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di Maurizio Baiata – 2 Maggio 2025

Appare assurdo che a decidere le sorti di una nazione, di un intero continente, persino del genere umano, siano apparati occulti che si servono dei militari per portare a compimento i loro progetti di dominio globale. Accade da sempre. Nell’estate del 1947 i plenipotenziari che si assoggettarono al Piano del Generale statunitense George Marshall al fine di risollevare le condizioni dei loro Paesi dissanguati e affamati dalla guerra, accettarono la spartizione dell’Europa (andrebbe detto del vecchio continente), consentendone il disfacimento e la sottomissione delle popolazioni, consegnati poi nelle mani dei vincitori. La storia del Dopoguerra d’Italia lo dice chiaramente. E oggi? I due territori, focolai e nuclei degli attuali conflitti, uno mediorientale, uno europeo, saranno anch’essi spartiti, con il placet dei militari e delle strutture che dalla loro opera di distruzione guadagnano e delle logge e apparati segreti con i quali tutto ciò era stato pianificato. La questione UFO rientra da sempre e perfettamente in quest’ottica. Vediamo come tutto abbia avuto inizio e sia stato orchestrato. Primi anni ’40: constatazione dell’esistenza del fenomeno e di interazioni aliene nei cui confronti nessuno si può opporre, neppure le onnipotenti religioni monoteiste. Seconda metà degli anni ’40: si constata l’apparente supremazia statunitense rispetto ai sovietici nel controllo della questione UFO/Alieni. Anni ’60: viene attuata la copertura totale della questione UFO/ET, da parte di entrambe le superpotenze, usando in primis lo specchietto per le allodole della corsa allo Spazio, che sì consente alla gente di guardare ai cieli, ma certamente non in attesa dell’arrivo dei dischi volanti da Marte.

A destra, il Presidente Harry Truman, con l’Ammiraglio James Forrestal, che fece parte del MJ-12.

Negli USA il meccanismo si mise in moto per volere del Presidente Harry Truman attraverso l’istituzione del gruppo Majestic 12, che disponeva di mezzi illimitati per instaurare un sistema di segretezza assoluta e dava in pasto al mondo un cumulo di menzogne. Lo storico Richard Dolan nel suo “UFO’s and National Security State” così ha inquadrato questo cruciale periodo: “Supponiamo che negli anni ‘40 il presidente Truman sia stato informato dell’esistenza sulla Terra di esseri alieni intelligenti e che una o più delle loro navicelle fosse stata recuperata dai militari. C’è da scommettere che avrebbe tenuto segreta tale conoscenza. Dopo tutto, per un’America che mai ha spartito con il resto del mondo le proprie conquiste tecnologiche in campo nucleare, questo (gli UFO, N.d.R.) avrebbe rappresentato qualcosa di ben più avanzato e potente. Logicamente, secondo la nostra ipotesi, Truman avrebbe raccolto un gruppo di consiglieri per decidere la linea di condotta. Il segreto sull’esistenza di questi consulenti andava mantenuto, anche per il Congresso. Perché non appena il mondo avesse saputo che una tecnologia così impressionante era in possesso americano, sarebbe stato solo questione di tempo prima di doverla condividere. Nel frattempo, era necessario studiare la miriade di implicazioni connesse a tale dirompente divulgazione: se si trattava di esseri amichevoli, oppure ostili; a quale livello avrebbe potuto diffondersi il panico; quanto vulnerabili sarebbero divenuti i comparti industriali o gli interessi finanziari. In tutta certezza, mantenere il segreto sembrava l’opzione più sicura, almeno a breve termine”.

Richard Dolan, con Paola Harris e a sinistra si scorgono Don Schmitt, Alfred Webre e Steve Bassett.

Con la presidenza Eisenhower (1953-1961) il sistema di segretezza si consolidò a tal punto da divenire imbarazzante persino per i vertici di Washington. E divenne ancora più scomodo all’avvento di John Fitzgerald Kennedy, eliminato prima che riuscisse a far valere una politica di trasparenza in un Paese dominato dalle corporation e che il resto del mondo aveva già definito un’economia imperialista. Un’ampia documentazione comprova come fosse nelle intenzioni di Kennedy opporsi alla macchina della segretezza e ai suoi addentellati malavitosi e guerrafondai e, per questo, si rendesse necessaria la sua eliminazione. Il sospetto che questo fu attuato prima che il presidente mettesse realmente mano alla questione UFO è fondato. In ogni caso, se si giunge a uccidere un Presidente degli Stati Uniti, imporre il silenzio a qualunque testimone ufologico appare un gioco da ragazzi, per i servizi segreti. Ci vuole comunque il pelo sullo stomaco, ovvero disprezzare la vita altrui, per sottoporre soggetti che hanno “vissuto esperienze” a un trattamento che li costringa almeno a “dimenticare”. E viene da chiedersi quali siano i denominatori comuni caratterizzanti gli individui che compiono questi crimini: in qualche modo associabili ai “Men in Black” della storia ufologica, se il loro identikit non è possibile, esiste un modello psicopatologico cui appartengono, o per il quale vengono scelti? Hanno un background etnico, un credo religioso, o una visione politica, che giustificano nei recessi della loro coscienza (se ne hanno una) tali loro attività? Dagli anni ‘50 ad oggi chiunque si sia alternato sui gradini più alti delle piramidi del potere politico, dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Gran Bretagna all’Italia, dalla Cina al Canada, che fosse conservatore o liberale, ebreo o musulmano, animista o satanista, comunque per questo chiunque gli UFO e la questione aliena andavano messi a tacere. La segretezza, soleva dire il colonnello Philip Corso, “è deplorevole ma necessaria” e non mi si venga a dire che a prendere le decisioni e a portare avanti un gioco tanto perverso siano imprecisati sistemi “burocratici” sovranazionali. Affermarlo nasconde un fine: quello di sviare la nostra attenzione dalla verità. Il “j’accuse” va fatto in primis nei confronti delle persone nella catena di comando al cui vertice esecutivo stazionano gli apparati militari. Punto primo. Un testimone scomodo non viene sequestrato e cementato nelle fondamenta di un palazzo in costruzione per ordine di semplici “passacarte”. No. E neppure un Presidente USA crivellato dai colpi di più killer, fra i quali – forse – lo stesso suo autista al volante di quella Lincoln nera.

A impartire gli ordini ci vogliono gruppi super potenti come il Majestic 12, e assassini di professione che li eseguono portando a termine la missione. Porranno in evidenza un capro espiatorio, come Lee Harvey Oswald o, nel caso dei testimoni UFO, inventeranno trame talmente assurde da essere spiegate solo prosaicamente: morte accidentale o suicidio, come nel caso dell’ammiraglio Forrestal, fatto passare per un allucinato affetto da turbe psichiche. I burocrati non si sporcano le mani. Loro sono intoccabili, lavorano per il bene del popolo e dispongono di una rete di complicità che include ambienti e personaggi politici che per l’opinione pubblica hanno le mani pulite e dei quali si conoscono identità, lo stato di famiglia e gli incarichi che svolgono. I burocrati, possono apparire alla luce del sole, ma agiscono nella totale segretezza. Quindi, i veri responsabili del cover-up sugli UFO non siedono a Washington o a Palazzo Chigi, ma sono altri individui, marionette mosse da fili invisibili. Punto secondo. A mia memoria, nessun organo (o singolo soggetto) rappresentativo di un potere politico o industriale, è in grado di operare autorevolmente in campo ufologico senza avere al suo servizio i veri terminali, i “killer della divulgazione della verità”. Costoro sono inquirenti e studiosi della materia, che fungono da parafulmine e agiscono in un mondo dove dominano inganni e doppi giochi, siedono a tavoli attorno ai quali pasteggiano bari e spie, alti ufficiali e guru spiritualisti, scienziati e giornalisti famosi e, ovviamente, diffamatori di professione.

E così gli ho stretto la mano. Perché lo volevo. Perché l’avevo chiesto alla Musica

Saliamo le scale verso la Sala Petrassi dell’Auditorium di Roma, composta fiumana di persone già proiettate verso il concerto, come strumenti che si stanno accordando. Prendiamo posto alle poltrone, cala il buio. Sul palco compare: pianoforte a coda in mezzo al campo visivo, il maestro lì, a pochi passi.È il concerto di Roberto Cacciapaglia, compositore sinfonico di altissimo livello che conclude il suo “Time to Be Tour” con la data romana del 24 Aprile. Si rivolge al pubblico con fare amichevole e umile, ricorda l’amico Franco Battiato, che avrebbe festeggiato i suoi 80 anni. Spende parole per il Papa, scomparso da pochi giorni. Poi siede al pianoforte…

Gli accordi sono quasi tangibili, nastri di seta che volteggiano nella sala, vortici di vento astrale mistico e impalpabile. Delicati fraseggi si alternano a improvvisi risvegli tonanti, che però non spaventano, ma danno quel colpo alle corde dell’anima. E tutto il corpo trema. A tratti porta le note in un mantra che si dipana a spirale, sale verso l’alto, raggiunge la spasmodica tensione e poi esplode nella maestosa rilassatezza di accordi che sono come la risacca dell’Oceano. Un brano dopo l’altro, luce e buio, come sulla copertina del suo ultimo lavoro, si alternano a scandire la scaletta di emozioni che ha preparato. Ad ogni buio, scrosci di applausi.

Un brano dopo l’altro, dialoga con i suoi musicisti attraverso ondeggi della testa e delle mani, e intesse la trama di un arazzo. Violoncello e violoncello elettrico sono affidati a una magistrale esecutrice, che ai cenni di Cacciapaglia accompagna, sottolinea, rincorre, sfiorando con l’archetto o pizzicando le corde, muovendosi nella penombra del margine palco e con luce puntata che sapientemente protegge i cambi di strumento, spegnendosi opportuna. Al lato opposto, l’altro componente la “sua” orchestra rende obbedienti strumentazioni elettroniche per percussioni e armonie, creando il tendaggio entro cui l’esperienza diventa tangibile. Il maestro interrompe in più punti la mera esecuzione, spiega, ci vuole con sé. Lezione di conservatorio, di antiche tradizioni. E tempo sospeso. Ci dimostra come, cristallini e immateriali, gli armonici viaggino da soli, senza che altri strumenti lo producano se non il pianoforte. Un accordo… prolungato… e la nota che esce da martelletto e corda diviene coda di cometa, vibrazione tridimensionale.Viene posto un microfono puntato sul pubblico. Intoniamo il LA sostenuti dal pianoforte, lui che vuole questa gigantesca “OM” di tutto il pubblico. E il pubblico risponde. Un coro che unisce compositore e fruitori, musicisti e persone in sala.

Ogni volta che chiude le mani al termine di un brano, come a raccogliere le note ancora vaganti, la luce si spegne improvvisa, lo scroscio di applausi entusiasti non si contiene. Poi pausa esecutiva, tempo di dialogo. Perché Cacciapaglia ti fa entrare nel suo concerto, non lo ascolti soltanto. Lo esegui con lui… che lo esegue per te. Chiede al pubblico emozioni, ti fa lavorare. Sì. Non ne esci così come ci sei entrato! Lui è il tendine di balestra che scoccherà la freccia, è il capitano di quella nave in tempesta che trova acque lievi. È il volo dell’aquila verso i picchi innevati. Sotto c’è il mondo. Lo ama, si sente. Concede il bis, voluto da tutti. Si prende gli applausi e li restituisce a noi. Si tocca il cuore più volte.A fine concerto accetta di incontrare la gente. Fila composta e silenziosa, che non ha fretta in un mondo che corre, tutti attendiamo nel bookstore di poterlo avvicinare. Ciascuno sosta il tempo a lui necessario. Nessuno scalpita. Ciascuno con in mano il suo ultimo lavoro, in CD o in vinile, pretesto mite e bambino per poter avere il suo autografo, la traccia che “ci siamo guardati negli occhi”, noi e lui. E lui firma, parla, commenta, sorride e si presta per foto ricordo.

Arriva il mio turno, lo avvicino e lo ringrazio per questa immersione senza bombole sul fondo della vibrazione, che dalle profondità ti trascina in alto, più in alto, e il respiro non manca. Anzi, ritorna! Volevo incontrarlo ancor prima di entrare in sala. Ma il punto è che lui voleva incontrare noi! Perché Cacciapaglia non scrive per se stesso, ma si rende strumento per Qualcosa che lo attraversa e che ha un messaggio. Ora. Proprio ora. It’s Time to Be!

di Maurizio Baiata (articolo aggiornato da un originale co-firmato da Adriano Forgione)

IL VIDEO COMPLETO “GLI UFO FILES SEGRETI DEL KGB” È SUL MAURIZIO BAIATA CHANNEL

In merito all’autenticità dei filmati inseriti nel programma della TNT “The KGB Secret UFO Files” non possiamo affermare che i filmati sono autentici, né che la nostra ricerca sia stata infondata. Ci siamo attenuti alla più obiettiva esposizione giornalistica dei fatti, riportando il parere degli esperti internazionali che avevano avuto l’opportunità di esaminare le diverse scene, sottolineando la necessità di approfondire lo studio di un materiale tanto clamoroso.

La copertina del n. 22 di Notiziario UFO, pubblicato nel Novembre 98.

È stata nostra cura presentare i filmati in pubblico solo in occasione di convegni ufologici (a Cagliari e a Pisa), esponendone gli aspetti più controversi e lasciando al pubblico la totale libertà di giudizio, indipendentemente dal dibattito in corso. Sinora, nessuno ha provato né che i filmati siano falsi, né che siano autentici. Fra gli esperti coinvolti dalla produzione della TNT il tecnico cine-fotografico russo Sergei Goncharov, a giudicare dai marchi, i codici e le scritte impressi in testa alla pellicola (16 millimetri, colore, tipo A-2), le pellicole corrisponderebbero ad un girato risalente al marzo 1969 e proverrebbero dagli Archivi del KGB. Ovviamente, disponendo di pellicole originali sovietiche della fine anni Sessanta sarebbe stato agevole produrre simili filmati con le attuali tecniche video. Ma, stranamente, nessuno si è fatto avanti per contestare l’analisi di Goncharov. Di notevole importanza risultano le riprese aeree che mostrano UFO che si fondono e gli scramble tra i caccia Mig e gli oggetti sigariformi ripresi dalle Gun Cameras.

La cover del n. 2 del Gennaio 1999 di Notiziario UFO dedicata ai filmati aerei del KGB.

Il nostro parere è che tali materiali del KGB, presentati dalla statunitense TNT, un network culturale associato alla potentissima CNN di Ted Turner – facciano parte di una strategia dell’intelligence, un misto di informazione e disinformazione avviato da molti anni attraverso i media. Un esperimento sociologico, condotto attraverso un affidabile mezzo televisivo, coinvolgente un ampio campione di popolazione. L’impatto psicologico della notizia di un UFO precipitato nella ex Unione Sovietica, sarebbe di minore portata di una Roswell e chiamerebbe in causa i Russi, anziché gli Americani. Dunque qualcuno, ovvero la regia nascosta di una simile messinscena, avvalendosi di un team ben preparato in campo ufologico, potrebbe aver architettato gli eventi utilizzando materiale sovietico d’archivio e/o ricostruendo la situazione in un set cinematografico. È già avvenuto, a torto o a ragione, come con i documenti MJ-12, i filmati autoptici di Santilli, il caso Guardian, l’intervista o interrogatorio dell’Alieno, il video di Las Lomas… Ma allora, dove sono gli autori del falso? Spariti nel nulla, nonostante l’enorme pubblicità che ne avrebbero ottenuto.

L’articolo originale proposto in queste pagine e apparso su Notiziario del Febbraio 99.

Abbiamo interpellato i produttori del documentario TNT ponendo loro una serie di importanti quesiti. Le risposte si sono rivelate insoddisfacenti. Qui possiamo riferire in sintesi le dichiarazioni dei diversi ricercatori internazionali da noi interpellati. Due le ipotesi ancora preliminari. La prima: forse, una così dirompente fase di “UFO Glasnost” russa è giunta inattesa e ha colto impreparati la maggioranza dei ricercatori. La seconda: se questo materiale mostra realmente ciò che potrebbe essere accaduto a Sverdlovsk nel 1969, ed è davvero uscito da un archivio segreto del KGB, allora potremmo attenderci l’entrata in scena di altri personaggi, non necessariamente russi, ma collegati agli apparati di spionaggio internazionale, pronti a tuonare contro tali filmati.

COSA NE PENSANO GLI ESPERTI DA NOI INTERPELLATI

Michael Lindemann (USA): sono personalmente convinto, basandomi su diverse fonti di cui non posso fare i nomi ora, che il filmato è interamente una fabbricazione. Credo (anche se non posso provarlo) che la produzione lo sapesse sin dall’inizio e potrebbe aver realizzato il footage dal nulla.

Boris Shurinov (Russia): È un falso organizzato dagli Americani per screditare l’ufologia russa. Posso provare che la fibbia dei cinturoni dei militari non corrisponde a quelle allora di ordinanza, e che i certificati di morte dei tre medici sono stati falsificati.

Anton Anfalov: dispongo di una serie di dettagli in merito all’evento, ma non sono comprovabili. Se fosse una contraffazione, è comunque molto vicina ad una verità tenuta celata dal KGB, dai militari russi e dal Governo. Se è un falso premeditato, è stato realizzato per screditare sia un possibile vero UFO crash avvenuto nelle vicinanze, sia tutti gli altri UFO crash russi.

Antonio Huneeus (Cile): dispongo di elementi sufficienti a farmi oggi dichiarare che per me si tratta di un grandioso falso.

Alex Hefman (USA, ex URSS): ho tutte le prove che si tratta di un falso.

Michael Wolf (USA): l’incidente accadde esattamente nel periodo descritto nel documentario, noi ne fummo informati.  Il filmato è di origine sovietica e per me è autentico. Ma le testimonianze sono dubbie. La strategia è far vedere due cose buone e una fasulla.

Michael Hesemann (Germania): il materiale è falso, si vede che la scena del recupero è un set cinematografico e sostengo pienamente le idee di Shurinov.

Gildas Bourdais (Francia): Mi riservo un parere dopo aver ottenuto migliori risultati di analisi, ma propendo per il falso.

Candida Mammoliti (Svizzera Italiana): il fatto stesso che il programma sia presentato da Roger Moore dimostra che si tratta di un’operazione commerciale priva di fondamento.

Stanton Friedman (Canada): ho ricevuto una telefonata da persona rimasta anonima, che afferma di disporre delle prove della contraffazione. Non posso aggiungere altro a quanto dichiarato nel corso dell’intervista fattami dalla TNT, vale a dire che il materiale resta per me valevole di ulteriori analisi.

LA VERTIGINE DELLE GOOD VIBRATIONS

di Maurizio Baiata – 20 Aprile, 2025

Strutturata come una sintetica Enciclopedia del Rock, qui si esplorano gli abissi dell’anima, musiche e suoni rivoluzionari. Nessuna nostalgia, ma una pietra filosofale che trasforma il metallo urlante in brividi interiori e visioni celesti. Quanto ho raccontato nelle oltre 1000 pagine dei tre volumi di “ROCK MEMORIES”, è il quadro di un’epoca socio-musicale e artistica in cui è cresciuta e si è riconosciuta la generazione di ragazzi che, come me, avevano 20 anni nel 1970 e 40 nel 1990. Molti nostri sogni si erano infranti, in primis quello politico, nell’ideale di un impegno che avrebbe dovuto portare ad un cambiamento radicale nella vita, soprattutto in Italia. Così non è stato, ma il Rock ha comunque fatto da propulsore dentro ciascuno di noi, animandoci e cullandoci… sulle corde di Aries avrebbe detto Franco Battiato. La video presentazione sul mio canale youtube si trova qui: https://www.youtube.com/watch?v=j0qvQWJ31sk

Nei primi anni Settanta in Italia erano attive innumerevoli formazioni che si muovevano a ricasco del Pop e dell’Underground angloamericani. Erano soprattutto i gruppi inglesi a riempire teatri e locali caricando il pubblico a mille con atmosfere sperimentali e “underground”. Dall’America arrivavano ballad acide e ad alto voltaggio psichedelico e il tutto veniva sospinto dall’hard rock, il metallo che urlava. Della scena italiana, la Premiata Forneria Marconi diveniva apripista di livello internazionale sfoggiando il proprio composito linguaggio sinanche in Gran Bretagna e negli USA, il Banco del Mutuo Soccorso e il Rovescio della Medaglia si imponevano a Roma, Napoli sfornava gli Osanna e il Balletto di Bronzo, il Perigeo univa negritudine Jazz ed elettroacustica, gli Area erano duri e puri nella loro espressione anche politica. Fu un periodo magico e vitale, chi inneggiava all’autogestione si aggregava alla gente che si concentrava negli spazi riservati ai concerti solo per parteciparli come happening di aggregazione e condivisione, e la musica ne era pacifica forza trainante. Mentre cresceva l’interesse per il folk rock, sia delle nostre radici, sia delle tradizioni di altri Paesi, ogni occasione portava un messaggio alternativo teso al cambiamento sociale, anche a sostegno del movimento femminista. A causa degli incidenti, che già due anni prima avevano annichilito l’esibizione dei Led Zeppelin al Vigorelli, tra il ‘73 e il ’74 i concerti vennero additati come focolaio di disordini, rappresentavano una reazione al sistema che andava repressa. Il sogno scemò. Resta ancora vivo il ricordo di anni vissuti all’insegna della creatività, della fantasia al potere come recitava uno slogan stradaiolo, resi vitali da talenti che uscivano dalle cantine e si riversavano nelle strade, sostenuti dalle frequenze delle radio libere che trasmettevano in Fm… tutto infinitamente grande, incontrollabile e irrefrenabile…

I CONTENUTI DEL TERZO VOLUME NEL DETTAGLIO

Prefazione I: Rock Memories That Remain – di Monica Felletti

Prefazione II: I sogni non costano (costavano…) molto. Piccola guida all’acquisto – di Richard Milella

Prefazione III: Il sangue dei “Primi Uomini” – di Mox Cristadoro

INTRODUZIONE – Sketches of New York – di Maurizio Baiata

SEZIONE UNO – LE RADICI: BEAT, BE-BOP E ROCK

Be-Bop e Beat Generation: un solo fenomeno culturale, PARTE I

Letteratura beat e rock generation, PARTE 2

SEZIONE DUE: NEED TO KNOW IN ITALIA

Dal Piper a Canta Napoli (articolo introduttivo)

DOSSIER: Non è un grande prato verde (tre articoli)

– La situazione musicale

– Un’occhiata al mercato discografico

– Musica di consumo. Identikit degli ascoltatori

GLI ESTREMI: Area – Una lotta scientifica

Lettera aperta. In difesa di Francesco Guccini e in risposta a Riccardo Bertoncelli

SEZIONE TRE: ITALIA UNDERGROUND, POP (PROG)

INTRO – Colonizzazione e autocoscienza

LE SCHEDE: Agorà – Dedalus – Arti & Mestieri – Baricentro – Nadma – Napoli Centrale – Garybaldi – Aktuala – Sensations’ Fix – Claudio Rocchi – Saint Just – Città Frontale – Uno -Balletto di Bronzo – Capsicum Red – Osage Tribe – Perigeo – Osanna – Area – Banco del Mutuo Soccorso – Premiata Forneria Marconi

SEZIONE QUATTRO: AVANGUARDIA – INTRO: Avantgarde

USA – Introduzione

Robbie Basho – Beaver & Krause – Captain Beefheart – Tim Buckley – Walter Carlos – The Fugs – Philip Glass – Bruce Palmer – Pearls Before Swine – Steve Reich – Terry Riley -Tonto’s Expanding Head Band – Wild Man Fischer – Charlemagne Palestine – La Monte Young.

FRANCIA – Introduzione – Magma

ITALIA – Introduzione

Franco Battiato – Roberto Cacciapaglia – Nova Musicha – Opus Avantra – Pierrot Lunaire

INGHILTERRA – Introduzione

David Bedford – John Cale – Nico – Eno – Hatfield & The North – Henry Cow – Hawkwind – High Tide – Quintessence – Third Ear Band – Robert Wyatt – Stomu Yamashta

GERMANIA – Introduzione

Amon Düül 1 e 2 – Ash Ra Tempel – Can – Embryo – Faust – Kraftwerk – Neu – Popol Vuh- Klaus Schulze – Tangerine Dream

SEZIONE CINQUE: ARTISTI FONDAMENTALI

Eric Burdon – Cat Stevens – Ike e Tina Turner – Ringo Starr – Hot Tuna – King Crimson – Nick Drake – John Mc Laughlin – Jefferson Airship – Frank Zappa – Genesis

SEZIONE SEI: LA NEW WAVE – Introduzione

Talking Heads – B-52 – Devo – Ian Dury – David Bowie – Patti Smith

SEZIONE SETTE: DOSSIER PUNK – I Tubes Live a New York

Copertina Realizzata da Pablo Ayo – Nell’immagine, Pete Townshend degli Who in concerto al Consol Energy Center di Pittsburgh, il 16 Marzo 2016 – Pagine 366, grande formato, prezzo: € 23,00.

Disponibile nelle migliori librerie italiane dal 15 Aprile 2025, il volume è ordinabile negli store online (Macro, Giardino dei Libri, Amazon) e al sito della Verdechiaro Edizioni. www.verdechiaro.com – email info@verdechiaro.com – facebook.com/edizioni.verdechiaro tel./fax 0522 993 017 – youtube.com/user/VERDECHIAROEDIZIONI – twitter.com/verdechiaroedi

Contatti con l’Autore

Blog: http://www.mauriziobaiata.com

Youtube: @mauriziobaiatachannel

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Email: baiatamaurizio@gmail.com

Pubblico questo articolo anticipando di alcuni giorni la pubblicazione nel Maurizio Baiata Channel su Youtube (https://www.youtube.com/@mauriziobaiatachannel) la video registrazione originale della regressione ipnotica alla quale mi sottoposi negli studi televisivi della Open Minds Production di Tempe, Arizona, nel 2010. Vi lavoravo in qualità di Editor in Chief (equivalente del nostro Direttore Responsabile ed Editoriale) del bimestrale Open Minds Magazine. Dormivo nella mia stanza da letto al terzo piano di un villino di Fonte Nuova, quartiere sulla via Nomentana, superato di pochi chilometri il Grande Raccordo Anulare direzione Mentana-Monterotondo. Lì, a Fonte Nuova, avevo stabilito gli uffici della casa editrice Futuro, che pubblicava testate ufologiche allora di notevole successo. I grigi mi fecero visita alle 4.00 del mattino e l’esperienza si dipanò per un tempo che non sono mai riuscito esattamente a stabilire. Sono stato però sempre convinto della realtà di quanto mi accadde e oggi mi trovo nella peculiare situazione di ripensare a molto della mia vita trascorsa fra mille dubbi, mille certezze e mille incongruenze, un mosaico che nel tempo si è composto anche e soprattutto con l’aiuto di persone che ne sapevano più di me, in merito alle cose che afferiscono al profondo dell’essere umano a contatto con una realtà che, di fatto, non è mai separata da quella che ogni giorno viviamo. Per questo ritengo di poter portare un contributo alla questione CONTATTO ALIENO, ricordando, rivivendo e avendo elaborato quanto accadde a me quella notte. Elementi non del tutto chiari permangono, ma va da sé che questo vale per tutti gli “experiencers”.

Nelle immagini, da sinistra in alto l’edificio della Open Minds Production, Jim Shipp, direttore Marketing della casa editrice, con Travis Walton, in visita alla nostra sede. Sotto, il marchio di Open Minds e il primo numero della rivista.

Dormivo nella mia stanza da letto al terzo piano di un villino di Fonte Nuova, quartiere sulla via Nomentana passato il Grande Raccordo Anulare di direzione Mentana-Monterotondo, dove avevo stabilito gli uffici della casa editrice Futuro, che pubblicava testate ufologiche allora di notevole successo. I grigi mi fecero visita alle 4.00 del mattino e si dipanò per un tempo che non sono mai riuscito a stabilire un incontro piuttosto articolato con entità presumibilmente aliene. Pur lavorando giornalisticamente e operando nel settore UFO/ET da tempo, non avevo idea che qualcosa di simile avrebbe poto accadere anche a me. Qualcosa che, come per milioni di individui nel mondo e migliaia in Italia, mi ingenerava un vago senso di timore. Dopo anni di assidua collaborazione con il dottor Corrado Malanga, che consideravo il massimo esperto in Italia, mi ero fatto l’idea che, francamente, avrei preferito evitare il… trauma del contatto. Però, nel momento in cui mi resi conto che di un incontro del genere ero stato realmente protagonista e che non avevo sognato, mi autoconvinsi che la mia resilienza aveva avuto il sopravvento sulle paure e per qualche tempo continuai a crogiolarmi nell’idea di aver “resistito” e di non essere finito nello loro mani. Ritenevo, infatti – lo dissi anche durante una puntata del Maurizio Costanzo Show – che con quegli esserini grigi apparsi dal nulla nella mia stanza c’era stato una sorta di confronto telepatico, pressoché metafisico e loro erano svaniti nel nulla. Col tempo, grazi a flash di memorie – la luce nelle Esperienze di Contatto ha una grande importanza – iniziai a pensare che sulla scacchiera tutti i pezzi e le pedine avevano giocato una vera partita e che io non avevo affatto vinto.

Un classico alieno grigio. Si ritiene che l’immagine sia autentica, ma non se ne conosce la fonte.

Mentre dentro di me la paura andava scemando e si rafforzava l’idea che quella del 1999 da parte loro era stata una visita “necessaria”, desideravo riprendere e seguire un filo conduttore coscienziale spezzato mille volte, frammentato in rivoli che non portavano a niente. Per un autentico addotto, la realtà non è fatta di certezze. È fatta di dubbi, di interrogativi a cui è bene non cercare e dare risposte affrettate. Perché non esistono. Inoltre, escludendo chi si inventi una storia per superare le proprie frustrazioni attribuendone la responsabilità a terzi, soprattutto se alieni quindi non imputabili di alcunché, è bene rassegnarsi perché dal tuo io più profondo non verrà mai il quadro completo come luce accecante di una lampadina sparata sui tuoi occhioni spalancati.

La dinamica della mia abduction risaliva a prima del 1971, a prima del 1999 e in tutti questi anni devi parlarti dentro, cogliere cosa avviene nella tua coscienza se e quando si hanno Esperienze di Contatto. Non è detto che sia tu a capire da solo che è giunto il momento di affrontare l’ipnosi regressiva. È vero, Corrado Malanga mi invitò a farlo nel 1999, al mattino presto del giorno dopo, a caldo, ma io rifiutai.

Tom Ruffin, regista, operatore e produttore esecutivo della Open Minds Production. (foto: M. Baiata)

Invece, nel 2010 quasi automaticamente risposi affermativamente all’invito di sottopormi ad una seduta di ipnosi che mi rivolse la psicoterapeuta di Phoenix, Ruth Hover. Sentii che di lei potevo fidarmi, che volevo aprire la mia anima, la mia psiche e il mio cuore alla possibilità di conoscere e sapere di più attraverso il contatto con un operatore la cui empatia fosse completa, che mi avrebbe aiutato a scoprire se tutto era e resta per sempre collegato. Ruth, lo so per certo, “vedeva” le cose che io riportavo alla luce come in un film, ero io il regista e il cameraman di quelle riprese, lei era lo schermo su cui venivano proiettate le immagini. In quel cinema della vita si collocano le esperienze di contatto alieno e nessuno ha il diritto di intrudere, di influenzare il passato, il presente e il futuro di una persona che, con fiducia, pone la propria esistenza nelle sue mani.   

Un momento della seduta di ipnosi condotta dalla psicoterapeuta Ruth Hover.

Per inquadrare correttamente il senso di vicende umane che sfuggono alla nostra comprensione, comunque dirompenti e spesso traumatizzanti, fra gli elementi a mio avviso più determinanti, sottolineo i seguenti punti.

1. La pre-morte (NDE, Near Death Experience) e i viaggi fuori dal corpo (OBE, Out of Body Experiences) sono connessi con i fenomeni di Contatto, o Incontri del Quarto Tipo, o Abductions nell’accezione anglosassone. Considerando tale connessione, alla luce di ciò che avviene nel momento della morte dell’involucro biologico dell’essere umano, la Morte inizia ad apparire come componente essenziale di un passaggio dimensionale, laddove si collocano i fenomeni di incontro e di interazione con esseri non umani.
2. Nelle esperienze di Contatto avvengono passaggi interdimensionali nei quali il soggetto sperimenta su tre livelli di Coscienza: la Coscienza dello Spirito, la Coscienza della Mente, la Coscienza del Corpo. Quando l’individuo perviene all’Unione dei tre livelli di Coscienza, raggiunge il massimo del suo potenziale, che appare lontano dai comuni livelli di percezione, ma che è proprio degli stati di illuminazione delle filosofie orientali.
3. Cosa vuol dire Testimonianza della Coscienza? Questo principio alchemico è collegato al concetto di Risonanza. Essere testimone non vuol dire aver appreso dati da altri o da un libro, ma avendo sperimentato su se stessi e “sentire” in risonanza con gli altri. Questi “altri” possono essere umani e non umani. 4. Non esiste alcun metodo di “liberazione dagli alieni” per il quale si applicano dinamiche simili agli esorcismi della chiesa. Viceversa, credo che, raggiunto uno stato di coscienza che gli abbia fatto accettare la presenza di esseri diversi accanto a lui, in un individuo si possa attuare un processo di “auto guarigione” in grado di portare al recupero e all’aumento esponenziale del potere personale.
5. Negli addotti, avviene un’opera di trasformazione interiore, un passaggio che nell’individuo può intendersi come uno sviluppo evolutivo.

 PER SAPERNE DI PIÙ, LEGGI QUI:

 LA MIA ESPERIENZA DI CONTATTO https://mauriziobaiata.com/2011/10/30/la-mia-esperienza-di-contattoabduction/