di WENDELLE STEVENS
Premessa. Sono lieto di presentare la versione da me tradotta ed editata di questo fondamentale articolo di Stevens, originalmente destinato a pubblicazione su Open Minds Magazine, da me diretto, ma mai apparso negli USA, né sulla rivista “X Times” diretta da Lavinia Pallotta. Il pezzo è un chiaro esempio dell’inimitabile lavoro di indagine condotto per decenni dal grande Wendelle Stevens. Maurizio Baiata – 12 Aprile 2026
Nell’Autunno 1965, il maggiore Rudolph “Rudy” Pestalozzi dell’USAF (in pensione) residente a Tucson, aveva acquistato una casa in città e si era iscritto all’Università dell’Arizona per completare la formazione accademica. Ufficiale di Intelligence presso l’Alto Comando della WADA (Western Air Defense Force Area), come ultimo incarico prepensionamento, supervisionava la Squadra Investigativa sugli UFO della WADFA per conto del Comando. Durante una lezione di matematica all’Università dell’Arizona a Tucson, uno studente menzionò un recente evento UFO riportato dal giornale locale. Gli studenti ridacchiarono per l’ingenuità di quel ragazzo e lo stesso fece il professor James McDonald, che era presente. Al termine della lezione, Pestalozzi si avvicinò a McDonald (fisico atmosferico, N.d.A.), gli disse di aver reagito diversamente alla domanda innocente dello studente e gli chiese un parere. Date le implicazioni scientifiche dell’argomento McDonald non nascose un qualche interesse, ma riteneva comunque che il fenomeno fosse solamente un cumulo di sciocchezze. Riteneva inoltre che il Progetto Blue Book stesse svolgendo un buon lavoro di ricerca per l’USAF, anche se lo studio non aveva provato un coefficiente di realtà negli avvistamenti riportati. Fu allora che Rudy gli riferì cosa stava facendo per la WADFA e che, presso lo staff Intelligence del quartier generale, c’erano schedari pieni di rapporti attendibili su tali inesplicabili avvenimenti. Discussero un po’ e Rudy provò quanto affermava sottolineando che il Blue Book era una copertura per il pubblico e non stava indagando su nulla. A riprova di quanto affermava, gli propose di raggiungerlo a casa di un amico, gli diede il proprio numero di telefono e tornò a casa. Jim McDonald aveva accettato la sfida, lo chiamò e disse che voleva incontrarlo di nuovo.

La sera seguente Rudy e McDonald erano a casa mia, tirai fuori una serie di ottime fotografie di UFO, oggetti volanti ben definiti nel cielo diurno, alcune delle quali mai pubblicate prima. McDonald ne rimase impressionato, poi Rudy descrisse un recente episodio avvenuto a Tucson, e affermò che se Jim avesse indagato e verificato di persona avrebbe appurato che non era mai finito nel Blue Book, né sui giornali, né altrove, dopo essere stato rigorosamente insabbiato a livello locale.
I fatti erano chiari. Un gigantesco super bombardiere Convair B-36 a sei motori, con un equipaggio di 12 avieri, aveva appena effettuato un’esercitazione di rifornimento in volo sulle Catalina Mountains a nord della città e si era appena disconnesso dal tanker, e per alcuni minuti un grande UFO discoidale lo aveva avvicinato per poi allontanarsi rapidamente, sotto gli occhi stupefatti dell’intero equipaggio. L’evento era stato segnalato al quartier generale della WADFA a Hamilton Field, in California, non troppo lontano, e Rudy Pestalozzi portò la sua squadra investigativa della WADFA a Tucson per interrogare i testimoni oculari. Erano intenti ai colloqui nell’aula Vase della base aerea Davis-Monthan di Tucson, quando la sirena suonò per la pausa pranzo. Uscendo dall’aula, Rudy e il suo team videro sulla strada che portava alla sala pranzo una lunga fila di persone che fissavano il cielo. Notarono subito due dischi argentati di una ventina di metri di diametro che volteggiavano sulle loro teste, uno si librava in alto, l’altro effettuava passaggi in picchiata a bassa quota sopra la gente su e giù per le strade di Davis-Monthan. Gli uomini del team corsero in aula per prendere le macchine fotografiche e presero a scattare foto il più velocemente possibile, muniti di una fotocamera portatile da 35 mm a testa, una macchina fotografica da stampa 4“x5” e una cinepresa da 8 mm a carica manuale. Ne uscirono otto rullini da 35 mm, tre pacchetti di pellicole per la foto macchina e due bobine di pellicola da 8 mm, il tutto per quel solo avvistamento. Il laboratorio fotografico della base venne chiuso per procedere allo sviluppo delle pellicole, 27 testimoni furono interrogati e le loro dichiarazioni trascritte e battute a macchina per essere archiviate. Al ritorno dalla pausa pranzo, il personale fu convocato dai superiori: gli dissero che ciò che avevano visto era una questione di sicurezza nazionale e avrebbero rischiato il posto di lavoro se avessero fatto trapelare anche solo una parola. L’evento era da dimenticare, non era mai accaduto. Ai giornali fu servita una versione di copertura.

Tre giorni dopo il rapporto era stato redatto e assemblato nelle otto copie richieste per la distribuzione standard, un fascicolo completo spesso quasi cinque centimetri, incluse oltre 40 fotografie e più di 20 dichiarazioni dei testimoni. Rudy Pestalozzi era responsabile del rapporto finale e firmò lo straordinario documento. Arrivati al Distretto prima di riunirci per il briefing di Jim McDonald a casa mia, trovammo il fascicolo vuoto. Conteneva soltanto un telegramma che ordinava che il fascicolo fosse inviato all’indirizzo del quartier generale superiore designato, ovvero il quartier generale della 12ª Air Force a Waco, in Texas. Una volta contattati, abbiamo scoperto che il fascicolo in loro possesso conteneva un telegramma simile che ordinava che quella e tutte le copie dei comandi subordinati fossero inoltrate a un altro nuovo indirizzo presso il Quartier Generale dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti. La stessa cosa abbiamo riscontrato per i files ADC e AMC (da passare ai laboratori di analisi, N.d.R.), il che indicava che tutte le copie erano pervenute al Quartier Generale dell’Aeronautica Militare USA e distrutte. Anche il fascicolo della WADFA alla base aerea di Hamilton era vuoto.A quel punto James McDonald si rese conto di avere in mano qualcosa di concreto e si mise al lavoro. Approfittando delle vacanze estive raggiunse il quartier generale dell’Air Material Command per scoprire cosa fosse successo a un rapporto originalmente così voluminoso. In effetti, un generale ammise di aver letto il rapporto e di averlo riposto in archivio. Quindi si recò al quartier generale dell’USAF, al Pentagono, a Washington D.C., per cecare di capire perché quel materiale così interessante non era mai arrivato al Progetto Blue Book. Gli opposero una forte resistenza, ma ora era vicino a un risultato fantastico. Era chiaro, il Progetto Blue Book non sapeva nulla di questo caso. James McDonald aveva dato avvio alla sua crociata e non si tirò indietro, marciando accanto agli studenti dell’Università dell’Arizona, portando uno striscione di protesta contro la scelta di Tucson come sede di un sito con 18 silos per missili balistici intercontinentali (ICBM). L’iniziativa non ebbe successo, ma non si arrese facilmente.

Convinse un membro dello staff del Presidente, incaricato degli inviti ai deputati e a un senatore alla colazione informativa mattutina con il Presidente (Eisenhower, N.d.R.) ad includere uno dei membri del Congresso dell’Arizona. Il Presidente come al solito esordì con una dichiarazione, poi esortò i convenuti a intervenire. Tutti declinarono, tranne Jim McDonald, che si alzò in piedi e chiese dove fossero finiti i casi ufologici più importanti, che erano scomparsi. Il deputato dell’Arizona tirò la manica della giacca di McDonald per farlo sedere. Jim non ottenne una risposta, ma aveva capito che esisteva un altro posto dove i files erano custoditi. Per chi ne sia a conoscenza, le vecchie strutture “Bolt Hole” (rifugio, N.d.R.) di Mount Weather rappresentano la probabile location per la custodia permanente del materiale più delicato. Al suo ritorno, James McDonald era ormai convinto che la questione era ancora più grave, che la Commissione Condon dell’Università del Colorado era una farsa finanziata dall’Aeronautica Militare per liberarla da ogni responsabilità e che la conclusione era stata prestabilita e pagata in anticipo dall’Aeronautica Militare. Cominciò a contestare le conclusioni della Commissione Condon, sostenendo che non erano supportate da prove. Viveva un momento di grande slancio, all’apice della sua ricerca, quando fu trovato nel suo ufficio con un colpo di pistola che gli era penetrato nella testa attraverso il palato. Stava per essere archiviato come tentato suicidio, ma il proiettile aveva attraversato i due emisferi cerebrali e senza ucciderlo. Aveva quasi reciso un nervo ottico e danneggiato l’altro al punto che aveva solo il 20% della vista periferica nell’occhio sano. Fu ricoverato in terapia intensiva all’Ospedale Universitario, sotto costante osservazione, 24 ore su 24. Nel cuore della notte scomparve dal suo letto e non fece più ritorno. Fu ritrovato il giorno dopo a quattro miglia di distanza nel deserto, da solo, con un altro colpo di pistola che gli aveva trapassato le tempie da sinistra a destra, da un lato all’altro. Ecco, aveva portato a termine il lavoro, quella fu la sentenza sulla sua morte! Un uomo in camice da notte in un letto privo di schienale, pantofole di stoffa, senza vestiti, senza portafoglio, senza chiavi, senza soldi e senza scarpe, uscito dall’ospedale senza essere visto, che aveva percorso tutto il corridoio, aveva superato il banco delle ammissioni, era uscito dalla porta dell’ospedale ed era salito su un’automobile guidata da chissà chi, e il tutto senza che nessuno lo vedesse, poi era stato portato altrove, presumibilmente a casa sua, dove aveva preso la sua pistola da una scatola da scarpe nell’armadio, attraversando porte chiuse a chiave al piano di sotto, passando attraverso la porta chiusa a chiave della camera da letto, era entrato nella cabina armadio, per poi uscirne di nuovo senza svegliare la moglie, quindi era tornato giù all’auto, ci era salito e aveva guidato nella notte nel deserto… e aveva portato a termine il lavoro, e tutto questo con solo il 20% di vista in un occhio alla luce del giorno. Non è mai stata trovata alcuna auto. Agenti governativi si sono recati a casa del Professor McDonald e hanno setacciato i suoi documenti personali prendendo ciò che volevano. Le polizze assicurative furono liquidate senza domande.

La ragione addotta per il suicidio fu meramente speculativa: era tornato da Washington e aveva scoperto che la moglie lo aveva tradito, durante la sua assenza. Però gli amici non potevano crederci. Jim era un maniaco del lavoro, amava il suo impiego e spesso lavorava fino a tarda notte all’Università dell’Arizona. Per questo, con la moglie avevano concordato che, se lei avesse avuto bisogno di compagnia mentre lui era via, avrebbe potuto cercarla altrove. Ed entrambi lo avevano accettato. Sì, sono convinto che abbiamo perso un grande ricercatore, che è stato “suicidato” da ignoti. Non è il primo dei miei amici che ha subito un simile destino e sono sicuro che non sarà l’ultimo. Ho avuto anche colleghi vittime di “malattie” e “incidenti” per mano di individui rimasti nell’ombra. Però, vedete, so benissimo quanto sia facile farlo. Me lo ha rivelato uno dei miei contatti che ha svolto lui stesso una serie di tali “missioni”. Per ognuna delle quali è stato ricompensato con 5.000 dollari. Aveva portato a compimento una missione speciale.
L’articolo di Wendelle Stevens viene pubblicato qui per la prima volta.


Ho trovato questo articolo di Wendelle Stevens, tradotto ed editato da Maurizio Baiata, estremamente interessante e curato nei minimi dettagli.Dalla precisione dei dati riportati, si deduce chiaramente che Stevens non si basasse su semplici congetture, ma fosse a conoscenza di particolari fondamentali per giungere a certe conclusioni. È un pezzo che dimostra quanto possa essere pericoloso maneggiare verità scomode nel campo dell’ufologia e delle cospirazioni: quando la ricerca si scontra con il muro del potere, il rischio personale diventa altissimo.Il timore di chi decide di parlare, rischiando la propria vita come racconta Stevens nel finale, è qualcosa che scuote profondamente e fa paura. Eppure, allo stesso tempo, è proprio questa consapevolezza a darmi uno sprint in più: sentire il peso di queste verità nascoste non deve frenarci, ma spingerci con ancora più forza a farle emergere. È un atto di giustizia verso chi, come il fisico James McDonald, ha pagato il prezzo più alto per la propria onestà intellettuale.
Un ringraziamento speciale a Maurizio Baiata per aver reso accessibile questo materiale così prezioso e per il suo costante impegno nel portare alla luce fatti che altrimenti resterebbero nell’ombra. Se cercate un’informazione ufologica seria e documentata, vi invito caldamente a seguire il suo lavoro e il suo blog: ne vale davvero la pena.