di Agata Zizzo, 20 Febbraio 2026
Innanzitutto, un saluto a chi mi legge. Ho avuto occasione di ascoltare alcuni stralci della intervista a Eugenio Siragusa, realizzata e pubblicata da Maurizio Baiata se non erro nel 1998. Eugenio, senza alcun indugio, vi racconta di Giorgio Bongiovanni con severità e con quell’amaro dispiacere che un padre prova verso un figlio smarrito. Sicuramente aveva notato da tempo alcuni atteggiamenti che lo stavano allontanando dalla retta via, orientandolo verso percorsi sbagliati. Usando le sue “Conoscenze” e sfruttando il suo “Dono” per scopi puramente umani e speculativi, Bongiovanni si stava dirigendo verso una realtà prettamente egoistica. Il suo comportamento era ormai all’antitesi degli insegnamenti di Eugenio e dei Fratelli del Cosmo.
Nella foto in basso, Eugenio Siragusa e Giorgio Bongiovanni.

Naturalmente, non ho mai dubitato dell’importanza della sua missione spirituale su questa Terra. Il suo percorso è stato fra i più tortuosi, segnato da ostacoli e tradimenti: un cammino fatto di spine, vipere e “vampiri”. Di questi ultimi, purtroppo, ne ho incontrati molti, specialmente tra coloro che si professavano i suoi “prediletti”. Eugenio Siragusa era un uomo innocente, vittima di accuse infamanti e di un arresto profondamente ingiusto. Quando lo si sente parlare di quei momenti, non si può che sperare che il cielo perdoni chi gli ha fatto del male. A mio parere, questa è un’intervista documentale che tutti dovrebbero ascoltare, per amore della verità e per giustizia nei confronti di Eugenio e di chi ancora oggi segue con umiltà le sue orme. Scelgo di rendere pubblico ciò che raccontò quel giorno, perché, come diceva lui: “La verità non si vende e non si compra”.

Vi racconto brevemente la mia esperienza. Sono catanese e nel 1988, grazie ad alcune conoscenze di mio fratello Lorenzo, incontrai persone che avevano vissuto a stretto contatto con Eugenio. Lo chiamavano “Maestro” ed erano onorati di esserne discepoli; non perché lui si fosse mai attribuito quel titolo, ma per il valore dei suoi insegnamenti su discernimento, giustizia e fratellanza cosmica. Una profondità che pochi concepiscono, travisandone spesso il messaggio.
Nel 1993 mi trasferii in una villa bifamiliare alle pendici dell’Etna, a Nicolosi. Fu lì che conobbi Eugenio ed il caso volle che fossimo vicini di casa. Vivere all’ombra del vulcano non era solo una scelta geografica, ma una vicinanza a una fonte di energia pura che faceva da cornice naturale alla sua presenza. Quando ci incontrammo avevo circa 24 anni; lui era già anziano ma con la verve di un ragazzino. Non dimenticherò mai il suo sorriso e quella luce negli occhi che lo distingueva da tutti i membri della “Fratellanza”, di cui troppi oggi tentano di offrire una vaga imitazione. Non riesco a descrivere l’emozione che provai: non era esaltazione, ma la consapevolezza di chi avessi di fronte. Ricordo la carezza sul mio viso e le sue poche parole dette con una lucidità che noi giovani spesso dimentichiamo. Era un’anima buona, non di questo mondo, con la forza di un leone e la determinazione di chi sa. Frequentando quell’ambiente, mi accorsi subito che i veri nemici erano proprio coloro che lo circondavano e lo frequentavano più assiduamente. Lui ne era pienamente cosciente e ne soffriva molto.
La vera luce è racchiusa in ognuno di noi… farla emergere sarà uno dei nostri compiti verso un’umanità migliore.
Nota: sul canale Youtube di Maurizio Baiata (MAURIZIO BAIATA CHANNEL) presto apparirà l’intervista integrale rilasciata da Eugenio Siragusa a M. Baiata nel 1988.


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