Anni di vita vissuta in Arizona che non dimenticherò. Dall’Agosto 2009 al Settembre 2010 ho lavorato in un contesto privilegiato, la redazione giornalistica della Open Minds Production di Tempe, nella valle di Phoenix, a due passi dall’aeroporto Sky Harbor. Diverse zone di questo vasto territorio desertico vennero sorvolate nel Marzo 1997 da strani oggetti volanti che presero subito il nome di “Luci di Phoenix” e fu un clamoroso avvistamento UFO di massa, insuperato nell’era moderna. Quindi, mi sarei aspettato un bell’avvistamento sopra la mia testa. E invece no, le segnalazioni ci sono sempre state, ma non è accaduto granché di eclatante tranne una mattina, poco dopo l’alba del Dicembre 2011 quando avrei lasciato Phoenix per trasferirmi dai miei parenti a Los Angeles. Avevo appena fatto colazione al piccolo bar Best Western Motel di Mesa e dalle vetrate al piano terra notai un oggetto tubolare che volteggiava in cielo, roteando su se stesso, ora in verticale, ora orizzontale, per poi sparire indisturbato. Lo considerai un gradito “saluto”.
Se si vuole comprendere perché l’Arizona – con Phoenix e Sedona a fare da poli energetici maggiormente attivi – rappresenti uno specifico epicentro di fenomeni UFO, non vanno calcolati gli avvistamenti, ma le continue e numerose esperienze di contatto alieno. Molte sono giunte alla mia attenzione, da tante persone le cui storie cercherò di raccontare in futuro.

In due anni e mezzo, fra i numerosi personaggi strettamente legati al mondo dell’ufologia ho incontrato e conosciuto bene il microbiologo Dan Burisch, le ricercatrici di fama mondiale nel campo delle abduction quali Barbara Lamb, Ruth Hover e l’australiana Mary Rodwell, l’analista ottico Jim Dilettoso, il capitano dell’Air Force Robert Salas, il celebre addotto Stan Romanek, Britt Elders, che con il marito Lee fu fra i primi ad incontrare Billy Meier e portarne il caso all’attenzione mondiale, il giornalista aeronautico francese Bernard Thouanel, Reme Baca (la cui straordinaria testimonianza del caso “Trinity” viene documentata nella video intervista a Jacques Vallée e Paola Harris nel canale YouTube al link https://www.youtube.com/watch?v=HVIutRqb9dY&t=1166s), i super esperti delle Phoenix Lights, Lynne Kitei e il giornalista aerospaziale Larry Lowe, l’illustratore Jim Nichols, lo studioso del caso Serpo Len Kasten, nonché i dirigenti delle sezioni Phoenix e Arizona del MUFON, la più grande organizzazione di studi ufologici negli USA e nel mondo.

E ho rivisto amici come il sergente maggiore Bob Dean, il colonnello Wendelle Stevens, Travis Walton e Richard Dolan, condividendo preziosi momenti, anche molto difficili a livello umano. Prima come editor in chief (direttore), poi come staff editor (redattore) del magazine bimestrale “Open Minds”, ho acquisito i fondamenti tecnici del giornalismo all’americana, ben diversi da quelli nostrani giungendo ad un buon livello di scrittura e di editing. Poi è accaduto che non dovessi lavorare più per Open Minds e il trauma è stato fortissimo. Una ferita professionalmente e umanamente lacerante. Con la fine improvvisa di un contratto di lavoro esteso su un visto di tre anni, dopo i quali avrei avuto diritto ad un’assunzione a tempo indeterminato con relativa Carta Verde su sponsorizzazione diretta e obbligata del datore di lavoro, in un primo tempo mi sono sentito… perduto. Poi ho elaborato il lutto, grato al destino che mi aveva consentito di lavorare legalmente negli USA e di accumulare esperienza in campo ufologico.

La qualità degli studi in questo campo è alta. Il MUFON è attivo localmente a Phoenix e nell’intero Stato, con indagini sul campo, skywatch notturni e conferenze mensili con ospiti di prestigio, il tutto, dimostrando una notevole autonomia rispetto al tradizionale aplomb della casa madre nazionale. Phoenix poi ospita gruppi filo-contattistici e medianici, pieni di spiriti inquieti e di scienziati, creativi, artisti e un materiale umano costantemente in evoluzione, teso al risveglio della coscienza. Anche negli USA non mancano divergenze ideologiche e metodologiche e che la vecchia guardia è restia a lasciare spazio all’Esopolitica. Però, a differenza dell’Italia, il dibattito tra i ricercatori rientra nei canoni della correttezza e del rispetto delle altrui opinioni. Ho potuto constatarlo in prima persona in occasione di un incontro con Steve Bassett, verso la fine del 2010 nella redazione di Open Minds, a Tempe. Proveniente da Washington e passando per Phoenix, Bassett aveva accettato l’invito di John Rao, titolare della Open Minds Production. Vi avrebbero preso parte degli amici di Steve, i redattori del bimestrale Open Minds e alcuni autorevoli esperti dell’Arizona, in totale una ventina di persone sedute al grande tavolo delle riunioni, pronte a discutere del presente dell’ufologia mondiale e soprattutto delle diverse soluzioni e prospettive della “Disclosure”.

Il confronto si è imperniato sul pensiero di Bassett, convinto assertore della necessità strategica di incentrare gli sforzi su Washington. Ovvero, attuare sul Senato e sul Congresso un’opera di informazione capillare sui capisaldi dell’Ufologia in chiave esopolitica. A tale proposta, l’ex sergente maggiore della Nato Robert O’ Dean, opponeva la sua ferma convinzione che nulla di rilevante sarebbe mai scaturita da un potenziale indottrinamento ad personam di rappresentanti del potere politico, per i quali essere a conoscenza della questione UFO/ET rappresentava l’ultimo degli interessi. Viceversa, Dean affermava che solo “dall’alto” la divulgazione sarebbe giunta, a tempo debito e secondo una modalità già delineata osservando gli eventi nudi e crudi, “Phoenix Lights” in testa. Non sono i politici di Washington a decidere, sono gli Esseri che hanno sempre evitato apparizioni plateali concordate con i governi e le strutture militari. Di queste ultime, sosteneva Dean, solo gli ammiragliati e i vertici di intelligence della Marina Militare erano al corrente dello stato effettivo della situazione.

A favore del suo pensiero, Dean aveva ricordato il Briefing organizzato al Press Club di Washington il 28 Settembre 2010 da Robert Hastings, inquirente UFO di Albuquerque, New Mexico. In quella sede, sotto gli occhi delle telecamere, erano venuti alla luce i casi di oltre 120 ex militari, testimoni oculari delle intrusioni di UFO nei pressi di depositi e poligoni di lancio di armi nucleari. Fra loro, Robert Salas, capitano della US Air Force che nel 1967 era di stanza alla base di Malmstrom in Montana, le cui 10 rampe missilistiche dotate di testate atomiche furono rese inoperative dall’interferenza di un grande UFO apparso nel cielo sopra l’installazione. Ebbene, tali forti testimonianze e fatti inoppugnabili nessun clamore avevano suscitato in un’opinione pubblica addomesticata dai media foraggiati da una classe politica per nulla disposta a fare i conti con una “UFO Disclosure”. Forse, risultati più significativi avrebbero ottenuto iniziative non su scala nazionale, come propugnava Bassett, bensì locale, come enunciarono i responsabili del MUFON Arizona, Stacy Wright e Jim Mann.

Insomma, nel 2010 gli ufologi americani erano destinati ad incanutire con il rimpianto di non aver visto verificarsi la “Rivelazione” nel loro grande Paese, il cui allora Presidente Obama era un ingranaggio mediatico di un sistema di segretezza che, in nome della sicurezza nazionale, rendeva gli UFO un argomento che andava ben oltre i suoi poteri. Questa fu la secca conclusione del “panel” organizzato quel lungo pomeriggio a Tempe. Fra i partecipanti, l’ex colonnello USAF Wendelle Stevens, la signora Pamela Leigh Richards, ex moglie del famoso saggista britannico David Icke, il fotoanalista e ingegnere informatico Jim Dilettoso, il documentarista della Spectrum Video Ken Liljegren e tre redattori di Open Minds Magazine, ovvero l’ottimo Antonio Huneeus, l’esperto aeronautico Michael Schratt e il sottoscritto. Il panel concluse piuttosto amaramente che sarebbe stato totalmente inutile attendere una Disclosure da Paesi pur fortemente interessati dal fenomeno UFO, quali il Brasile (dipendente dagli USA, come l’Inghilterra) o la Cina, che fa le cose in segreto. La rivelazione in quel momento non aveva Stati trainanti, men che meno, gli USA. Infine, una possibile divulgazione palese, se svincolata dal giogo statunitense, poteva arrivare dal confinante Messico.


In chiusura di questa ricapitolazione introduttiva ad aspetti salienti dell’Ufologia americana, vorrei accennare alla mia esperienza di ipnosi regressiva. Alcuni elementi chiave dell’incontro con intelligenze aliene di cui ero stato protagonista nel 1999, emersero in regressione ipnotica in stato cosciente condotta dalla psicologa Ruth Hover, per lunghi anni con John Mack e responsabile terapeutica per il MUFON Arizona nel campo delle esperienze di contatto. Della seduta esiste il video completo girato negli studi televisivi di Open Minds.
In quei momenti ebbi modo di comprendere che dentro di me era avvenuto un processo di espansione della coscienza, un iter che può estendersi a lungo nel tempo prima che si riesca a intuire almeno una parte effettiva della verità. Sapere di essere stato “preso” può portarti molto lontano sia con il cervello sia con il cuore.

Nel mio caso, sono convinto che mi fu di aiuto per affrontare il trauma di un difficile ritorno in Italia nel 2011, forte di tre mesi trascorsi in famiglia a Los Angeles, con mio fratello William “Bill” B. Bates e sua moglie Lucia. Bill ci ha lasciati una decina di anni fa. Lucia, le mie due nipoti e i loro figli sono al sicuro, vivono in zone residenziali che non sono state lambite dalle fiamme di questi terribili giorni. Ma non mi capacito di come questo inferno continui a devastare la Città degli Angeli.

Per seguire il Maurizio Baiata Channel su youtube, questo link vi porterà sull’ultimo mio intervento dedicato alle prospettive di disclosure alla luce della nuova presidenza Trump: https://www.youtube.com/watch?v=jPOBJncT6XI&t=14s


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