di Maurizio Baiata – 20 Giugno 2026
Intervistai il Professor Auguste Messeen, fisico dell’Università Cattolica di Lovanio, durante il Simposio di San Marino del 1997. Per conto della Reale Aeronautica Militare del Belgio e della SOBEPS, fu Messeen a studiare le tracce radar degli avvistamenti UFO sul Belgio che dall’Ottobre 1989 a tutto il 1990 vennero registrati a centinaia. Gli oggetti luminosi, spesso descritti come enormi e di forma triangolare, furono ripresi anche da diverse videocamere amatoriali. I jet supersonici F-16 dell’Aeronautica Belga inseguirono gli intrusi, simultaneamente tracciati dai radar di bordo degli aerei e di terra. Il governo belga cooperò completamente con gli inquirenti UFO civili, una mossa senza precedenti nella storia.

Il capo operazioni della Reale Forza Aerea Belga, il Colonnello Wilfried De Brouwer (poi General Maggiore e vice capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica) organizzò un’unità speciale perché lavorasse con la Gendarmeria per indagare sugli avvistamenti e, alla fine delle indagini, il 6 luglio 1990 De Brouwer convocò una storica conferenza stampa in cui delineò tutti i dettagli tecnici dei tracciamenti radar dei caccia F-16 avvenuti nella notte tra il 30 e il 31 marzo 1990 e l’impossibilità dei caccia belgi di intercettare gli intrusi. Fra le migliaia di testimoni ci furono numerosi militari e agenti di polizia, piloti, scienziati e ingegneri.

L’ondata fu documentata dalla Società Belga per lo Studio dei Fenomeni Spaziali (SOBEPS), organizzazione privata di Bruxelles, che pubblicò due volumi sull’ondata OVNI nel Paese. In merito al flap sul Belgio ebbi modo di incontrare il professor Auguste Messeen, il quale mi concesse l’intervista che qui leggerete, rimasta sinora totalmente inedita.
Maurizio Baiata: Professor Messeen, come scienziato accademico impegnato nelle ricerche su un fenomeno non convenzionale quale quello degli UFO, qual è secondo lei è la situazione?
Auguste Messeen: Certo che non è un fenomeno convenzionale, ma è quello che succede. E per me è cominciato 25 anni fa, quando iniziai ad interessarmene e scoprii cose straordinarie che nessuno sembrava capire. Come scienziato, mi sentii in dovere di approfondire gli studi su quanto avevo scoperto. Avevo diversi esempi di studi degni di approfondimento, incoraggiando scienziati più giovani ad impegnarsi perché se c’è qualcosa da capire, allora bisogna lavorarci sopra.
M.B.: Lei ritiene che gli scienziati più giovani debbano fare riferimento a un diverso approccio di coscienza, o di conoscenze alternative a quelle tradizionali, per affrontare l’argomento UFO?

A.M.: Mi scusi, ma non capisco la domanda.
M.B.: Mettiamola diversamente: quando ci si imbarca in questi studi, lo si fa, secondo lei, per motivazioni ed esigenze culturali, o solo per una curiosità specifica?
A.M.: Io cominciai ad occuparmene spinto dalla domanda che mi pose uno dei miei figli, allora aveva tredici anni: “Cosa c’è di vero a proposito dei dischi volanti?”. Gli risposi che non lo sapevo e questo mi spinse a volerli studiare. All’epoca in Belgio era stato appena pubblicato un libro, seguito da diversi articoli su pubblicazioni scientifiche, che riguardava la propulsione.
Lessi tutto e la mia prima reazione fu che nessuna di quelle analisi e le relative conclusioni fossero giuste ma, se non lo erano, restavano i fatti. Mi misi allora alla ricerca di altre possibilità in base alle evidenze, perché la prima cosa è l’indagine. Una teoria può essere costruita solo su tale premessa. E devi farlo secondo una metodologia strettamente scientifica. L’ho seguita sin dall’inizio delle mie ricerche. L’ho applicata propriamente e non ho mai avuto alcuna difficoltà con i miei colleghi.
M.B.: Quando alla fine degli anni Ottanta ebbe inizio il flap ufologico in Belgio, lei venne coinvolto nelle ricerche da subito o qualche tempo dopo?
A.M.: Sin dall’inizio. Interrogai, posso dirlo, la Gendarmeria dalla prima osservazione e fu molto importante, perché le persone avevano avvistato gli stessi oggetti nel giro di due ore. Interrogandoli, trovai testimoni che non volevano rivelare la propria identità, ma che mi parlarono sinceramente, erano in molti e nessuno li aveva influenzati. Ed erano testimonianze importanti, perché immediate.

Durante la prima serata, quella del 29 Novembre 1989, erano state registrate circa 25 osservazioni tutte da una regione relativamente piccola e in molti avevano visto e descritto qualcosa di sconosciuto. Com’era possibile che così tante persone avessero semplicemente immaginato la stessa cosa nello stesso momento? Impossibile. Mi convinsi subito che era qualcosa di reale, anzi un flap eccezionalmente importante. A quel punto volevo sapere cosa fosse accaduto sui radar. Non fu semplice, ma ottenni informazioni dirette dall’aeroporto civile, da due stazioni di terra militari e da quello che i jet F-16 avevano acquisito sui radar durante lo “scramble”. Tutto doveva essere analizzato, ma era difficile, perché in quel momento nessuno capiva nulla di quello che era accaduto. Scrissi un rapporto e il resto è storia.
M.B.: Cosa spinse il generale De Brouwer, allora colonnello, ad indire una conferenza stampa così importante e senza precedenti?
A.M.: Prima di tutto, De Brouwer era di mente aperta. All’inizio del flap lo contattai, non aveva raggiunto ancora il grado di generale ed era già a capo di tutte le operazioni. Di mente analitica, mi impressionò favorevolmente il suo approccio aperto, teso alla ricerca della verità. Gli dissi che non potevamo perdere un’occasione simile, senza guardare seriamente a quello che era accaduto sui radar. Dopo aver analizzato i dati, mi rivolsi al Ministero della Difesa. Non avevano capito molto, ma non importa, perché l’importante era che per la prima volta delle autorità, un ministero e alti esponenti dell’Aeronautica, avessero deciso di lavorare congiuntamente, nell’analizzare l’accaduto, con mente aperta anche se critica. Questo spero rappresenti un esempio incoraggiante per le altre nazioni, perché è ciò che dovevamo e dobbiamo fare.
M.B.: Un suo specifico incarico riguardò l’analisi delle tracce radar. Cosa ne scaturì?
A.M.: Dal momento che ero stato io a chiedere di analizzarle, e che vi avevo riscontrato qualcosa che nessuno sembrava aver capito, approfondii le ricerche, ricombinando tutte le informazioni ottenute e collegandole: cinetiche, e meteorologiche, lavoro duro ma interessante. I fenomeni spiegabili con cause naturali li avevo individuati, ma c’erano due tracce non identificate che risultavano davvero inspiegabili. Lo sottolineo. Un punto importante è che se si studia un fenomeno, cioè quello che feci io, e si scopre qualcosa – come è generalmente accaduto nel campo degli UFO – allora questo qualcosa va divulgato e la verità deve essere detta.

M.B. Le pongo ora una domanda delicata. Sa qualcosa dei tracciati radar di Ustica? È uno dei momenti più importanti nella storia degli incidenti aerei accaduti in Italia e ci si chiede cosa videro realmente i radar americani e della Nato, e perché le registrazioni radar che mostrano le tracce ufficiali non siano state consegnate alle competenti autorità italiane.
A.M.: Prima di tutto la prassi prevede di non fornire le informazioni a persone competenti del campo, quindi questo con noi scienziati non viene fatto. Questa è politica, non è un atteggiamento scientifico. Il secondo punto è che, per quanto riguarda i rilevamenti radar, possono esistere molte tracce o effetti computerizzati che possono confondere. A volte si tratta di erronee interpretazioni, in altri casi no, ma questo significa che si ha sempre una maggiore chance di trovare la verità se più persone competenti si impegnano nello studio, piuttosto che un gruppo ristretto e chiuso. Se l’obiettivo è quello di trovare la verità, allora c’è la possibilità di farlo. Se l’obiettivo è quello di nascondere la verità, allora davvero preferisco non esprimermi. Ma qual è il senso di tutto ciò? Il vero problema oggi, l’essenza del problema per l’ufologia è che i fatti sono reali, che gli oggetti volanti esistono, anche se non sappiamo da dove vengono e come sono propulsi. Dovremmo chiudere gli occhi davanti alla realtà, oppure, alla fine del millennio, come umanità dobbiamo guardare al fenomeno al meglio delle nostre possibilità… chiediamoci dunque dove è giunta la nostra scienza oggi. È umiliante per la scienza e per l’umanità, che ci siano alcuni gruppi, militari o politici, o di altra natura, che ci allontanano dalla possibilità di studiare questo fenomeno, uno studio di enorme importanza per il genere umano. Non dico che sia extraterrestre, ma c’è una concreta possibilità che lo sia e se c’è una possibilità è da stupidi non prenderla in considerazione.
M.B.: Se l’incidente di Roswell accadde realmente nel 1947, ovviamente le stazioni radar americane coinvolte nel tracciamento dell’oggetto o degli oggetti immediatamente allertarono gli apparati militari competenti per procedere al recupero. Quali erano allora le procedure radar standard in caso di registrazioni di tracce anomale, e quali sono oggi?
A. M.: Devo chiarire che ci sono almeno due tipi di oggetti volanti non identificati. Il primo tipo è di forma circolare classico, che funziona in una certa maniera e che stiamo studiando. E un secondo tipo, quello osservato in Belgio, che non sono di forma circolare e che non funzionano alla stessa maniera. Ritengo quindi che gli oggetti discoidali classici possono essere detectati (individuare, localizzare, N.d.A.) dai radar e se ne possono definire le caratteristiche. Mentre quelli del Belgio erano molto difficili da detectare. Non c’è nulla di strabiliante in questo, perché si schiudono solo altri interrogativi con tracce problematiche. È normale trovarsi di fronte a problemi del genere. Ciò che non fu normale allora è che tutti i fatti, in quel momento, vennero occultati e lo si può capire perché eravamo al termine della Guerra Fredda, e forse allora certe cose potevano non essere capite dalla gente, ma non oggi! E il governo statunitense non può comportarsi ai danni del popolo americano, occultando le prove della realtà degli UFO e ignorando il principio stesso della democrazia e della libertà dell’informazione. Se invece non ci fosse nulla di inspiegabile, allora che aprano i loro files consentendo agli scienziati di poterli analizzare e che scelgano le persone giuste per studiarli in maniera obiettiva. C’è qualcosa di scioccante, in questo atteggiamento. La verità non può essere nascosta per secoli, quindi un giorno verrà fuori e quel giorno non sarà onorevole per chi l’ha occultata.
M.B.: Dai suoi studi sulle possibilità di propulsione di queste “macchine”, come potrebbe spiegare nella maniera più semplice il loro funzionamento?

A.M: Certamente non è qualcosa che si scopre improvvisamente, di punto in bianco. Ci ho lavorato per 25 anni e ho seguito lentamente un’idea dopo l’altra e mettendole insieme. La prima idea era che se il fenomeno è reale, si devono e si possono usare i mezzi della scienza. Le fantasie non servono. Il che vuol dire che si lavora sul principio di azione/reazione. Cioè procedere concettualmente. Semplicemente, oggi si può intensificare l’aria, quindi se si agisce sulle particelle caricate mediante campi elettromagnetici spingendo le particelle in una direzione, l’oggetto verrà propulso nell’altra direzione. In questo non c’è nulla di speciale, può essere fatto negli acceleratori. Il che può già spiegare un certo numero di caratteristiche degli UFO. Ma poi bisogna cercare di trovare fenomeni specifici ed elementi che risultino speciali. In merito stiamo facendo progressi. Ho studiato un sistema che considero ragionevole: consiste nella creazione di un campo elettromagnetico oscillante attorno all’UFO. Di quale tipo di oscillatore parliamo? Diciamo un apparecchio che usa la super-conduttività, vi si possono scrivere le equazioni e applicare tutte le condizioni matematiche, ottenendo dei risultati scientifici, qualcosa di estendibile sperimentalmente ad altri processi, ma questo consente di guardare ad altri effetti del fenomeno UFO.

Faccio un esempio che chiunque può sperimentare in laboratorio. Mi riferisco a due rapporti, i primi due provenienti da Parigi, che indicavano che l’ago della bussola della cabina di pilotaggio compiva un giro completo e che c’era un oggetto brillante nelle vicinanze dell’aereo. Stupefacente. L’oggetto si è allontanato e tutto è tornato normale. Ho applicato la telemetria, ponendo la bussola in un campo magnetico potevo cambiare l’intensità e la frequenza e alla fine – è accaduto veramente – in un certo raggio di frequenza l’ago girava sempre su se stesso. Ma se non era in un quel raggio di frequenza, l’ago reagiva caoticamente. È un esempio di come si possano creare dei sistemi che in certi momenti agiscono in maniera ordinata e in altri momenti in maniera caotica. Quindi, di nuovo qualcosa di interesse scientifico.
L’informazione riguardante gli UFO è che essi producono un campo magnetico quindi, se influenzano la bussola entro un certo raggio di frequenze, non li vedi con i tuoi occhi, ma sono qui. Dobbiamo trovare altre informazioni, ancora non percepibili. Consideriamo poi il suono. Gli UFO sono silenziosi, il che ci dice che viaggiano su una frequenza. A volte abbiamo registrato dei suoni. Ne abbiamo isolato uno. Anche questo costituisce un dato da approfondire. Con quello che ci siamo detti, spero di aver contribuito a sfatare la leggenda degli aerei sperimentali e dei prototipi segreti americani che svolazzarono sul Belgio fra il 1989 e il 1990.
M.B.: Grazie, Professor Messeen.
A.M.: Grazie a lei.
Intervista raccolta da registrazione dell’Autore ed editata nuovamente per questo blog.
CHI È AUGUSTE MESSEEN (da AI)
Auguste Meessen, a 94 anni, prosegue la ricerca teorica come professore emerito dell’UCLouvain. Nel Febbraio 2026 ha pubblicato studi sulla superconduttività ad alta temperatura nei metalli puri, cercando analogie fisiche con le caratteristiche dei fenomeni UAP (UFO). Nella Fisica Teorica continua a sviluppare il suo modello di quantizzazione dello spazio-tempo, ipotizzando l’esistenza di una “lunghezza minima” fondamentale che superi i limiti della fisica standard. Nella ricerca avanzata, indaga la fusione nucleare a bassa energia (LENR) e le interazioni tra oscillazioni del plasma e barriere di Coulomb, applicando il rigore matematico a settori considerati di frontiera o non convenzionali. Il suo metodo resta lo stesso: applicare la fisica teorica rigorosa a fenomeni anomali per cercare spiegazioni scientifiche testabili anziché speculative.


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