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UFO e Piloti

Nell’illustrazione di Alberto Forgione, un caccia iraniano all’inseguimento di un UFO nel cielo di Tehran. Era il 19 Settembre 1976.

La situazione ufologica italiana appare triste riflesso di quella politica. Immobile, sottomessa alla regola secondo la quale lo status quo conviene molto di più del cambiamento. Per questo, all’avvicendarsi al governo di compagini partitiche di segno diverso, nulla cambia. Tali forze, sono infatti accomunate dalla medesima finalità: il malaffare. Orecchie tappate e bocche cucite. A nessuno, nei posti di potere, conviene parlare di UFO. Nessuno si fa portatore di istanze parlamentari in merito agli UFO. Nessun segnale giunge neanche dal Movimento Cinque Stelle, come fosse ignaro della cosa, nonostante per sua stessa natura dovrebbe avere ottime ragioni per occuparsene.

Forse, i grillini non la ritengono una priorità, o hanno timore di avventurarsi in un territorio che ritengono non di loro competenza, o forse pensano che sarebbe una battaglia persa in partenza. Al contrario, non dovrebbe, il Movimento Cinque Stelle chiedersi come mai – cosa sia mancato sul piano dell’efficacia politica – tutte le interrogazioni sugli UFO al Parlamento Italiano non abbiano avuto successo e che anche in sede europea siano fallite? Non sarebbe una bella sfida, questa, per il M5S? Vediamone alcuni passaggi storici, prima in Europa.

Nel 1993 un eurodeputato belga di origine italiana, il socialista Elio Di Rupo propose al Parlamento Europeo l’istituzione di un Centro Comunitario di studio sul fenomeno UFO. Nonostante l’appoggio dell’illustre fisico Tullio Regge, l’iniziativa non fu accolta con favore dai maggiori Paesi sotto l’ombrello NATO, per ragioni di opportunità, per priorità più rilevanti, o per incompetenza. Gli Inglesi, pur ammettendo che se ne occupavano formalmente, si trincerarono nel loro consueto distacco britannico; gli Italiani si espressero solo con un sussiegoso cenno dell’Aeronautica Militare; i Francesi e gli Spagnoli non si dimostrarono disposti, né preparati a sostenere un impegno di divulgazione sulla reale portata del problema. L’idea di un organismo europeo super partes morì sul nascere.

In Italia la questione era stata dibattuta già nel lontano 1950, con un’interrogazione parlamentare al Senato. Al termine di una breve scaramuccia, l’allora sottosegretario alla difesa, il democristiano Nicola Vaccaro sentenziò: “Gli osservatori di meteorologia dell’Aeronautica non hanno mai segnalato alcun fenomeno che potesse avere una qualche attinenza con quanto è stato riferito genericamente, e talvolta anche in modo contrastante, dalla stampa e dalla voce pubblica sull’apparizione dei dischi in territorio italiano”. Il silenzio che ne seguì fu rotto solo dagli sporadici belati di ufologi tenuti al guinzaglio da logge massoniche e aderenze militari.

Devono passare 28 anni, prima che di UFO si torni a dibattere in Parlamento. A furor di popolo. A seguito dell’eccezionale “flap” (ondata di avvistamenti) del 1978, il socialista Falco Accame si rivolge al Ministro della Difesa Ruffini, chiedendo la derubricazione dei casi studiati dalla nostra aeronautica. La bordata di Accame non arriva al ponte di comando del Paese. Ci riprovano sei anni dopo i democristiani Abete, Fiori, Scaiola e il socialdemocratico Scovacricchi, con un’interpellanza presentata al Presidente del Consiglio Craxi. Il solo effetto positivo che ne scaturisce però è importante: messo alle strette, il governo deve ammettere che una sezione del Secondo Reparto dello Stato Maggiore dell’Aeronautica studia il fenomeno a fini statistici e raccoglie i dati derivati dalle segnalazioni. I casi archiviati erano poche centinaia e di scarsa rilevanza, ma non si poteva più dire che le nostri militari ne fossero all’oscuro.

Tredici anni dopo, la situazione cambia leggermente, a seguito di una nuova ondata di avvistamenti. Sono i deputati verdi Mauro Paissan e Massimo Scalia a inoltrare un’ennesima interrogazione, preoccupati soprattutto dagli avvistamenti registrati in prossimità di installazioni militari (Ciampino e Pratica di Mare). Potevano esservi implicate “sperimentazioni o esecuzioni militari segrete”? Nessuna risposta.

Nel Novembre 2010 l’onorevole Mario Borghezio della Lega Nord chiede al Parlamento europeo di approvare una dichiarazione nell’intento di creare una “commissione europea sugli UFO”, un osservatorio comune composto dai 27 governi membri dell’UE. Paesi quali Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Spagna, Polonia, eccetera, avrebbero dovuto aprire i loro archivi classificati e rilasciare tutti i documenti relativi agli UFO. “Il mio obiettivo è ottenere l’apertura degli X files segreti dei governi europei” dichiarava Borghezio, affrontando secondo lui in maniera “politicamente corretta” un problema che riguarda la nostra storia moderna. La sua iniziativa fu accolta con un misto di noncuranza e curiosità. Alcuni Paesi in seguito hanno derubricato alcuni files, ma qualcuno ricorda di cosa si trattava? Specchietti per le allodole.

D’altra parte, la nostra classe politica brilla per trasparenza e correttezza, vero? Quindi, perché mai dovrebbero i suoi esponenti, di qualunque partito che sia oggi o sia stato in passato al potere, farsi paladini di una “crociata” ad alto coefficiente di rischio, laddove  la questione UFO implica i servizi segreti, i finanziamenti occulti, le black ops, le prove sparite, la soppressione di testimoni scomodi, e alla quale sarebbe molto difficile far fronte efficacemente e in maniera compatta? Meglio far finta che il problema non esista. Esattamente quello che da sempre fanno i vertici dell’Aeronautica, attraverso le dichiarazioni dei loro portavoce. Ad esempio, quella che nel 2009 fornì il Generale Roberto Di Giorgio, capo del Reparto sicurezza dell’Aeronautica Militare, intervistato da Claudio Brachino per il programma televisivo di Rete 4 “Top Secret”. Con un dribbling alla Gianni Rivera (già sottosegretario alla Difesa e anch’egli chiamato a rispondere nel 2000 a un’interrogazione proposta da Delmastro delle Vedove) Di Giorgio affermava che alcuni avvistamenti potrebbero essere UFO, ma che, anche se lo fossero, non sono navi spaziali aliene, tutt’al più potrebbe trattarsi di prototipi segreti di altre nazioni. Il che significa che i nostri cieli sono impunemente sorvolati da velivoli sconosciuti, ma che non c’è da preoccuparsene. In realtà, la gente vuole e merita risposte vere, non le “negazioni plausibili”, anche se la domanda riguarda “solamente” l’avvistamento di un UFO.

Proprio su questa smaccata incongruenza, il Movimento Cinque Stelle potrebbe porre  al Parlamento la questione, chiara e semplice, sottolineando la necessità di proteggere i nostri cieli da intrusioni di velivoli potenzialmente ostili. Lo impongono le avvisaglie di una crisi geopolitica mediorentale dalle conseguenze disastrose per una nazione tanto vulnerabile nel Mediterraneo. Lo impone, soprattutto, la logica di un impegno sociale e civile da sostenere apertamente in sede politica, per vedere rispettato il diritto dei cittadini di sapere quello che viene loro nascosto da decenni.

Maurizio Baiata, 20 Febbraio 2016

Questo Editoriale si basa su riferimenti “storici” tratti da un articolo, dello stesso autore, pubblicato nel 2012 dal quotidiano online L’Indro.

http://www.lindro.it/in-parlamento-e-silenzio-sugli-ufo/?pdf=9024

 

 

 

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La gente di ogni nazione ha il diritto di sapere la verità sugli UFO. Una realtà tenuta celata da strutture di potere, palesi e occulte, che perpetuano una strategia del silenzio grazie a due fattori che mettono a posto la coscienza di responsabili politici e capi di governo.

Il Presidente USA Barack Obama con l'allora consigliere della Casa Bianca,  John Podesta, a Washington, DC, il 21 Maggio 2014.        (Foto: JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Il Presidente USA Barack Obama con l’allora consigliere della Casa Bianca, John Podesta, a Washington, DC, il 21 Maggio 2014. (Foto: JIM WATSON/AFP/Getty Images)

Il primo fattore è costituito dal principio secondo cui la segretezza è data dalla natura sconosciuta, quindi potenzialmente ostile, di oggetti volanti non identificati che possono costituire una minaccia per qualunque Stato della Terra. Se di tale aspetto si fanno notare le premesse e le conseguenze ad un militare di alto grado, la sua reazione sarà di malcelata insofferenza. Chi si azzardasse ad insistere, sottolineando che gli intrusi penetrano indisturbati nei nostri cieli – in barba al NORAD e a qualunque altro sistema di super controllo radar – esibendosi in manovre e con prestazioni che surclassano ed eludono la sorveglianza e/o i tentativi di intercettazione e/o di abbattimento da parte delle forze di aria, di terra e di mare terrestri, beh, allora il colorito del nostro interlocutore passerebbe al livido e dalle sue labbra sfuggirebbero minacce. Ovvio, il suo ruolo viene messo in discussione, impotente di fronte ad autentiche manifestazioni UFO, non di droni o di prototipi strani costruiti dall’uomo, amico o nemico che sia. 

Il secondo fattore, connesso anch’esso con la sicurezza internazionale e globale, riguarda le popolazioni, che i poteri ritengono non pronte al salto evolutivo della presa di atto e di coscienza della realtà della presenza Extraterrestre. Le genti vengono ingannate sistematicamente, dichiarando che il fenomeno non esiste e, qualora esista, le forze militari sono in grado di gestire la situazione. 

È vero il contrario: sono le persone e non i governi, ad essere in grado di gestire la verità.

Il 22 Ottobre 2002, in una conferenza stampa al National Press Club organizzata dalla Coalizione per la Libertà di Informazione, il giurista italoamericano John Podesta, presidente della campagna presidenziale 2016 di Hillary Clinton e da sempre uomo di fiducia di Barack Obama, chiedeva la derubricazione di tutti i documenti UFO contenuti nei fascicoli governativi, perché “molto francamente, gli Americani POSSONO gestire la verità… e perché  lo impone la Legge”. Il suo appello restava inascoltato.

Tredici anni dopo, appare chiaro che anche l’attuale Presidente degli Stati Uniti non ha i poteri per fare la mossa che attendiamo da decenni: il riconoscimento formale dell’esistenza di esseri extraterrestri in contatto con la razza umana. Né ha il potere di rendere di pubblico dominio i files delle agenzie e dei servizi segreti che si occupano del fenomeno. I suoi predecessori, da Truman a Eisenhower, da Carter a Ford, da Kennedy a Reagan, non possono non avere fatto i conti con la stessa questione. E tutti – chi in un modo chi in un altro – ne sono usciti sconfitti.

E sconfitta ne è uscita quella che ci ostiniamo a credere una civiltà moderna ed evoluta. Un’intera civiltà occidentale basata sulla menzogna.

Maurizio Baiata, 28 Dicembre 2015

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UFO: FLUSSI E RIFLUSSI STORICI

Fare il punto sullo stato dell’ufologia oggi, è cosa difficile almeno quanto capire cosa sono queste cose che sfrecciano sulle nostre teste ignare, ovvero l’oggetto di studio di tale pseudo scienza. Innanzitutto, bisognerebbe fare una guerra alla chiarezza. Già, una parola. Partirei con due domande essenziali.

“Da dove ho preso la notizia?” e “Chi lo ha detto?”.

Alla prima domanda dovrebbero rispondere tutti i seri ricercatori. Citare la fonte, è una operazione dovuta da parte chi volesse dare una certa serietà ai suoi studi. La fonte principale di ogni ricerca è la cronaca del fatto, dalla quale si parte per verificare l’attendibilità del fatto stesso. Tizio è testimone di un evento aereo inesplicabile e lo racconta a caio, che di mestiere fa il giornalista che ne riporta i dati sul suo pezzo, magari caricando, abbellendo, lasciando suggestioni, ipotizzando possibili interpretazioni. Ecco, a questo punto l’ufologo scende in campo e che fa?

Per l'Autore di questo articolo, l'ufologia versa in condizioni... critiche.

Per l’Autore di questo articolo, l’ufologia versa in condizioni… critiche.

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Nelle nostre conferenze si affrontano tematiche che superano le frontiere dell’Ufologia canonica, per orientarsi su versanti della ricerca, dell’informazione e del pensiero più aperti e multidisciplinari. Le tematiche si intersecano attraverso approcci multidisciplinari. Certo, langue la collaborazione con gli ufologi ancorati alla razionalità a tutti i costi che rifiutano, tout court, quanto non appare spiegabile e/od omologabile in un senso o nell’altro. Ed è un male perché fin quando queste condizioni di mancata collaborazione prevarranno non ci sarà la necessaria unità di intenti per informare la gente più efficacemente, favorendo il processo del Disclosure, la divulgazione palese delle conoscenze su UFO e Alieni che restano privilegio di apparati spesso sovranazionali e/o occulti che da sempre se ne occupano e ostacolano in ogni senso l’emergere delle verità. A farsi vedere divisi, molti ufologi ancora non capiscono che i primi ad essere danneggiati sono proprio loro, assoggettandosi al gioco del sistema.

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Questo articolo, che propongo sotto forma di Editoriale, è stato rivisto e corretto solo in piccola parte. La sua prima pubblicazione, su altra piattaforma informativa internet, risale a oltre un anno fa. Da allora, le cose non sono affatto cambiate. Anzi!

Business is business, dicono negli USA e, se ci spostiamo da Wall Street a un qualsiasi resort e complesso alberghiero che in Italia ospiti conferenze, seminari e corsi tenuti dai grandi guru della New Age, soprattutto statunitense, è facile rendersi conto che “New Age is business”. In tempo di libero mercato tutto è consentito e se alla domanda si risponde con offerte da pagare a peso d’oro, non saremo noi a fare i moralisti, in giro ce ne sono già abbastanza.

Una domanda è lecita. Perché l’Italiano appassionato di materie e discipline alternative è disposto a sborsare i tanti euro che servono per partecipare come spettatore alle eroiche kermesse dei loro santoni d’oltre oceano e invece, ai massimi esperti internazionali di ufologia, di scienze di frontiera e di controinformazione chiede solo sacrifici ed effimera gloria?

 Uno degli aspetti più sconcertanti del variegato mondo della New Age, riguarda il business che nel nostro Paese vi ruota intorno. New Age… suggestivo, ma chimerico termine che indica in senso lato uno sventolio di stendardi che inneggiano soprattutto alle potenzialità e allo sviluppo globale dell’individuo. Quell’essere umano che oggi, nel pieno della Nuova Era dell’Acquario iniziata con gli hippies degli anni Sessanta, ha le facoltà e il dovere di formarsi e migliorarsi attraverso l’approfondimento di pensieri e la pratica di tecniche le cui radici affondano nella Metafisica e nella Spiritualità.

E il cui obiettivo primario e immediato è il sano e consapevole riequilibrarsi con il mondo circostante, l’adoperarsi per il bene proprio e altrui, in armonia con se stessi, con il pianeta e con l’Universo. In tal senso le distanze che ci separano dal raggiungimento della cosiddetta “Illuminazione” (Samadhi) non sembrano così incolmabili e, soprattutto, ci si accorge che tutto ciò che è portatore di una crescita interiore diviene anche un vettore per il benessere biologico della persona.

Per questo, nella New Age, sono proposti approcci poliedrici e gli operatori “olistici” – per definizione esperti multidisciplinari – si occupano di tutto ciò che non si ferma davanti ai limiti e non si incardina nella ferraglia della ragione occidentale, ma percorre territori che vanno dalle filosofie orientali alle terapie di guarigione psicofisica e di risveglio coscienziale, dal partecipare alla dinamica della trasformazione planetaria al ricollegarsi allo sciamanesimo, dalla meditazione al Reiki, dalle medicine alternative ai viaggi astrali, dalle tecniche del corpo alle arti marziali soft, sino al Channeling, ovvero lo stabilire contatti con entità canalizzate non esistenti nel nostro piano di realtà conosciuto. (altro…)

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