e altre che non la accettano. Non ci sono quindi alieni buoni o alieni cattivi.
Chi è protagonista di esperienze di contatto/abduction si trova ad affrontare qualcosa che irrompe nella sua vita e che la destabilizza. Un prima sensazione che ne ha è di non essere normale. Che la propria mente non sia a posto. Che lo rende estraneo al contesto sociale. E nel contempo, spesso sente una certa familiarità Continua a leggere »
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“I thought it was a small child at first until he turned the head and he looked at me and… his eyes were not human”…
What follows is the original uncut interview that Stan Romanek gave to me when I was staff editor at the Open Minds magazine, in Tempe Arizona.
Maurizio Baiata: What’s your first thought when you wake up in the morning?
Stan Romanek: This is one of the issues with the phenomenon. When I wake up really I’m obsessed with my experiences. It’s a type of post traumatic stress disorder. I’ve used to believe that was because of my disbelief in the subject and it was hard for me to handle. But I wonder sometimes that its because they have done something to me, that I have a mission to accomplish and that’s how I feel it.
M.B.: Stan, when you talk about a “mission” is easy for a “non believer”, or a debunker to say this guy is a space cadet, his mind is flying all over…
S.R.: They can say that because they have never had an experience. And I understand exactly where they’re coming from, because I was the biggest skeptic. So I understand the mindset. Let’s face it. People have this idea of reality. They live in this little world, this little bubble that they think is reality and if anything changes it throws their minds off balance and it scares them a little bit. So, what they do with it? In my case, I had a choice to either accept it, or… what, what I’m going to do, jump off the building?
M.B.: Do you remember when your experiences began?
S.R.: I’m 47 today and I do understand what’s happening, but I was five when it began and as a child you don’t put two and two together at all. I had then some experiences that I couldn’t make sense of. Continua a leggere »
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L’intervista che state per leggere appare su numerosi siti, italiani e stranieri. Ho ritenuto necessario pubblicarla e per l’importanza che riveste in questo momento di grande trepidazione per il destino del mondo e perché ha rappresentato una tappa importante della mia vita giornalistica. Soprattutto, però, credo ci restituisca un’immagine di Eugenio Siragusa fedele alla sua volontà di testimonianza in vita.
Si tratta di una delle pochissime interviste “ufficiali” che Eugenio Siragusa ha rilasciato in tarda età. Eugenio è morto nell’Agosto 2006, aveva 87 anni. Lo incontrai nel 1998, grazie all’aiuto di due miei carissimi amici, Valeria (Devi) Seminara e Carlo Barbera, che in anni precedenti erano stati molto vicini ad Eugenio e, nonostante i loro rapporti si fossero raffreddati, godevano ancora della sua stima. Continua a leggere »
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