Di Maurizio Baiata – 20 Maggio, 2026
Riaffiorano dalle nebbie del passato notizie inerenti casi italiani dei primi anni Sessanta che, alla luce del libro di Stefano Breccia “Contattismi di Massa”, uscito nel 2007 in prima edizione per la Nexus, chiamano in causa chi si occupò degli avvistamenti di allora. Parliamo del giornalista Bruno Ghibaudi, uscito dalla scena ufologica italiana improvvisamente e per ragioni rimaste ignote. Giornalista, divulgatore scientifico e ufologo, Ghibaudi è deceduto a Torino il 16 settembre 2000, all’età di 76 anni. Il suo eclissarsi dal mondo della ricerca ufologica già dalla fine degli anni ’70 fu dovuto, sembra, da scelte personali e professionali che lo ricondussero al giornalismo scientifico, ovvero a collaborare negli ’80 e ’90 con quotidiani nazionali come “La Stampa”, trattando temi di medicina, innovazione, computer ed emergenze sanitarie, ad esempio l’AIDS.

Verso la seconda metà degli anni Novanta, attraverso confidenze che riuscii ad ottenere dal dottor Massimo Lombardi, di Roma, venni a sapere che Ghibaudi era vivo e vegeto, ma preferiva restare nell’oscurità. Noto medico oculista, Lombardi era legato a Ghibaudi da lunga amicizia e collaborazione, nate dal comune interesse per la ricerca scientifica e per le discipline di frontiera. Per fare un esempio, in merito al “Caso Amicizia” Lombardi sapeva ciò che gli era stato confidato da Ghibaudi, ormai famoso per le sue inchieste su testate popolari come “La Settimana Incom” o “Le Ore”.

“Amicizia”, un caso ancora controverso
Nell’Aprile del 1961 Ghibaudi scattò la famosa foto di uno strano velivolo che solcava il cielo abruzzese, foto poi magistralmente ripresa dalla illustrazione di Walter Molino. Famoso e attivissimo ufologo, Ghibaudi si era allontanato dalla ricerca in concomitanza della fine del gruppo contattistico che aveva instaurato rapporti con gli extraterrestri W56, la cui presenza tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60 era stato proprio il giornalista a portare alla luce attraverso le sue pubblicazioni. Nella seconda metà degli anni Settanta, nel pieno della grande ondata di avvistamenti e fenomeni UFO nelle regioni italiane affacciate sul medio Adriatico con epicentro a Pescara, “Amicizia” aveva già perso consistenza a causa di scissioni interne e difficoltà di relazioni fra gli individui coinvolti.

Ne avrei voluto parlare con Stefano Breccia, ma l’ingegnere si dimostrò non incline al dialogo e fu grande la mia delusione quando, sul palco del convegno “Il Contatto” di Montesilvano, di “Amicizia” non disse neppure una parola. Anzi si dimostrò del tutto incurante nei confronti di una nuova ufologia che si sarebbe volentieri avviata su una apertura “mondialista”, rispetto alla sua struttura monolitica già mainstream.

Modellini e cover-up
Nel 2006 ad “Area 51”, rivista che dirigevo, pervenne un file del ricercatore Fabio Di Rado (scomparso il 14 Settembre 2025 a 57 anni) dedicato alle foto scattate da Ghibaudi a Montesilvano: «… secondo la testimonianza del giornalista e storico pescarese Romano Di Bernardo, almeno una delle fotografie sarebbe stata un falso clamoroso. Su indicazione di un Maresciallo dei Carabinieri, Di Bernardo aveva individuato presso la “Standa” un modellino giocattolo identico ad uno dei dischi volanti di Ghibaudi. L’articolo parlava di una invasione di UFO proveniente dal mare e mise in allarme la popolazione civile. A carico del giornalista, il Comando Gruppo dei CC ravvisò il reato di pubblicazione di notizie false e tendenziose atte a turbare l’ordine pubblico. Romano Di Bernardo a quel tempo lavorava nella redazione pescarese del quotidiano “Il Messaggero” e non si interessava attivamente di ufologia, anche se prestava molta attenzione al fenomeno. In seguito fu invitato da Roberto Pinotti ad entrare nel CUN. Di Bernardo ha sempre mantenuto un atteggiamento equilibrato sui fenomeni UFO, convinto che lo studio deve essere fatto in modo serio, interdisciplinare e soprattutto onesto.

A questo punto, vale riportare quanto pubblicato su “Area 51” (n. 4, Gennaio 2006, pag.59) a firma di Umberto Telarico. «Sempre nel 1962, il giornalista romano Luis Bulgarini pubblica un sobrio testo dal titolo: “I Dischi Volanti”. Nel dicembre dello stesso anno, il giornalista torinese, dottor Bruno Ghibaudi, pubblica sul quotidiano “Il Tempo” la più ampia, dettagliata e lunga inchiesta a puntate sugli UFO, mai apparsa prima, o dopo, su di un giornale. Per 39 numeri consecutivi (a partire dal 27/12/62), il quotidiano dedicherà un’intera pagina alla questione dei dischi volanti. Visto il successo dell’iniziativa, nel Maggio 1963, dalle colonne de “Il Tempo”, Ghibaudi pubblica una seconda e più lunga (le puntate furono 78), inchiesta sugli UFO. Inoltre, nel 1962 Ghibaudi dà alle stampe alcune inchieste a puntate sugli UFO su settimanali molto diffusi, come “La Settimana Incom”. Quell’anno, anche la lettissima “Domenica del Corriere” dedicò dieci copertine (realizzate dal celebre disegnatore Walter Molino) al fenomeno dei dischi volanti. Il 27 Aprile 1961, Ghibaudi effettua diverse istantanee fotografiche di alcuni UFO di varie forme e dimensioni, mentre evoluivano nel cielo del lungomare di Montesilvano, in provincia di Pescara. E, in estate, Ghibaudi, in compagnia di due amici fidati e di un intermediario che avrebbe organizzato la cosa, incontra il pilota di un disco volante in missione sulla Terra».

“Organi superiori dello Stato”
La vicenda Ghibaudi ricorda il caso di Filiberto Caponi, il giovane di Pretare d’Arquata le cui fotografie nel ’93 fecero il giro del mondo, caso quindi preso in mano dai carabinieri, con le conseguenze a tutti note: Caponi non avrebbe mai visto e fotografato quell’essere, ma da bravo artista-ceramista confezionò un falso. Solo che le cose non andarono così. Similmente, anche per Ghibaudi ci fu un interessamento da parte dei Carabinieri e, trattandosi di un modellista famoso, ovvio che la pista da loro indicata a Romano Di Bernardo fu quella del “modellino”. Il grande scrittore e regista Cesare Zavattini si decise a intervistare Ghibaudi quando venne sapere di un filmato su pellicola, girato da una veranda prospiciente Piazzale Clodio, a Roma, che immortalava un disco volante di tipo campanulare che evoluiva sulla verticale di Monte Mario, dove si ergeva il Caffè Lo Zodiaco di cui era titolare Eufemio Del Buono. L’intervistatore (probabilmente lo stesso Zavattini) chiese a Ghibaudi: “Perché questi filmati non vengono fuori?” e il giornalista rispose: “Perché i militari dei governi mondiali se ne impadroniscono e li fanno sparire”.
Fu Ghibaudi invece ad uscire di scena, repentinamente, prima della pubblicazione di una lunghissima serie di articoli sul quotidiano “Il Tempo” di Roma. Il suo penultimo pezzo terminava pressappoco così: “Nel prossimo articolo svelerò tutto quello che so sul mistero dei dischi volanti”, ma l’articolo non venne mai pubblicato. Ghibaudi, da allora, ha sempre vissuto lontano dalla scena ufologica italiana. La sua figura appare quella di un giornalista e divulgatore che fu costretto al silenzio da “organi superiori dello Stato”, la frase citata è dello stesso Bruno Ghibaudi.


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