Di Maurizio Baiata
16 Febbraio 2026
Dopo oltre 35 di appartenenza e osservazione del mondo ufologico internazionale, in relazione ad attività di disinformazione di cui diventano oggetto testimoni e ricercatori coinvolti in casi più o meno importanti, posso affermare che la prassi di tali “tattiche” è da anni e ovunque identica. Questo articolo deriva da informazioni da me raccolte da ambienti dell’intelligence militare statunitense e da un certo numero di testimoni attendibili conosciuti personalmente. Solo una volta, come nel caso del dottor Michael Wolf che, sino alla sua morte avvenuta nel 2000, ebbi modo di sentire più volte telefonicamente, sono stato avvicinato da un agente italiano (giornalista de “Il Messaggero” di Roma, da tempo deceduto), al quale premeva avere conferme di ciò che Wolf aveva rivelato e che di lì a breve non sarebbe stato possibile appurare a causa della grave malattia di Michael. Nonostante spesso le apparenze inducano a non dare ascolto ai rivelatori, attraverso indizi, fughe di notizie, voci incontrollate, anonimato e carenza di prove fisiche sostanziali, va seguito il buon senso per intuire di essere sulla pista giusta.

Quattro passi nell’ombra
Dato che questo governo, come qualunque altro dal 1948 a oggi, è inerme nei confronti della questione UFO, sarà anche anacronistico, ma la realtà è che i vertici di Montecitorio non cambieranno le regole: si deve continuare la politica sugli UFO come sempre, mantenendo tutto segreto soprattutto per non disallinearsi dai diktat di USA e NATO. Rivelarne i reali contenuti è impossibile e quindi sparisce tutto. Come? In primo luogo, attuando una campagna di discredito nei confronti dei testimoni. Per questo, i livelli di debunking sono diversi. L’apice è purtroppo rappresentato dalla eliminazione fisica del soggetto da mettere a tacere. In secondo luogo, i servizi di sicurezza devono tenere all’oscuro sia la gente sia chi la rappresenta, ovvero i nostri politici, che non dispongono dei “clearance” che consentono di accedere a carteggi classificati a livelli di segretezza oltre il Top Secret, quindi per loro troppo elevati. Inoltre, vanno disinformati tutti coloro siano attivi in questo campo. Sono persone/testimoni e ricercatori nei cui confronti, per garantirsi il risultato finale, si devono applicare sempre i sistemi della disinformazione, parte integrante del processo di comunicazione. Quindi, da una parte l’intelligence, dall’altra i media. Nel proliferare dei canali e dei siti, a spese dei web forum e dei blog, chiunque abbia accesso a una piattaforma informatica può disinformare creando notizie fasulle, ma non necessariamente bufale tout court. Le news infatti, sulle prime appaiono interessanti proprio perché navigano in seno alla stessa comunità ufologica, ma ben presto ci si trova in mezzo a un misto di informazioni vere e false, il cui obiettivo è dare credibilità al falso mostrando qualcosa di apparentemente vero e verificabile. Così, quasi sempre, cercando la verità ci si blocca di fronte al muro dell’anonimato o dell’assenza della fonte, mentre un’informazione falsa è stata fatta passare per vera.
La finta Disclosure
Dal 2017 ad oggi, un gran clamore ha caratterizzato la questione, in primis perché il Pentagono ha rilasciato alcuni video che ritraevano oggetti non identificati ripresi a distanza dall’abitacolo di caccia militari, in secondo luogo perché David Grusch e altri whistleblowers hanno aggiunto perplessità su perplessità sulla questione, dichiarando che gli USA hanno tecnologia e biologia a seguito di recuperi di UFO precipitati, ma di più non si può dire se non si vuole essere eliminati. Ne consegue che a meno di un impazzimento del presidente Trump prima della fine di questo suo secondo mandato, altro in merito ufficialmente non sapremo. Scoraggiante affermazione, vediamo perché. Anche ricorrendo al Freedom Information Act, negli USA o laddove in altri Paesi ci si appellasse a decreti simili, Italia inclusa, non otterremmo alcun risultato a causa delle limitazioni di accesso a documentazioni e a dati classificati, basate su disposizioni inerenti la sicurezza nazionale, come l’ordine pubblico, la difesa e il Segreto di Stato. Infatti, Trump ha richiesto, ma non ha ancora visto derubricate le verità sugli assassinii di Stato del secondo dopoguerra americano, né noi sapremmo nulla su Ustica. Per questo, suona strano che il CUN e il Cisu e altre sigle ufologiche italiane ossequino le strutture militari nostrane deputate all’osservazione del fenomeno, anche considerando che esse rendono consultabili i loro archivi informatici, che però sono del tutto inutili a fini concreti. Dal 1972 la nostra Aeronautica Militare (Stato Maggiore Aeronautica – Secondo Reparto) classifica casi di avvistamento UFO addomesticati “a mero uso statistico”, catalogandoli secondo il sistema americano Blue Book: quelli buoni vengono fatti sparire, gli altri possono essere dati in pasto al volgo, cioè noi. Se il fenomeno in Italia è stato ufficialmente seguito dai primi anni Sessanta quando gli avvistamenti aumentarono, o negli anni ‘77-‘78 quando se ne registrarono a centinaia e l’opinione pubblica ne fu allarmata, cosa è stato fatto sapere in merito? Nulla.

Nella mente degli ufologi
Vittime predestinate di tale meccanismo sono i ricercatori e gli appassionati di ufologia e di misteri che, fuorviati dagli elementi più importanti (cosa, chi, dove, come e quando) e dalle loro conclusioni, perdono di vista la realtà. In caso di fuga di notizie, premesso che la fonte disponga legittimamente di dati riservati, va ricordato che i veri segreti non si custodiscono solo nelle casseforti né sono celati in codici indecifrabili, da Top Secret in su. I veri segreti sono nella testa degli uomini di Intelligence, oggi si direbbe, anche e sempre di più dovuti alla Intelligenza Artificiale. I livelli delle fughe di notizie restano però gli stessi: i più gravi riguardano il segreto di Stato, poi c’è quello militare, quindi quelli industriale e bancario. Le fonti sono quasi sempre anonime o provengono da rivelatori, le famose gole profonde. Così, si fanno filtrare false informazioni ai ricercatori e ai giornalisti che, a loro volta, deontologicamente le passano a personale di fiducia per le verifiche. Il meccanismo sembra contorto, ma è così che lavora l’intelligence informatica, che gioca a carte quasi scoperte e tu senza accorgerti finisci nel pantano della falsa informazione. Se non si cade nel tranello, vengono fatti arrivare altri dati a quel determinato ricercatore che, in seguito, verrà denunciato come autore del falso. Ecco, come si ottiene il risultato di screditare un più consistente settore di ricerca, o di far naufragare un progetto destinato alla divulgazione attraverso i media. Tutto questo infine si applica anche a fasce più ampie di pubblico per acclimatarlo a certe idee in un tempo delimitato. Si testano così le reazioni della gente. Solitamente, una volta impiantata una falsa notizia, non è neanche necessaria una negazione plausibile per smentirla. Le persone ci credono e basta. Per gli ufologi, la disinformazione ha buon gioco solo se non si ha l’umiltà di vagliare, verificare e imparare dai propri errori. Più nella mente dell’ufologo si rafforza la convinzione di avere ragione su tutto, più ci si espone ad azioni di sorveglianza e alle attenzioni dei servizi segreti.
16 Febbraio 2026
Per saperne di più, consultare il mio canale youtube a questo link: https://youtu.be/F3Uvmwyt358


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