di Maurizio Baiata – 19 Febbraio 2026
Condotto da George Noory il programma radiofonico Coast To Coast Am del 12 Luglio 2012, dava voce all’ex agente della CIA Chase Brandon, il quale parlò del suo lavoro presso l’agenzia segreta e aggiunse un particolare non da poco, aveva avuto fra le mani uno scatolone pieno di materiale sull’incidente di Roswell. Sono tanti anni che me ne occupo e sono convinto che la vera storia non stia negli incartamenti, ma nella testa delle persone. E allora mi chiedo perché mai un autore di soggetti e sceneggiature da cui sono stati tratti film di spionaggio di grande successo, quella sera del 2012 dovrebbe aver fatto un outing del genere a George Noory, conduttore di un programma molto seguito negli USA, precedentemente gestito da Art Bell, il quale ci aveva lasciato piuttosto prematuramente.

Qualche tempo prima, Chase Brandon aveva fatto una scoperta sconcertante all’interno della Historical Intelligence Collection (HIC), cioè gli archivi della CIA, a Langley, in Virginia, custode di oltre 20.000 volumi di storia mondiale dei servizi segreti. Lasciato da solo dagli impiegati del palazzo, Brandon aveva avuto accesso agli ambienti per alcuni minuti, un tempo sufficiente per addentrarsi nei corridoi della struttura e, spinto da innata curiosità, aveva raggiunto una stanza laterale dove erano archiviate molte scatole piene di fascicoli. Vi entrò, rovistò fra i ripiani e riuscì a scovare uno scatolone che recava impressa la dicitura “Roswell”. Lo aprì. Conteneva fra fotografie e documenti una grande quantità di materiali cartacei, ma nessun reperto alieno o parti biologiche, roba che comunque non avrebbe dovuto essere alla portata dei suoi occhi. Era una documentazione che riguardava l’incidente di Roswell. Un cervello attivo come quello di un ex operativo CIA aveva subito immaginato che si trattava della “pistola fumante” dell’ufologia, le prove di un incidente risalente a tanti anni prima, ma mai emersa.

Già nella sua prima novella “The Cryptos Conundrum”, Brandon aveva realizzato una trama fantascientifica imperniata sugli UFO e gli Extraterrestri e, in particolare, su Roswell, l’UFO caduto in New Mexico nel 1947. E insomma, un uomo del suo calibro, con oltre 40 anni di esperienza nella comunità dell’intelligence quale specialista delle operazioni, comprese all’istante che non c’erano dubbi: Roswell era stato teatro di un vero e proprio incidente UFO. Ma di più a Noory non disse, né tirò fuori altre informazioni. Questa la sua dichiarazione di allora: “Non ho alcun dubbio… so con certezza che un’astronave extraterrestre si schiantò a Roswell e che l’esercito ne raccolse i resti. Non solo i rottami, ma anche i cadaveri e che tutto questo fu momentaneamente reso pubblico. Questo per me è assodato al cento per cento. Lo affermo con tutto me stesso: a Roswell cadde un’astronave e i corpi furono recuperati”.
Che si tratti di contenuti da soppesare vale nel caso di Brandon, super esperto di Hollywood, degli ambienti altolocati della comunicazione e di tutto ciò che fa spettacolo.Fra i film di cui aveva scritto il soggetto, oltre a “The Bourne Identity”, “La Regola del Sospetto, “Nemico Pubblico””, “L’Ombra del Potere”, “Al vertice della tensione” e “Spy Game”, Brandon è stato consulente tecnico di “Mission Impossible” e “Bad Company”, ma anche autore di commedie quali “Ti presento i miei” e “Mi presenti i tuoi?”, nonché di varie serie televisive, una lunga storia di poliedricità scrittoria tutta alla luce del sole. Uno con una doppia vita, che ricorda quella di Michael Wolf quando trascorse almeno due o tre anni a Roma, in piena Dolce Vita, ospite del Grand Hotel Via Veneto alle spese dei contribuenti americani. Anche Brandon era un autentico VIP, come ha ammesso in un’intervista: “Sono stato un funzionario dell’Agenzia per 30 anni, 25 vissuti sotto copertura… Non è un lavoro o una carriera. È uno stile di vita, una vita basata sull’inganno. Il tuo compito è procurare informazioni e trovare persone che siano disposte a lavorare per te. Non sei un agente, ma un dirigente che reperisce agenti in grado di fornire informazioni”.

Se su di lui quasi nulla si riusciva ad appurare come infiltrato in missioni “undercover” si è sempre sospettato che all’epoca delle dichiarazioni rilasciate a “Coast To Coast” avesse legami ancora attivi con la CIA. Va peraltro ricordato che la questione UFO precipitati e recuperati rappresenta la chiave di volta di tutta la storia ufologica, vecchia o moderna che sia. Su tali casi, avvenuti ovunque ma soprattutto negli USA, le poche conferme sono venute da fonti militari e di intelligence.
Pur ammettendo che non fosse una mossa di pura e semplice disinformazione, la storia riferita da Chase Brandon a Noory non era stata pura e semplice fiction, per questo restava e ancora resta di grande rilevanza. Si sa infatti che la formula del mettere su carta informazioni in chiave non strettamente saggistica viene usata per superare i limiti imposti dall’alto coefficiente di segretezza riguardante tutta la storia degli UFO. L’esempio più eclatante è stato quello del dottor Michael Wolf Kruvant che ha scritto e dato alle stampe “The Catchers of Heaven: A Trilogy”. Un altro è il best seller “Out There” di Howard Blum (Pocket Books, 1990), giornalista del New York Times che in una spy story basata su fatti reali coinvolgenti 17 membri dell’intelligence USA, portò alla luce l’esistenza di strutture militari alle prese con il top secret sugli UFO.
Gli agenti segreti sono esseri umani, ligi al dovere sino alla fine dei loro giorni, quasi mai in vista tanto da poter essere individuati per il loro lavoro nell’ombra, ma i dubbi sussistono. Primo su tutti: perché mai infrangere un patto che ti obbliga per sempre al silenzio? La CIA opera in modo altamente compartimentato sulla base della necessità di sapere, quindi spesso gli agenti non vengono informati o non sono a conoscenza delle missioni degli altri, nonostante siano addestrati a mentire e rubare per conto del governo americano. Considerando il principio del “Trust No One” del colonnello Philip Corso, cioè quello che avevi sempre creduto esserti amico fino al midollo in realtà era un doppiogiochista della peggior specie, allora le cose paiono sotto una luce diversa.

In conclusione, volendo conferire credibilità alle sue asserzioni, nel 2013 cercai di contattare Chase Brandon (nella foto qui in alto) attraverso il suo profilo Facebook. Mi presentai così: “In Italia ho pubblicato il libro di Corso ‘The Day After Roswell’ e il suo diario ‘Dawn of a New Age’. So abbastanza su Roswell per essere convinto della sua realtà. Ciò nonostante, le sue dichiarazioni durante il programma Coast to Coast mi hanno molto colpito. Per questo vorrei esprimerle la mia gratitudine e sincera ammirazione… gradirei ricevere una sua conferma a proposito dei contenuti dell’intervista da lei rilasciata a C2C… Ringraziandola nuovamente per l’attenzione che vorrà prestarmi, Signore. Maurizio Baiata”.
Come previsto, non ricevetti alcuna risposta.


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