di Maurizio Baiata – 9 Giugno 2023
Pentagono, NASA, Congresso e Senatori degli Stati Uniti, commissioni di studio, piloti che inseguono le luci nel cielo e non riescono a intercettarle, regole di ingaggio contraddittorie, ora sono UAP prima erano UFO, a suggello di un periodo invero parossistico di vacue ammissioni miste a constatazioni di continui nulla di fatto. Ma ora sbucano due grossi giornalisti ben collegati ai media statunitensi mainstream con in mano un candelotto esplosivo, di quelli sparati sulle scialuppe di salvataggio. Abbiamo un testimone, un irreprensibile militare di 36 anni, che sa molto di ciò che non si deve sapere, ammettere o riconoscere. Gli USA hanno recuperato diversi UFO, alcuni ridotti a rottami, altri intatti. E da sempre sono ben nascosti agli occhi di tutti.

Veterano dell’Afghanistan, Grusch ha ricoperto importanti incarichi presso l’Agenzia Nazionale di Intelligence Geospaziale (NGA) e il National Reconnaissance Office (NRO). Ma perché è da considerare un insider UFO? Perché ha fatto parte, come analista, della “Unidentified Aerial Phenomena task force” gruppo di ricerca dei fenomeni UAP (acronimo esecrabile) dal 2021 al 2022. Su una scacchiera, il compito di “gola profonda” o “spifferatore” di David Charles Grusch, sarebbe quello dell’alfiere.
I giornalisti Ralf Blumenthal e Leslie Kean, già collaboratori del New York Times e più di recente del Washington Post, hanno scovato un alfiere che fiancheggia Re e Regina e Torri e Cavalli, che si muove obliquamente e affonda il colpo al cuore della difesa avversaria, affinché la sua mossa favorisca l’apertura di uno spiraglio forse finale, quello di far tornare alla luce, d’un tratto, tutto il possibile chiudendo la partita con uno scacco matto alla strategia del silenzio dell’intelligence USA in merito alla questione UFO in atto da 70 anni.
Il Washington Post ha indugiato a pubblicare e Blumenthal e Kean hanno sottoposto l’intervista al sito The Debrief che l’ha messa in apertura all’istante suscitando un vespaio a livello internazionale. Avendo subito segnalato la questione a Mauro Dal Sogno del TG di Telenorba, ho detto delle rivelazioni di Grusch in un collegamento in diretta e ne è uscito uno scoop, per l’Italia. Successivamente, il 7 Giugno, Roberto Pinotti, presidente del Centro Ufologico Nazionale e il sottoscritto, al TG di Telenorba hanno concordato che la vicenda Grusch ha un fondamento.

Dal 2022, David Grusch ha fornito al revisore generale della Commissione Intelligence del Congresso USA una massa di informazioni segrete a cui ha avuto accesso, relative al programma di recupero di materiali di origine non terrestre derivati dagli UFO crash. Si tratterebbe di rottami e/o oggetti intatti, di origine non umane e persino dei loro “piloti” (dichiarazione questa riportata dal settimanale “Newsweek”). In merito ai materiali in questione, ai membri del Congresso nulla di concreto è stato fornito. Il programma, infatti, resta super segreto. Pertanto, Grusch ritiene inaccettabile che le informazioni da lui raccolte a seguito di interviste e contatti con alti funzionari dell’intelligence siano state celate al Congresso.
Siamo nel 2023 e dal 2017 il Pentagono e agenzie di studio, di raccolta dati e di informazione ad esso parallele all’interno delle quali operano scienziati, ex militari, personaggi famosi, politici e finanziatori privati, ad oggi non avevano ottenuto alcun risultato concreto sulla questione fondamentale delle ricerche sugli UFO: le prove sulle operazioni di recupero degli oggetti precipitati, nonché il coinvolgimento di potenti settori dei servizi segreti nazionali e internazionali, quindi nomi, cognomi, luoghi, date ed evidenza fisica di tutto ciò. Invece nulla, nessuna pistola fumante. Nessun cranio di alieno emerso dalle sabbie del Foster Ranch. No affatto. Solo alcune riprese di oggetti luminosi, apparentemente strutturati, girate dai piloti, inermi e surclassati dalle velocità pazzesche e dalle inusitate capacità di manovra degli strani velivoli da loro avvistati.

Le rivelazioni di Grusch hanno peraltro segnato un punticino a favore di un “disclosure ufficiale”, ma rimandata a data sconosciuta. Inoltre, le sue dichiarazioni non sono state circostanziate da immagini (lui se ne dice in possesso) o da altri elementi a suffragio. La testimonianza c’è e basta.
Tale però da aver suscitato una reazione ufficiale di Washington che, stando a Fox News, ha replicato il 7 Giugno: IN RISPOSTA ALLE CLAMOROSE RIVELAZIONI, IL PENTAGONO DICHIARA: “NON ABBIAMO UN PROGRAMMA SEGRETO SUI RECUPERI UFO”.
Quindi mettiamola così, sì certo, Grusch poteva anche starsene zitto, ma per il momento non deve temere per la propria incolumità, dato che questo programma di recupero UFO per il Pentagono ufficialmente non esiste. Con ciò, dovremmo dimenticare il Colonnello Philip James Corso, autore del fondamentale “The Day After Roswell” (“Roswell Il Giorno Dopo” ed. Verdechiaro e Nexus, 2017) e “L’Alba di una nuova era” (ed. X Publishing 2017). Dovremmo dimenticare il Sergente Clifford Stone, che fece parte di gruppi militari addetti ai recuperi UFO ed EBE (solo per citare i due personaggi a noi ben noti il cui ruolo nei “post UFO crash” è stato ampiamente documentato. Ecco, nel caso di Philip Corso sappiamo anche che ha potuto dare alle stampe le proprie memorie solo dopo la scomparsa del suo superiore al Pentagono, il Generale Arthur Trudeau, al quale aveva fatto giuramento di “silenzio”, mentre il suo “mentore politico”, il Senatore Strom Thurmond, aveva scritto una prefazione alla prima edizione di “The Day After Roswell” (Ed. Simon & Schuster, 1997), inopinatamente scomparsa nelle successive. Semplice opportunismo di un potente politico ultra conservatore?

Va anche sottolineato – a detta del regista e ufologo Jeremy Corbell – come David Grusch abbia supportato le sue dichiarazioni con un “affidavit”, una dichiarazione giurata (davanti a un magistrato o un pubblico ufficiale), che nel diritto USA ha valore in giudizio come prova. Lo stesso fece Philip Corso, che accompagnò con un affidavit l’uscita del suo libro nel 1997, quasi contemporaneamente alla pubblicazione di “The Roswell Report Case Closed” con cui il Pentagono chiudeva l’incidente del 1947 una volta per tutte con la versione “palloni sonda e manichini”, il cui sapore – stranamente – parrebbe simile al principio “Tachipirina e vigile attesa”.
Ok, il nostro “guastatore” di turno, rispetto a un settantennale muro del silenzio, non può suscitare in noi ansie di prossime ammissioni ufficiali. Il perché è presto detto: noi non apparteniamo al mondo delle ombre e delle bugie, della moltitudine di illeciti, di appalti illegali, di attività anticostituzionali, della soppressione di informazioni e di testimoni, che hanno sinora tagliato fuori dalla verità quegli individui per bene interessati al fenomeno UFO/ET che esistono fra gli industriali, gli scienziati e gli accademici e forse anche fra le fila dei militari e dei servizi segreti. E per questo vengono in mente le parole del Colonnello Corso (nell’immagine sotto, giovane ufficiale US Army), che ha sempre servito la sua Nazione con onore e nel suo memoriale ha scritto: “Se le mie valutazioni erano esatte, stavamo trattando on un’intelligenza aliena che inviava sulla Terra creature sacrificabili”. Altro che le cosiddette gole profonde.



…ormai fare coverup è diventato un mestiere, un’arte. Si coveruppa di tutto.. hahahahah Capisci che, quando hai coveruppato tutto il coveruppabile… non potrai mai risalire a ciò che è stato coveruppato. Quindi non si può più decoveruppare una beata cippa. 🙂 _LoZioPino_