Di Maurizio Baiata, 22 Maggio 2026
Articolo da me elaborato su un pezzo originale scritto da mio fratello, Claudio, che era un grande fan di George Romero.
George Andrew Romero, regista e sceneggiatore, nato nel 1940 nel Bronx, New York, per 45 anni è stato residente a Pittsburgh, dove si trasferì nei primi ’60 laureandosi alla Carnegie Mellon University, per poi rimanervi fino al suo trasferimento a Toronto nel 2004. Nessuno più di lui ha affrontato con coerenza il tema dei “morti viventi” che, animati da impulsi primordiali, affamati di carne divorano qualsiasi vittima. Non più Haiti e i riti woodoo di zombificazione dei vivi per addomesticarli. Con Romero i morti che camminano hanno preconizzato di quasi 30 anni l’avvento seriale di “The Walking Dead”: la sua mano c’è tutta nel linguaggio post-apocalittico di Greg Nicotero, regista ed esperto di effetti speciali che iniziò la sua carriera sotto la magica guida del maestro dell’horror e di Tom Savini. Romero esordisce in bianco e nero nel 1968, con “La notte dei morti viventi” che seppur girato a fondi limitati è divenuto negli anni un “cult” per gli appassionati del genere e spartiacque rispetto alla produzione del tempo. Romero da subito affermava la sua indipendenza da Hollywood alleandosi ad un realismo fantastico che segnava la presa di coscienza socio-politica, radicato a sinistra utilizzava l’horror per denunciare il sistema. Una visione progressista che ha influenzato tutta la sua filmografia, rivolta in particolare contro il razzismo, il consumismo e il militarismo.

Fondata la “Image Ten Production”, casa cinematografica con centomila dollari racimolati qua e là, realizzò una pellicola con attori semi sconosciuti, che ebbe un inaspettato successo sia in patria che all’estero, tranne che da noi, visto che passò quasi inosservata grazie alla carente distribuzione e alla totale mancanza pubblicitaria. L’impatto di “Night of the Living Dead” è di grande efficacia dai primi fotogrammi… l’arrivo al cimitero dei due fratelli crea atmosfere angoscianti e le immagini si fanno mano a mano più vivide e terrorizzanti. Storiche quelle in cui una bimba “zombizzata” sbrana entrambi i genitori in cantina e ne trangugia le interiora. Per pathos espressivo siamo davvero alle radici della saga di “The Walking Dead”. Quella della aggregazione in gruppi di sopravvivenza dopo una catastrofe globale di origine sconosciuta, è la motrice di un meccanismo che si esaspera ad ogni inquadratura. Se quel gruppo di persone si rifugia in una casa di campagna per fuggire dalle mani dei non-morti, non c’è speranza, né via di uscita: le quattro mura saranno il loro sepolcro. Infatti, il finale è acido come una aranciata lasciata al sole per mesi.

Ben, protagonista nero che a differenza degli altri assediati non ha perso la ragione e ha scelto di resistere ad oltranza, ormai ultimo superstite verrà stroncato da una fucilata esplosa da uno della masnada di cacciatori che pattugliano il territorio in cerca di morti che camminano. La scelta del protagonista, un attore afroamericano (Duane Jones) fu una dichiarazione chiara e netta di denuncia a un’America ancora divisa dalla segregazione razziale. Non solo nel primo, in tutti i suoi film, Romero mette in risalto gli aspetti negativi della natura umana e quelli di una società ignorante figlia del più becero capitalismo.

Dieci anni dopo, nel suo secondo film, “Dawn of the Dead” (in Italia “Zombi”) la critica si era fatta più esplicita. L’assedio dei morti viventi al “mall”, un centro commerciale che “era il posto che ricordavano”, diventa una metafora della lobotomizzazione consumistica delle masse. E così, ancora, ne “Il giorno degli zombi” (1985) e ne “La terra dei morti viventi (2005)” il regista prenderà di mira il fanatismo militare, l’autoritarismo scientifico e le più logore disuguaglianze di classe. La sua è una bomba esplosa in faccia alla mortificazione esistenziale, come il finale di “Zabriskie Point” di Antonioni o il discorso sulla plastica dell’amico all’ ignaro Benjamin de “Il Laureato”. Romero, è il regista capace di lottare contro la soppressione dei movimenti libertari, l’omologazione dei media e le prevaricazioni del potere costituito, in primis quello militare. “Ho sempre simpatizzato per gli zombie” – diceva – “Hanno un che di rivoluzionario. Rappresentano il popolo senza idee che, ad un certo punto, stanco dei soprusi, si ribella. Eravamo noi nel ‘68, ma ora tutto è finito, siamo morti. Io sono uno zombi!”.

In quel periodo Romero decide di non ripetersi sui morti viventi e gira altri plot da capogiro, incentrati sulla follia del singolo come il vampiro Martin “Wampyr”del ’77 e in particolare sulla protervia militare che attraverso le armi biologiche può portare alla distruzione di un’intera popolazione in “La città verrà distrutta all’alba” (“The Crazies”, 1973). Ci vorranno altri dieci anni e lo zampino di Dario e Claudio Argento a riportare il regista al suo soggetto preferito. Reduce dall’enorme successo di “Suspiria”, Argento si offre di aiutare Romero per produrre e sceneggiare “Dawn of the Dead”. Se una banda di Hell’s Angels avrà preso possesso di un centro commerciale, i resistenti fuggiranno a bordo di un elicottero, lasciandoci così un barlume di speranza. Ma la speranza finì di botto, quando alla prima del film sul mega schermo all’aperto delle Terme di Caracalla, due signori (moglie e marito) seduti nella fila davanti alla mia fuggirono inorriditi dal primo morso al collo della sventurata moglie haitiana di un non più innocuo maritino. Fu un successo planetario da 40 milioni di dollari e grazie al montaggio più snello di Argento, rispetto all’originale di Romero, e alla incalzante colonna sonora dei Goblin, anche nel nostro paese ebbe un’ottima accoglienza.

Il terzo capitolo della sua trilogia (night-dawn-day), si concretizzò nel 1985 in “Day of the Dead” (“Il giorno degli zombi”) che vedeva i soliti malcapitati sfuggire alla morte per bocca dei nuovi padroni della Terra, rifugiandosi in un bunker sotterraneo amministrato da militari privi di cervello. Indugiando nello “splatter” Romero ci conduce per mano nelle claustrofobiche realtà di un mondo oscuro, ove il dramma dei personaggi sfiora il grottesco, con richiami al “Frankenstein” di Mary Shelley. Ma come detto, le speranze si affievoliscono velocemente: non si convive con coloro i quali dovrebbero mantenere l’ordine che, meno male, soffocano la loro arroganza finendo mangiati. Come avesse esaurito il suo messaggio, passano altri vent’anni prima di vedere tornare Romero con un nuovo film, “Land of the Dead” che vede opposti lo zombie eroe Big Daddy ad Asia Argento, con l’immagine dell’orda di morti viventi che solca le acque del triangolo di fiumi di Pittsburgh e che fa storia. Era giusto attendere venti anni.

Tempi lunghi, che a diversi pseudo-registi o rampolli del genere hanno dato il destro per cimentarsi con un’infinità di remake ed imitazioni. Dalla saga di “Resident Evil”, che Romero si rifiutò di girare, a la riedizione de “La notte dei morti viventi” che nel 1990 mise alla prova, non riuscendovi, il suo pupillo e maestro degli effetti speciali Tom Savini. Quasi avesse voluto recuperare il tempo perduto, dopo l’uscita di altri due film ufficiali, Romero dichiarava che nel 2013 avrebbe visto la luce il suo “The Zombie Autopsies”, tratto dal romanzo medico-fantascientifico di Steven Schlotzman, ma il film non venne prodotto nonostante Romero ne avesse completato la sceneggiatura.
George Romero, figlio del Bronx, nato a La Coruña in Spagna e cresciuto a Cuba, era uno spirito libero, il cui cinema si legava più al senso del discorso che alle parole, da autentico artigiano della pellicola. Il maestro è venuto a mancare il 16 Luglio 2017, a Toronto, in Canada dopo una dura battaglia contro un cancro ai polmoni, all’età di 77 anni. Ci ha lasciato una eredità di ineguagliabile coerenza. Resta il suo sorriso dietro gli spropositati occhiali che gli incorniciavano il volto, tanto per dire: vi aspetto al cinema dell’Aldilà.

Filmografia essenziale:
La notte dei morti viventi (Night of the Living Dead) 1968
Zombi (Dawn of the Dead) 1978
Il giorno degli zombi (Day of the Dead) 1985
La terra dei morti viventi (Land of the Dead) 2005
Le cronache dei morti viventi (Diary of the Dead) 2007
L’isola dei sopravvissuti (Survival of the Dead) 2009


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